L’Italia messa in mora per la normativa sulla sicurezza sul lavoro

Firenze, 18 Ott – Sappiamo che il D. Lgs. 106/2009, soprannominato “decreto correttivo”, che ha modificato in più punti il Decreto legislativo 81/2008, prima e dopo la sua emanazione ha sollevato parecchie polemiche in merito a un supposto “ alleggerimento” dello spirito originario del D.Lgs. 81/2008.
Purtroppo in Italia le polemiche e le critiche spesso vengono inficiate proprio dalla tendenza a trasformarle in un gioco politico bipolare – la legge del governo di centro sinistra contro il correttivo del governo di centro destra – senza fermarsi, come si dovrebbe, sugli aspetti tecnici e le conseguenze, anche in relazione al giusto recepimento delle norme europee, dei vari articoli del nuovo decreto. Insomma, come sempre, in molte discussioni ci si ferma alla forma e si perde la sostanza dei veri problemi da affrontare.
Chi la sostanza ha cercato di non perderla e si è battuto per difendere le sue tesi è stato, come l’ha definito qualche organo di stampa, un “cittadino qualunque”.
In realtà Marco Bazzoni, metalmeccanico di Firenze, non è un “cittadino qualunque”, ma un competente Rappresentante dei lavoratori sulla sicurezza ( RLS) con un’adeguata formazione in materia di normativa sulla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, in materia di diritti e doveri dei diversi attori della sicurezza nelle aziende. Competenza che gli è servita a inviare a quotidiani, partiti, parti sociali, istituzioni – quasi sempre sordi ai suoi messaggi – le segnalazioni di aspetti critici e carenze normative, specialmente in relazione ai cambiamenti operati dal “ decreto correttivo”.

Bazzoni non si è però fermato ai messaggi. Il 27 Settembre 2009 ha inviato anche una vera e propria denuncia alla Commissione Europea sulle difformità di alcuni articoli del D.Lgs. 106/2009 rispetto alle direttive europee.
E questa volta ha avuto finalmente risposta: una lettera relativa all’approvazione da parte della Commissione del progetto di costituzione in mora contro l’Italia per il recepimento incorretto, nell’ordinamento giuridico italiano, di alcune disposizioni della direttiva 89/391/CEE.

In poche parole l’Italia è stata messa sotto accusa dall’Unione Europea per non aver rispettato in modo adeguato le disposizioni europee in materia di sicurezza sul lavoro, dimostrando in questo modo che molte delle critiche di questo RLS alla normativa attuale non erano infondate.

Con questa messa in mora la Commissione invita le autorità italiane – ai sensi dell’articolo 258 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea – a trasmetterle osservazioni in merito ai punti criticati entro due mesi.
Quando poi le osservazioni trasmesse dall’Italia non dovessero indurre la Commissione a modificare il suo punto di vista e se l’Italia non ponesse fine alla situazione che configura l’infrazione, la Commissione può emettere un parere motivato cui lo Stato membro messo in mora è tenuto a conformarsi, di norma, entro un termine supplementare di due mesi.

Evitiamo di fermarci alla “forma” della denuncia e veniamo alla sostanza della risposta della Commissione, risposta che indica testualmente che nella lettera di costituzione in mora sono stati trattati i seguenti punti:

– la deresponsabilizzazione del datore di lavoro in caso di delega e subdelega;

– la violazione dell’obbligo di disporre di una valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute durante il lavoro per i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori;

– la proroga dei termini impartiti per la redazione dei documento di valutazione dei rischi per le nuove imprese o per modifiche sostanziali apportate ad imprese esistenti;

– la posticipazione dell’obbligo di valutazione del rischio di stress legato al lavoro;

– la posticipazione dell’applicazione della legislazione in materia di protezione della salute e sicurezza sul luogo di lavoro per le persone appartenenti a delle cooperative sociali e a delle organizzazioni di volontariato della protezione civile;

– la proroga del termine per completare l’adeguamento alle disposizioni di prevenzione incendi per le strutture ricettive turistico-alberghiere con oltre 25 posti letto esistenti in data del 9 aprile 1994.

Ricordando le date riportate nella lettera – il 29 settembre 2011 è il giorno di approvazione del progetto di costituzione in mora e il 30 settembre 2011 è il giorno di invio della lettera di costituzione in mora alla Repubblica Italiana – non rimane ora che attendere le risposte del Governo Italiano, ricordando che di procedure di messa in mora l’Italia ne ha collezionate in questi anni diverse e su diversi temi.

Senza volere entrare nel merito delle singole contestazioni, che spesso hanno trovato eco anche dalle nostre pagine online, specialmente in merito alle tante, troppe proroghe delle nostre norme, questa nuova messa in mora da un lato è sicuramente una cattiva notizia in relazione alle possibili conseguenze sanzionatorie per l’Italia (nel caso che l’Unione Europea non sia “convinta” dalle risposte italiane e che successivamente l’Italia non corregga le anomalie dei punti contestati).
Tuttavia è anche l’occasione per tutti noi, anche per gli organi di informazione come PuntoSicuro, di riprendere ad affrontare la sostanza dei problemi in relazione alla adeguatezza della attuale normativa sulla sicurezza e salute sul lavoro e al raggiungimento dei suoi obiettivi: una efficace tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Fonte: Puntosicuro.it

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