Pubblicato il software Ispezione Covid-19

E’ disponibile il nuovo software Ispezione Covid-19, lo strumento per individuare aspetti sanzionabili / non conformi, relativi alle misure anti Covid-19 applicate in azienda relativamente al D.P.C.M. del 26 aprile 2020
Il software simula la verifica effettuata dagli Organismi di controllo, mediante la valutazione della documentazione e dell’applicazione corretta del D.P.C.M. del 26 aprile 2020.

Il software grazie alla bancadati pre-caricata con 83 quesiti e relative misure correttive, consente in pochi secondi, rispondendo (SI/NO/NON APPLICABILE) ai quesiti proposti, di individuare gli aspetti sanzionabili e propone le misure correttive da applicare. Inoltre fornisce un report statistico sulle non conformità rilevate.

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Responsabilità delle imprese per il Covid-19 – aggiornamento 11/6/2020

E’ stato convertito in legge 5 giugno 2020, n. 40 il Decreto-legge 8 aprile 2020 n.23, contenente misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali.
Nella legge, all’articolo 29bis, è stata inserita la norma che definisce gli obblighi (e le conseguenti responsabilità) dei datori di lavoro per la tutela contro il rischio di contagio da COVID-19.
Articolo 29-bis. (Obblighi dei datori di lavoro per la tutela contro il rischio di contagio da COVID-19)
 
1.        Ai fini della tutela contro il rischio  di  contagio  da  COVID-19,  i  datori  di  lavoro pubblici e privati adempiono all’obbligo di cui all’articolo 2087 del codice civile mediante l’applicazione  delle  prescrizioni  contenute nel protocollo condiviso di  regolamentazione  delle  misure  per  il contrasto e il  contenimento  della  diffusione  del  COVID-19  negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 24 aprile 2020 tra il  Governo  e le parti sociali, e successive modificazioni e integrazioni, e  negli altri protocolli e linee guida di cui all’articolo 1, comma  14,  del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, nonché mediante l’adozione e il mantenimento  delle  misure  ivi  previste.   Qualora   non   trovino applicazione le predette prescrizioni, rilevano le misure contenute nei protocolli o accordi di settore stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale».
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Aggiornato il corso on line Esperto Covid-19

E’ stato aggiornato il Corso on line Esperto Covid-19 con la lezione on line:
Cosa deve fare un datore di lavoro per minimizzare i rischi Covid-19 di una condanna civile e penale, in cui sono illustrate le modalità operative che il Datore di lavoro deve applicare per dimostrare in caso di procedimento penale e civile, di avere ottemperato alle prescrizioni previste dalle norme e dai protocolli correlati al Covid-19.
Nella lezione sono indicate tutte le evidenze documentali che il Datore di lavoro, deve realizzare e conservare a propria tutela.

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Aggiornato il software HACCP DOC alle procedure Covid-19

Novità – Il software HACCP DOC è stato integrato con le seguenti procedure Covid-19 da utilizzare come allegato al manuale di autocontrollo Haccp (documenti in formato MS Word personalizzabili)
1) procedura Covid-19 Consegna cibi pronti a domicilio
2) procedura Covid-19 Produzione di alimenti 

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Aggiornati i prodotti della collana editoriale Covid-19

Sono stati aggiornati
_ Corso on line Esperto COVID-19 sicurezza del lavoro, privacy, modelli 231, gestione del personale
_ Kit adeguamento sicurezza del lavoro  Covid-19
alle nuove  Linee Guida Conferenza Stato Regioni del 16/5/2020. Le presenti schede tecniche contengono indirizzi operativi specifici validi per i singoli settori di attività, finalizzati a fornire uno strumento sintetico e immediato di applicazione delle misure di prevenzione e contenimento di carattere generale, per sostenere un modello di ripresa delle attività economiche e produttive compatibile con la tutela della salute di utenti e lavoratori. In particolare, in ogni scheda sono integrate le diverse misure di prevenzione e contenimento riconosciute a livello scientifico per contrastare la diffusione del contagio, tra le quali: norme comportamentali, distanziamento sociale e contact tracing.
• RISTORAZIONE
• ATTIVITÀ TURISTICHE (balneazione)
• STRUTTURE RICETTIVE
• SERVIZI ALLA PERSONA (parrucchieri ed estetisti)
• COMMERCIO AL DETTAGLIO
• COMMERCIO AL DETTAGLIO SU AREE PUBBLICHE (mercati, fiere e mercatini degli hobbisti)
• UFFICI APERTI AL PUBBLICO
• PISCINE
• PALESTRE
• MANUTENZIONE DEL VERDE
• MUSEI, ARCHIVI E BIBLIOTECHE

