Come scegliere lo strumento migliore per gestire le scadenze degli adempimenti periodici

*********************** SOFTWARE GESTIONE SCADENZE – VERSCA ****************

Aggiornato il 19/8/2019
Uno dei più diffusi problemi che hanno aziende e consulenti è la gestione delle scadenze degli adempimenti periodici.
Mi riferisco non solo a quelle afferenti all’area contabile (pagamenti, fatture, ecc), ma e soprattutto a quelle relative a:
_ corsi di formazione
_ interventi di manutenzione
_ documenti
_ audit e azioni correttive
_ visite mediche
_ ecc..
Decine e decine di tipologie di adempimenti in cui l’esigenza di gestirne la scadenza, assume una priorità assoluta.

Quali sono gli strumenti che puoi utilizzare per gestire le scadenze periodiche?
Sono tre e si caratterizzano ciascuno per avere punti di forza e aspetti migliorabili.

1) Fogli elettronici in Excel
2) Software in cloud
3) Software installati direttamente sul proprio pc

Vediamo schematicamente quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle tre alternative

1) Fogli elettronici in Excel
La gestione delle scadenze tramite un foglio elettronico in Excel può risolvere tranquillamente esigenze di base, ma non consente di automatizzare ricerche incrociate come ad esempio tra due date, oppure svolgere una ricerca per tipologia di adempimento, o per singola azienda.
Scarica modello di scadenziario in MS Excel

2) Software in cloud
Sul mercato sono presenti numerose soluzioni cloud per gestire le scadenze, alcune delle quali davvero molto interessanti, ma tutte con un grosso limite: la gestione e la conservazione dei dati avviene su un server esterno, determinando così dubbi sulla sicurezza dei dati, e sul fatto che io come utente non abbia poi tutta questo entusiasmo di lasciare i miei dati alla mercè di possibili (anche se remote) azioni di data breach (violazione dei dati inseriti).
Le soluzioni cloud spesso offrono l’invio in automatico dell’avviso della scadenza dell’adempimento (il cosiddetto reminder), tramite sms o email. Questa funzione è molto utile ed è molto richiesta dagli utenti, ma presenta un problema: i filtri antispam presenti sui pc. Ecco che quindi il reminder deve gestito in modo “intelligente”, ovvero l’email di reminder deve essere inviata a un’unica email, verificando che il mittente sia nella rubrica e che non sia “spammato”. Ad esempio il consulente che adotta una soluzione cloud è bene che non inserisca come destinatario degli avvisi di scadenza il singolo cliente, ma una propria email in modo tale da essere sicuro che non vi sia alcun filtro antispam che la possa “rendere invisibile”.

3) Software installati direttamente sul proprio pc
Si tratta di una soluzione scelta da molti in quanto assicura la conservazione e la gestione dei dati inseriti, sul proprio pc o sul proprio server di rete. Generalmente non hanno sistemi di invio tramite sms o email del rimender, ma richiedono da parte dell’uente l’avvio del software per conoscere per un determinato intervallo di tempo, definibile anche dall’utente, le scadenze degli adempimenti registrati. Spesso il calcolo della nuova scadenza avviene in automatico, così come la possibilità di ricerca scadenze per tipologia di adempimento o per singola azienda,
Un esempio di un software molto diffuso è VERSCA

| Contrassegnato | Lascia un commento

Valutazione dei rischi: come ridurre i rischi usando le matrici?

dvrdoc
Indicazioni sui concetti di rischio, danno e pericolo e sul processo di valutazione dei rischi. Focus sulle definizioni, sulle scale della probabilità e della magnitudo e sull’uso delle matrici per la riduzione del rischio.

Siena, 7 Giu – Per cercare di stimolare strategie di prevenzione più efficaci è sempre utile riportare l’attenzione sul processo di valutazione dei rischi, un processo da cui discendono tutti gli interventi di prevenzione e protezione necessari ad una migliore tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Per questo motivo il nostro giornale in questi mesi sta raccogliendo alcune informazioni essenziali sulla valutazione dei rischi, facendo riferimento ad alcuni dei tanti documenti in materia presenti in rete.

