Macchine, polveri, carichi, sicurezza sul lavoro in segheria, volume Inail

Segheria. Questo l’ambito lavorativo affrontato dal nuovo opuscolo Inail per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro. Segheria sicura – Opuscolo informativo per Lavoratori delle aziende di prima lavorazione del legno, dalle macchine alle polveri, il taglio, l’accatastamento.

 

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Check list per gli accessori di sollevamento

Una lista di controllo aiuta il datore di lavoro a riscontrare i principali requisiti di sicurezza degli accessori di sollevamento e a valutarne l’uso corretto. Direttiva macchine, istruzioni d’uso, libretto di manutenzione, baricentro e peso del carico.

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Fonte: Puntosicuro.it

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Disponibile l’ultimo aggiornamento del Testo unico salute e sicurezza

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Manuale stress lavoro correlato

Reso pubblico dal’Unione Italiana Lavoratori (UIL), leader del progetto, il report finale dello studio cofinanziato dall’Unione Europea “Rest@Work – Reducing Stress at Work“, indagine conoscitiva e linee guida per gestire lo stress lavoro correlato nelle organizzazioni lavorative, qualunque sia la dimensione o la struttura societaria.

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Rischio chimico: la maggioranza delle valutazioni dei rischi è errata

Una modalità corretta di valutare il rischio chimico nei luoghi di lavoro presuppone che il datore di lavoro determini preliminarmente la presenza di agenti chimici pericolosi, adotti inizialmente misure e principi generali di tutela, analizzi il rischio chimico che persiste e concluda la valutazione classificando il livello del rischio. Ma spesso le valutazioni del rischio chimico non sono realizzate correttamente.

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Ecco i risultati di un’indagine del convegno “REACH 2016. TU2016, REACH e CLP. L’applicazione dei Regolamenti REACH e CLP e le novità nella gestione del rischio chimico nei luoghi di vita e di lavoro” che si è tenuto a Bologna, durante Ambiente Lavoro, il 19 ottobre 2016.

L’intervento “Analisi aggiornata di documenti di valutazione del rischio chimico e cancerogeno dei lavoratori” – a cura di Fabrizio De Pasquale (SPSAL AUSL Modena), Raffaella Ricci (SPSAL AUSL Modena, Autorità Competente REACH e CLP), Martina Cirioni (Corso di Laurea in Tecniche della Prevenzione – Università degli Studi di Parma) e Celsino Govoni (SPSAL AUSL Modena, Autorità Competente REACH e CLP) – ricorda che durante il 2016 lo SPSAL Dipartimento Sanità Pubblica dell’ Azienda USL di Modena, nell’ambito di un progetto di tirocinio in collaborazione con l’Università degli Studi di Parma, ha “messo in campo un ciclo di verifiche documentali riguardanti, in particolare, le valutazioni del rischio chimico e cancerogeno effettuate da alcune imprese situate nel territorio modenese”.

Si sottolinea, tra l’altro che le modalità operative per valutare i rischi chimici e cancerogeni nei luoghi di lavoro hanno subito nel corso degli ultimi anni molti aggiornamenti sia dal punto di vista normativo sia dal punto di vista procedurale. Ad esempio con riferimento all’entrata in vigore del Titolo IX Capi I e II del D.Lgs.81/2008, del Regolamento REACH e del Regolamento CLP.

Riguardo alla metodologia seguita, si indica che tra le aziende ispezionate “sono state selezionate le dodici più significative per quanto riguarda la presenza del rischio chimico, in cui sono stati acquisiti i documenti di valutazione del rischio (DVR)”. Otto di queste erano imprese del comparto metalmeccanico, due del comparto tessile e due del comparto alimentare.
E valutando la stesura dei DVR è “inizialmente emerso che le ultime valutazioni eseguite avevano date certe comprese tra il 2012 e il 2015, dove 1/3 delle aziende aveva effettivamente eseguito un aggiornamento, ma solo a seguito di un intervento dell’Organo di vigilanza e 2/3 delle aziende aveva riaggiornato autonomamente il documento a seguito di modifiche del ciclo produttivo”.

Altre considerazioni:
– “circa il 2/3 delle aziende ha eseguito una valutazione del rischio per gruppi omogenei associando ad ogni mansione i lavoratori esposti”;
– 2 aziende su 12 hanno svolto la valutazione “riferendosi al singolo lavoratore, anche in considerazione del numero ridotto di esposti”;
– solo 2 aziende su 12 hanno eseguito la valutazione del rischio chimico “utilizzando un algoritmo (Modello di valutazione del rischio da agenti chimici pericolosi dell’Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia) ed eseguendo i calcoli per la determinazione del rischio chimico con il programma MoVaRisCh limitandosi a fare calcoli riferendosi ai singoli agenti pericolosi utilizzati nel ciclo produttivo, anziché riferirsi al lavoratore esposto o al gruppo omogeneo di lavoratori”.