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Attenzione alla certificazione delle mascherine chirurgiche

Fonte: Giorgio Gallo – Linkedin

Se trovate mascherine chirurgiche con questi certificati, SAPPIATE CHE NON SONO MASCHERINE MARCATE CE E LA NORMA EN149 RIGUARDA LE MASCHERE FILTRANTI (DPI) E NON I DISPOSITIVI MEDICI. Queste sono dichiarazioni di “compliance”, cioè il certificatore attesta che il produttore “potrebbe” avere la certificazione SE decide di avviare il processo presso un ente notificato. E’ una sorta di PREAUDIT che non serve a chi compra! Se le vendono spacciando questo certificato per il CE, vi stanno truffando! Vi posto anche l’inciso dove nel certificato lo dicono chiaramente. Quindi? Vanno bene per andare a portare il cane a fare la pipì, ma non vanno bene negli ambienti di lavoro!

 

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Sanificazione degli ambienti di lavoro. L’ozono non è efficace.

lo ha chiarito il Ministero della Salute con l’aggiornamento del 7 maggio della pagina “Covid-19 – Attenti alle bufale”. Alla FAQ n. 64 si legge “Non ci sono evidenze che l’ozono svolga una funzione sterilizzante nei confronti del nuovo coronavirus”.

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Covid-19, aggiornati il report sulle attività di validazione straordinaria in deroga e l’elenco dei dispositivi di protezione individuale autorizzati.

Alla data del 4 maggio sono 96 i dpi validati su un totale di 2.458 pratiche processate. Nella maggioranza dei casi le richieste riguardano prodotti che, sulla base della documentazione presentata, non risultano conformi ai requisiti di qualità e sicurezza per la protezione di lavoratori e operatori sanitari. Tra queste anche le domande presentate dalla Only Italia Logistics Scarl

ROMA – I dispositivi di protezione individuale (dpi) validati positivamente dall’Inail alla data del 4 maggio sono 96, pari a circa il 4% delle 2.458 pratiche processate a livello tecnico. A tracciare il quadro aggiornato dell’attività svolta nell’ultimo mese e mezzo dalla task force multidisciplinare a cui è stata affidata la procedura è il nuovo report pubblicato oggi sulle attività di validazione dei dpi da produrre, importare o immettere in commercio, funzione attribuita in via straordinaria all’Istituto, fino al termine dell’emergenza Coronavirus, dall’art. 15 del decreto Cura Italia dello scorso 17 marzo.

L’elenco dei dpi validati positivamente, che viene periodicamente aggiornato dall’Inail, è disponibile sul sito dell’Istituto. Per ciascun dispositivo è riportata la data di validazione, la tipologia di prodotto (occhiali, visiere, semimaschere, indumenti di protezione, guanti, calzari), il nominativo del produttore e/o dell’importatore con la regione/nazione di riferimento, e un’immagine, se disponibile.

È utile ricordare che il procedimento abbreviato di validazione prevede l’invio all’Inail di un’autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, produttori, importatori o chi intende immettere in commercio i dpi attestano le caratteristiche tecniche dei prodotti e il rispetto di tutti i requisiti di sicurezza previsti dalla normativa vigente, allegando certificazioni e test report rilasciati da soggetti abilitati. Le validazioni in deroga dell’Istituto prevedono un esame sia della rispondenza documentale, sia del rispetto dei parametri e limiti imposti dalla normativa di riferimento.

Dal report pubblicato oggi emerge che in circa l’1% dei casi le richieste presentate erano relative a dpi già marcati CE, che possono essere messi in commercio senza la validazione dell’Istituto. Il 95% delle pratiche si è concluso, invece, con un giudizio di non conformità, che ha riguardato prodotti non valutabili come dpi (pari a circa il 15% dei provvedimenti negativi), prodotti configurabili come simil-mascherine chirurgiche, eventualmente valutabili dall’Istituto superiore di sanità (12%), e prodotti che non garantiscono i requisiti di qualità e sicurezza per la protezione di lavoratori (73%), per l’assenza di relazioni sulle prove effettuate sui dispositivi, la presentazione di “attestazioni di conformità” o di “certificati di compliance” non valutabili, perché rilasciati su base volontaria da enti non accreditati per i dpi (e in alcuni casi non risultati presenti nei relativi database), o per la mancata indicazione puntuale dei modelli di prodotto o del produttore.