 

Presentiamo oggi, in particolare, un materiale didattico tratto dal “Corso di formazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro – area scientifica rischio alto (16 ore)” del Dipartimento di Scienze della vita dell’ Università di Siena.

 

Ci soffermeremo in particolare su questi temi:

 

Il pericolo, il danno e i rischi

Nel materiale relativo ai “Concetti di rischio, danno e pericolo” si ricorda che il “pericolo” (proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni – D.Lgs. 81/2008) è:

  • Causa o origine di un danno o di una perdita potenziali (UNI 11230 – Gestione del rischio)
  • Potenziale sorgente di danno (UNI EN ISO 12100-1)
  • Proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore (sostanza, attrezzo, metodo di lavoro) avente la potenzialità di causare danni (Orientamenti CEE riguardo alla valutazione dei rischi di lavoro)
  • Fonte di possibili lesioni o danni alla salute. Il termine pericolo è generalmente usato insieme ad altre parole che definiscono la sua origine o la natura della lesione o del danno alla salute previsti: pericolo di elettrocuzione, di schiacciamento, di intossicazione, ….(Norma Uni EN 292 parte I/1991 – ritirata)
  • Fonte o situazione potenzialmente dannosa in termini di lesioni o malattie, danni alle proprietà, all’ambiente di lavoro, all’ambiente circostante o una combinazione di questi. ( OHSAS 18001, 3.4)”.

Dunque il pericolo, che è cosa differente dal rischio, è “una proprietà intrinseca (della situazione, oggetto, sostanza, ecc.) non legata a fattori esterni; è una situazione, oggetto, sostanza, etc. che per le sue proprietà o caratteristiche ha la capacità di causare un danno alle persone.

 

Mentre il danno è:

  • “Qualunque conseguenza negativa derivante dal verificarsi dell’evento (UNI 11230 – Gestione del rischio)
  • Lesione fisica o danno alla salute (UNI EN ISO 12100-1)
  • Gravità delle conseguenze che si verificano al concretizzarsi del pericolo”.

E la magnitudo delle conseguenze M “può essere espressa come una funzione del numero di soggetti coinvolti in quel tipo di pericolo e del livello di danno ad essi provocato”.

dvrdoc

Veniamo ora al “rischio” partendo dalla definizione del D.Lgs. 81/2008: ‘probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione’:

  • “Insieme della possibilità di un evento e delle sue conseguenze sugli obiettivi (UNI 11230 – Gestione del rischio)
  • Combinazione della probabilità di accadimento di un danno e della gravità di quel danno (UNI EN ISO 12100-1)
  • Probabilità che sia raggiunto il livello potenziale di danno (Orientamenti CEE riguardo alla valutazione dei rischi di lavoro)
  • Combinazione della probabilità e della conseguenza del verificarsi di uno specifico evento pericoloso (OHSAS 18001, 3.4)”.

Il rischio è, dunque, un “concetto probabilistico, è la probabilità che accada un certo evento capace di causare un danno alle persone. La nozione di rischio implica l’esistenza di una sorgente di pericolo e delle possibilità che essa si trasformi in un danno”.

 

La valutazione dei rischi

Il materiale riporta uno schema sintetico per il processo di valutazione dei rischi:

 

 

E dopo aver accennato ai vari fattori di rischio (pericoli per la sicurezza, pericoli per la salute e pericoli trasversali) ricorda gli strumenti da considerare nella valutazione:

  • “Valutazione delle condizioni di esercizio ed in particolare: modi d’uso, caratteristiche costruttive, livelli di esposizione ecc… e le misure di prevenzione e protezione messe in atto per la riduzione di tale rischio
  • La scelta dei metodi deve prima considerare:
    • L’applicazione delle norme esistenti
    • Le norme tecniche nazionali e internazionali
    • Le linee guida e buone prassi emanate da organismi nazionali e internazionali”.