Queste in sintesi le conclusioni delle valutazioni del rischio chimico per la salute:
– “5 aziende su 12 si ritiene che abbiano espresso correttamente il giudizio di rischio non irrilevante per la salute dei lavoratori esposti in quanto questi erano tutti esposti frequentemente ad un numero elevato di agenti chimici pericolosi per la salute;
– 1 azienda si ritiene abbia correttamente classificato il rischio come irrilevante per la salute dei propri lavoratori per la quantità esigua degli agenti chimici pericolosi impiegati;
– 6 aziende su 12, si ritiene abbiano espresso erroneamente il giudizio finale di rischio irrilevante per la salute dei lavoratori in quanto analizzando con maggior attenzione e accuratezza la realtà di quelle aziende, la classificazione del rischio risultava chiaramente superiore alla soglia dell’irrilevante per la salute a causa delle modalità espositive dei lavoratori agli agenti chimici pericolosi”.
E per quanto riguarda le 6 aziende con valutazione del rischio chimico difforme al dettato legislativo, le “criticità individuate erano le seguenti:
– 3 delle 6 aziende eseguivano attività in cui i lavoratori erano esposti non solo ad agenti chimici pericolosi in quantità significativa e quindi sottostimando il rischio, ma anche ad agenti cancerogeni nella saldatura di acciai speciali e nell’uso di benzina nel ciclo produttivo;
– 1 azienda con produzione e vendita di capi d’abbigliamento aveva previsto un processo di lavaggio a secco con una sostanza cancerogena di categoria 2 (percloroetilene o PCE) nel reparto lavanderia. In questo caso la valutazione faceva erroneamente riferimento ad un ciclo chiuso di lavaggio, mentre la probabile esposizione dei lavoratori a PCE non si limitava alla sola fase di lavaggio, ma anche all’apertura della lavatrice e alla successiva rimozione del vestiario, oltre che durante la stiratura;
– 2 aziende avevano eseguito la valutazione del rischio utilizzando il Modello cosiddetto ‘MoVaRisCh’, concludendo di ricadere in una zona d’incertezza senza fare i successivi approfondimenti di non superamento della soglia del rischio irrilevante per la salute”.

E per quanto concerne le valutazioni di conformità dei DVR per il rischio chimico per la sicurezza:
– “3 aziende su 12 si ritiene abbiano valutato correttamente il rischio chimico per la sicurezza dei lavoratori (2 aziende con tutti i lavoratori a rischio non basso ed un’azienda con tutti i lavoratori a rischio basso);
– per 1 azienda non è stato possibile esprimere una valutazione di merito per la mancanza di SDS dei prodotti chimici presenti”;
– 8 aziende delle 12 ispezionate “si ritiene che abbiano eseguito una valutazione del rischio chimico per la sicurezza errata. L’errore comune è stato quello di non considerare fra gli agenti chimici pericolosi quelli aventi proprietà pericolose corrosive o infiammabili o comburenti. A seguito di questo studio si è sorprendentemente constatato che anche qualora il DdL avesse preso in considerazione in maniera corretta gli agenti chimici pericolosi per la sicurezza, questi aveva comunque valutato un rischio chimico come ‘Basso per la sicurezza’ giustificandolo per: la presenza di idonei mezzi di protezione antincendio attivi o passivi (ad es. gli estintori); il possesso del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI); l’ingiustificato uso limitato degli agenti chimici pericolosi che non potevano causare in alcun modo infortuni per i lavoratori; la dotazione dei DPI per i lavoratori esposti”.

Dopo aver fatto cenno ai risultati relativi al rischio da agenti cancerogeni e/o mutageni (solo “due aziende su sette avevano svolto correttamente la valutazione dell’esposizione ad agenti cancerogeni”), veniamo ad alcune considerazioni finali.

I dati, per quanto limitati come numero, mostrano che riguardo alla valutazione del rischio chimico per la salute il 50% delle aziende ha eseguito una valutazione errata, mentre per le valutazioni del rischio chimico per la sicurezza la percentuale di valutazioni errate sale al 67%. Per la valutazione del rischio cancerogeno la percentuale di valutazioni errate arriva addirittura al 70%.

L’indagine evidenzia non solo che la valutazione e la gestione del rischio chimico nelle imprese oggetto dell’indagine, anche in relazione all’applicazione dei nuovi Regolamenti europei, richiedono un approfondimento, una preparazione specifica, approfondita ed aggiornata del DdL e dei suoi collaboratori, ma che questa preparazione nel contesto delle micro e piccole imprese è “praticamente inesistente”.

E, in conclusione, gli autori dello studio indicano che “sembra quasi che, anche a seguito dell’emanazione delle Linee Guida delle Regioni e delle Province autonome nel lontano 2002 e di numerosi modelli o procedure di calcolo elaborate per facilitare il percorso di valutazione del rischio chimico, gli RSPP, i consulenti e i professionisti della valutazione del rischio siano ancora disorientati e non in grado di adottare corrette modalità per elaborare la valutazione del rischio da agenti chimici pericolosi per la salute e per la sicurezza”.