In quest’ultimo gruppo rientrano, tra l’altro, anche gran parte delle 29 richieste di validazione inviate all’Inail tra il 3 e il 23 aprile dalla ditta Only Italia Logistics Scarl, alla quale la trasmissione televisiva Report di Raitre ha dedicato un servizio dal titolo “La mascherina dell’ex presidente”, andato in onda nella puntata del 4 maggio.

Considerato il notevole risalto dato dai media alle domande di validazione presentate all’Inail da tale ditta, la precisazione appare doverosa, sia per tutelare l’ampio numero di acquirenti e di utilizzatori di dispositivi di protezione individuale, sia per dare conto del corretto operato dell’Istituto che, per far fronte alla grave carenza di dpi, a partire dalla diffusione dell’epidemia da Covid-19, con dedizione e competenza dei propri dipendenti, sta svolgendo la funzione di validazione attribuita in via straordinaria dal decreto legge Cura Italia.

La documentazione allegata a molte delle 29 richieste della Only Italia Logistics Scarl, incoerente e generica, ha impedito di individuare il prodotto sottoposto alla valutazione dell’Istituto. In particolare, è stata spesso indicata soltanto la sigla KN 95, che è il generico richiamo allo standard cinese di filtraggio. Inoltre, nella maggior parte delle istanze presentate dalla Società, è stata apposta una espressa riserva di “indicare il nome del fornitore corretto”, indicazione mai pervenuta.

È evidente che non sia possibile validare un dispositivo di protezione necessario per  la tutela della salute, se l’istante non indica nemmeno il prodotto da valutare e l’azienda che lo produce.

Tutte le richieste sono state comunque processate e concluse con comunicazione all’azienda, a eccezione delle ultime due pervenute, per le quali è in corso di formalizzazione il relativo provvedimento, unitamente a quello relativo a un prodotto che è stato possibile valutare soltanto dopo la tardiva integrazione della documentazione da parte della Only Italia Logistics.

Laddove sia stato possibile individuare il prodotto sulla base della documentazione presentata, è stata valutata la non rispondenza dello stesso alle norme vigenti in materia di dispositivi di protezione individuale.

In gran parte dei casi, infatti, sono risultati carenti i risultati delle prove di laboratorio previste dalla normativa per attestare l’efficacia protettiva dei dispositivi.  Per altre domande di validazione è risultata assente o incompleta la documentazione essenziale per la verifica della rispondenza dei dpi ai requisiti di salute e di sicurezza richiesti dalla normativa vigente per questi dispositivi. Negli altri casi, infine, è stata allegata certificazione di enti non accreditati per i dpi o certificazione non confermata dall’ente che, in base alla documentazione presentata dalla società, risultava averla rilasciata.

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Via ai rimborsi per le spese per i DPI

Al via Impresa SIcura, il nuovo bando attivato da Invitalia che punta a sostenere la continuità, in sicurezza, dei processi produttivi delle imprese di qualunque dimensione, operanti in Italia.

Il bando consente di ottenere il rimborso delle spese sostenute dalle aziende per l’acquisto di dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale finalizzati al contenimento e il contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19.

Sono 50 milioni di euro le risorse disponibili (fondi Inail, art 43.1 DL Cura Italia del 17 marzo 2020). 

Impresa SIcura rimborsa l’acquisto di: mascherine filtranti, chirurgiche, FFP1, FFP2 e FFP3; guanti in lattice, in vinile e in nitrile; dispositivi per protezione oculare; indumenti di protezione quali tute e/o camici; calzari e/o sovrascarpe; cuffie e/o copricapi; dispositivi per la rilevazione della temperatura corporea; detergenti e soluzioni disinfettanti/antisettici.

L’importo massimo rimborsabile è di 500 euro per ciascun addetto dell’impresa richiedente e fino a 150mila euro per impresa.

Il bando di Invitalia prevede 3 fasi:

  1. Le imprese interessate dovranno inviare la prenotazione del rimborso dall’11 al 18 maggio 2020, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 18.00. attraverso uno sportello informatico dedicato, raggiungibile dal sito di Invitalia.
  2. Sempre sul sito dell’agenzia, seguirà la pubblicazione dell’elenco, in ordine cronologico di arrivo, delle imprese ammesse alla presentazione della domanda di rimborso.
  3. La domanda potrà essere compilata dalle ore 10.00 del 26 maggio alle ore 17.00 dell’11 giugno 2020 sempre attraverso procedura informatica.

I rimborsi verranno effettuati entro il mese di giugno.

Per saperne di più

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