 

E con riferimento alla UNI EN ISO 12100-1 si indica che la stima del rischio risulta essere la definizione della “probabile gravità del danno e della probabilità del suo accadimento”:

  • R = f (F, M):
    • R = rischio
    • P/F = probabilità o frequenza del verificarsi delle conseguenze
    • M = magnitudo (gravità) delle conseguenze (danno ai lavoratori)

 

Dunque il Rischio è uguale alla Frequenza x Magnitudo e per quantificare (F) e (M) “sono state utilizzate due scale che prevedono 4 valori, ciascuno corrispondente ad un livello di probabilità più o meno alto e ad una gravità del danno più o meno importante”.

dvrdoc

Le scale della probabilità e della magnitudo

Veniamo alle due scale.

 

PROBABILITÀ

 

VALORE

LIVELLO

DEFINIZIONE/CRITERI

1

Improbabile

  • la mancanza rilevata può provocare un danno per la concomitanza di più eventi poco probabili e indipendenti;
  • non sono noti episodi già verificatisi;
  • il verificarsi del danno ipotizzato, susciterebbe incredulità.

2

Poco probabile

  • la mancanza rilevata può provocare un danno solo in circostanze sfortunate di eventi;
  • sono noti solo rarissimi episodi già verificatisi;
  • il verificarsi del danno ipotizzato, susciterebbe grande sorpresa.

 

3

Probabile

  • la mancanza rilevata può provocare un danno anche se non in modo automatico o diretto;
  • già noto, all’interno dell’unità produttiva, qualche episodio in cui la mancanza rilevata ha fatto seguito a un danno;
  • il verificarsi del danno ipotizzato, susciterebbe una moderata sorpresa.

 

4

Molto probabile

  • esiste una correlazione diretta tra la mancanza rilevata ed il verificarsi del danno ipotizzato per i lavoratori;
  • si sono già verificati danni per la stessa mancanza rilevata in situazioni simili;
  • il verificarsi del danno alla mancanza rilevata non susciterebbe alcun stupore (in altre parole l’evento sarebbe largamente atteso).

 

 

 

MAGNITUDO

 

VALORE

LIVELLO

DEFINIZIONE/CRITERI

1

Lieve

  • infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di inabilita rapidamente reversibile;
  • esposizione cronica con effetti rapidamente reversibili.

2

Medio

  • infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di inabilita reversibile;
  • esposizione cronica con effetti reversibili.

3

Grave

  • infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di
  • invalidita parziale;
  • esposizione cronica con effetti irreversibili e/o parzialmente invalidanti.

4

Gravissimo

  • infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti letali o di invalidita totale
  • esposizione cronica con effetti letali e/o totalmente invalidanti.

 

L’uso delle matrici per la valutazione dei rischi

In definitiva la valutazione numerica del Livello di Rischio “R” comporta l’attuazione di misure di prevenzione e protezione in relazione alla valutazione dei rischi e nel documento è presentata una matrice:

 

 

Si ricorda che gli interventi devono “ridurre il rischio fino a:

  • Rischio tollerabile: rischio accettato in seguito alla ponderazione del rischio. Il rischio tollerabile è anche detto ‘rischio non significativo’ o ‘rischio accettabile’. Il rischio tollerabile non dovrebbe richiedere ulteriore trattamento.
  • Rischio residuo: Rischio rimanente a seguito del trattamento del rischio. Il rischio residuo comprende anche i rischi non identificabili”.

 

Dunque, con riferimento al metodo della matriceper ridurre il rischio occorre adottare misure che possono portare alla riduzione di una o di entrambi le variabili, ad esempio con interventi di protezione o effettuando interventi di prevenzione.