Fonte: puntosicuro.it

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Guida alla prevenzione dei rischi e alla protezione dei lavoratori per aziende del settore alimentare specializzate nella produzione di aceto.

L’ente bilaterale regionale dell’Emilia Romagna ha pubblicato un nuovo Manuale per la gestione in sicurezza dei rischi e la protezione dei lavoratori operanti in aziende agroalimentari e specializzate nella produzione di aceto (acetifici).

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Modificate le norme sull’inquinamento acustico dell’ambiente esterno

In attuazione di diverse normative europee, sono state modificate le principali norme riguardanti la valutazione e la mitigazione dell’ impatto acustico nell’ambiente esterno.

In particolare:

– il primo decreto è intervenuto sulle disposizioni riguardanti le emissioni acustiche ambientali di macchine ed attrezzature destinate a funzionare all’aperto;

– il secondo decreto, in attuazione della legge europea 2013- bis è intervenuto sulla norma riguardante le determinazione e la gestione del rumore ambientale. In particolare viene modificata la Legge Quadro sull’inquinamento acustico e vengono definiti nuovi criteri generali per l’esercizio della professione di tecnico competente in acustica.

 

Emissioni acustiche di macchine ed attrezzature destinate a funzionare all’aperto

Con il D.Lgs.41/2017 sono state apportate diverse modifiche al D.Lgs.262/2002:

  • Viene stabilito che qualora il fabbricante non sia stabilito nell’Unione Europea e non abbia individuato un mandatario, gli obblighi previsti dal decreto sono a carico di chi, persona fisica o giuridica, immette in commercio o mette in servizio le macchine e le attrezzature nel territorio italiano;
  • Sono apportate diverse modifiche alle disposizioni riguardanti gli organismi di certificazione, comprese le modalità per il loro accreditamento e le caratteristiche minime che devono possedere per ottenere tale accreditamento. In particolare viene previsto tra i requisiti, alternativi tra loro, del personale incaricato dei controlli anche la frequentazione di un corso i cui contenuti dovranno essere definiti con un apposito D.M. entro il 17/8/2017;
  • Viene prevista una nuova sanzione amministrativa da 1.000 a 50.000 euro a carico dei soggetti che immettono sul mercato o mettono in servizio macchine ed attrezzature per le quali è riscontrato il superamento del livello di potenza sonora garantito.

 

Tecnico competente in acustica

Tra le diverse modifiche introdotte dal D.Lgs.42/2017, segnaliamo in particolare che sono stati rivisti i criteri generali per l’esercizio della professione di tecnico competente in acustica.

 

In particolare:

  • Viene istituito presso il Ministero dell’Ambiente un unico elenco nominativo nazionale, sulla base dei dati inseriti dalle regioni o province autonome. Coloro che hanno ottenuto il riconoscimento della qualificazione ai sensi del D.P.C.M. 31/03/1998 dovranno presentare, alla regione, la richiesta d’inserimento in questo elenco entro il 19/04/2018. Nell’allegato 1 al D.Lgs.42/2017 sono riportate le procedure per l’iscrizione e la cancellazione da questo elenco;
  • Per ottenere l’iscrizione è necessario aver conseguito la laurea o laurea magistrale ad indirizzo tecnico o scientifico, come specificato nella parte A dell’allegato 2, e possedere almeno uno dei seguenti requisiti:
    • Aver superato con profitto l’esame finale di un master universitario con un modulo di almeno 12 crediti in tema di acustica;
    • Aver superato con profitto l’esame finale di un corso di acustica per tecnici competenti;
    • Aver ottenuto almeno 12 crediti universitari in materie di acustica;
    • Aver conseguito il titolo di dottore di ricerca, con una tesi di dottorato in acustica ambientale.

 

Per un periodo transitorio di 5 anni, pertanto sino al 19/04/2022, l’iscrizione all’elenco sarà possibile anche con il possesso di un diploma di scuola media superiore ad indirizzo tecnico o maturità scientifica se però si è svolta attività professionale in materia di acustica applicata per almeno 4 anni e si è superato con profitto l’esame finale di un corso in acustica per tecnici competenti.

Segnaliamo infine che nella parte B dell’allegato 2 è riportato lo schema di corso abilitante alla professione di tecnico competente in acustica.

 

Interpret@

 

Decreto Legisla tivo 17 febbraio 2017 n.41 (formato pdf)

 

Decreto Legislativo 17 febbraio 2017 n.42 (formato pdf)

 

Fonte: puntosicuro.it

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Linea-guida per l’elaborazione e lo sviluppo dei manuali di corretta prassi operativa in materia di igiene e di applicazione dei principi del sistema HACCP (Rev 1)

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