 

Il materiale didattico riporta poi alcune criticità del metodo e alcune specifiche matrici:

– matrici asimmetriche: “servono per eliminare le criticità dovute alla sottostima degli eventi molto probabili e particolarmente gravi introducendo un criterio di valutazione più sensibile pesando differentemente probabilità e gravità. In particolare attribuiscono maggior importanza al danno”;

– matrici doppie: “si utilizzano per evitare la sottovalutazione di rischi più importanti ed in particolare in caso di anomalie che alterino le condizioni rilevate. Si valuta il rischio anche in assenza di misure di prevenzione e protezione e sulla base di evidenze osservate”.

 

E si indica, infine, che è necessario “ricondurre la valutazione dei vari rischi specifici regolati da norme specifiche allo schema PxM adottato e definire criteri di conversione tra i limiti di esposizione o gli indici dettati dalle norme e i livelli di rischio”.

 

Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del documento che si sofferma anche sugli strumenti utilizzati per la valutazione dei rischi e sulle misure generali di tutela.

 

 

RTM

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l’articolo:

“ Concetti di rischio, danno e pericolo”, materiale didattico relativi al “Corso di formazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro – area scientifica rischio alto (16 ore)”, Dipartimento di Scienze della vita dell’Università di Siena, a.a. 2015/2016 (formato PDF, 427 kB).

 

Leggi gli altri articoli di PuntoSicuro sulla valutazione dei rischi

Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
Pubblicato in Valutazione rischi | Lascia un commento

Responsabilità amministrativa anche per i reati tributari

A stabilirlo è la legge di delegazione europea che all’art. 3 (Princìpi e criteri direttivi per l’attuazione della direttiva (UE) 2017/1371, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale), prevede che nell’esercizio della delega per l’attuazione della direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2017, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai princìpi e criteri direttivi generali di cui all’articolo 1, comma 1, anche i seguenti princìpi e criteri direttivi specifici: lett. e) integrare le disposizioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, recante disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, prevedendo espressamente la responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche anche per i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea e che non sono già compresi nelle disposizioni del medesimo decreto legislativo.”

Da tantissimo tempo si discute in merito all’introduzione, fra i reati presupposto 231, dei cd reati tributari. A dire la verità ci ha provato anche la giurisprudenza di merito con alcune pronunce pionieristiche le cui motivazioni si reggevano sulla leva di alcuni reati affini, come la truffa ai danni dello Stato. Al contrario invece si è comportata la giurisprudenza di legittimità. Attualmente infatti i reati tributari possono essere contestati solamente quando rientrano nel disegno criminoso di cui dall’art. 416 del c.p.

Per il momento la legge di delegazione europea obbliga l’Italia ad introdurre la responsabilità per frodi iva lasciando poi la valutazione sull’opportunità di comprendere tutto il penale tributario. Ciò peraltro dovrà avvenire con tempistiche tutt’altro che bibliche, atteso che il recepimento della direttiva deve avvenire entro il 6 luglio.

Pubblicato in D.lgs 231/01 | Lascia un commento

Nuovo Ebook rischio chimico

Interessante ebook sul rischio chimico  – Puoi scaricarlo dal seguente link

Fonte: Puntosicuro.it

Pubblicato in Valutazione rischi | Contrassegnato | Lascia un commento

La responsabilità per il decesso di un lavoratore colpito da ischemia

sconto50_versca

E’ una sentenza questa della Corte di Cassazione che richiama sostanzialmente gli obblighi che un’impresa esecutrice appaltante ha nei confronti di una impresa appaltatrice con riferimento in particolare alla verifica da parte della prima che quest’ultima abbia provveduto ad assumere i lavoratori in buone condizioni fisiche e comunque idonee allo svolgimento dell’attività che sono chiamati a svolgere. Il caso in esame ha riguardato il decesso per ischemia cardiaca acuta avvenuto in un cantiere edile che ha colpito un lavoratore di una ditta appaltatrice a causa dello sforzo fisico dallo stesso sostenuto durante lo svolgimento della propria attività consistente nel posizionare alcune pedane cariche di materiale al fine di consentire l’agganciamento delle stesse a una gru.

 

Condannati dal Tribunale e dalla Corte di Appello per omicidio colposo, aggravato per la violazione di alcune norme in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, i titolari dell’impresa appaltante hanno ricorso per cassazione sostenendo di non avere assunta una posizione di garanzia nei confronti dell’infortunato essendo questi dipendente di un’altra impresa. La suprema Corte, nel rigettare il ricorso presentato dagli imputati ha precisato che la responsabilità del titolare di un’impresa appaltante esecutrice per un infortunio occorso a un lavoratore di un’impresa appaltatrice può essere esclusa solo nel caso che quest’ultima fornisca ogni garanzia in ordine all’arruolamento dei lavoratori e all’esecuzione delle attività, condizioni queste tutte la cui insussistenza era ben nota ai ricorrenti.

Fonte: Puntosicuro.it

Pubblicato in Sentenze - normative | Contrassegnato | Lascia un commento

Sulla responsabilità del RSPP per infortunio da errato DVR

sconto50_versca

In una recentissima sentenza la Corte di Cassazione ha confermata quella che è ormai una posizione consolidata per quanto riguarda la individuazione della responsabilità o meno della figura del responsabile del servizio di prevenzione e protezione per un infortunio accaduto nell’azienda nella quale lo stesso svolge la propria attività. E’ pacificamente configurabile, ha ribadito in merito la suprema Corte, la colpa professionale specifica del RSPP in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, sia pure in cooperazione con quella del datore di lavoro, ogni qual volta un infortunio sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare, così come era stato sostenuto dalla stessa Sezione IV in una precedente sentenza, la n. 16134 del 18/03/2010, Santoro.

Scarica la sentenza dal seguente link

Fonte: Puntosicuro.it

Pubblicato in Sentenze - normative | Contrassegnato | Lascia un commento

Entro luglio 2 nuovi reati presupposto introdotti nel D.lgs 231/01

Continua ad allungarsi l’elenco dei reati che possono far scattare la responsabilità amministrativa di enti, società e associazioni, nel caso in cui vengano commessi da persone con ruoli di vertice, dipendenti o anche semplici collaboratori. Quasi annualmente, sono inseriti nuovi reati e anche per il  2019 ci sono novità in arrivo.. Al reato di influenze illecite introdotto dalla legge anticorruzione seguiranno altre due new entry.

Continua su www.alert231.it

Pubblicato in D.lgs 231/01 | Contrassegnato | Lascia un commento

Il datore di lavoro è responsabile anche se l’evento deriva da un malore

“Il datore di lavoro è responsabile anche se l’evento deriva da un malore”. Questo, in estrema sintesi, il principio affermato da una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 1469 del 14 gennaio 2019, chiamata ad esprimersi sul ricorso presentato da un datore di lavoro condannato per omicidio colposo di un lavoratore dipendente che, mentre in un cantiere stava trasportando del materiale, impegnando anche delle scale, è stato colpito da insufficienza cardiaca acuta.

 

Secondo la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, il lavoratore sarebbe stato colpito da malore mentre movimentava cassette di 22kg con materiali di risulta ed altre di 40 kg contenenti sabbione, percorrendo una scala in muratura di 49 gradini con dislivello di circa 10 metri, e osservando una sola pausa di circa 15 minuti nell’intervallo di tempo in cui era iniziata l’attività di movimentazione dei carichi, tra le 7 e le 9 del mattino.

 

La Corte di Cassazione ha posto anzitutto in rilievo gli esiti dell’autopsia da cui era emerso che la morte era stata causata da shock da arteriosclerosi occlusiva, essendo state peraltro rilevate lesioni cicatriziali di precedenti infarti e attacchi ischemici, lesioni che in relazione all’età (44 anni) dell’operaio erano indicative di ipertensione cronica e risalente, patologia su cui uno sforzo può dar luogo ad un’ischemia acuta.

 

Sulla base di ciò ha quindi dedotto, come la sentenza impugnata ha evidenziato, il fatto che non fosse stata operata una specifica valutazione dei rischi sulla salute dell’operaio, sia in relazione a patologie derivanti dall’attività sia per la verifica delle condizioni di attitudine allo svolgimento della specifica mansione. La sentenza richiama, nello specifico, la previsione dell’art. 41 nell’art. 168 D.Lgs. 81/2008 in merito alla necessità di una preventiva verifica delle condizioni di salute, anche in caso di mutamento di mansioni; circostanza che è apparsa da sola sufficiente a porre in relazione l’attività lavorativa affidata al lavoratore, organizzata in violazione dei principi di prevenzione, con il suo decesso. La morte del lavoratore è stata dunque connessa univocamente allo sforzo fisico rilevante e prolungato cui lo stesso era stato sottoposto.

 

La Suprema Corte, nel rigettare il ricorso promosso dal datore di lavoro, ha quindi ricordato due orientamenti ormai prevalenti in giurisprudenza, secondo cui “in tema di infortuni sul lavoro, la circostanza che il lavoratore possa trovarsi, in via contingente, in condizioni psico-fisiche tali da renderlo idoneo a svolgere i compiti assegnati è evenienza prevedibile, che come tale non elide il nesso causale fra la condotta antidoverosa del datore di lavoro e l’infortunio”, ed ancora “le misure antinfortunistiche servono anche a salvaguardare i lavoratori distratti o poco attenti per familiarità con il pericolo o poco capaci o, comunque, esposti per un fatto eccezionale ed imprevedibile ad un rischio inerente al tipo di attività cui sono destinati, sicché anche una caduta accidentale, un malore o simili non escludono il nesso causale tra la condotta antidoverosa del datore di lavoro, per mancata predisposizione di misure di prevenzione e l’evento”.

 

Fonte: ANMIL

Pubblicato in Sentenze - normative | Contrassegnato | Lascia un commento

Sulla configurabilità del reato di omessa consegna dei documenti

Il reato previsto dall’art. 4 della legge n. 628/1961, alla luce del quale sono punibili coloro i quali, legalmente richiesti dagli organi ispettivi di fornire notizie sul processo produttivo, non le forniscano o le diano scientemente errate od incomplete, è l’argomento di questa sentenza della Corte di Cassazione con la quale la stessa, chiamata a decidere su un ricorso presentato da un datore di lavoro, ha annullata la sentenza con la quale lo stesso era stato condannato dal Tribunale prima e dalla Corte di Appello poi alla pena di un mese di arresto e di 200 euro di ammenda per non avere fornito nella qualità di committente di alcuni lavori edili affidati a un’impresa esecutrice ed effettuati nella propria abitazione.

Il reato previsto dall’art. 4 della legge n. 628/1961, ha precisato la suprema Corte, ha la sua ratio nel rafforzamento dei poteri di vigilanza dell’organo ispettivo competente in materia di lavoro in sede amministrativa, sia per la richiesta di notizie che per l’omessa esibizione di documenti e lo stesso, quindi, non è configurabile quando l’ispettore agisce quale delegato della Procura della Repubblica, o anche in via autonoma quale autorità di P.G. in indagini penali. Del resto, ha aggiunto la stessa Corte, se la P.G. (ad esempio Carabinieri o Polizia di Stato) chiedesse documenti in sede di indagini penali a un indagato (o possibile indagato) non si configurerebbe certamente un reato se viene rifiutata l’esibizione. La P.G., infatti, ha poteri suoi propri già molto incisivi in quanto potrebbe sequestrare i documenti, se fosse necessario, cosa che certamente non è consentito in sede amministrativa agli ispettori di vigilanza con la stessa facilità e con gli stessi poteri che ha la polizia giudiziaria in sede di indagini penali.

Fonte: Puntosicuro.it

 

 

Pubblicato in Sentenze - normative | Contrassegnato | Lascia un commento

Assolti dalla Cassazione Penale due Consulenti esterni per la sicurezza

Una interessante sentenza del mese scorso (Cassazione Penale, Sez.IV, 21 dicembre 2018 n.57937) si è soffermata sull’ampiezza e sui limiti della eventuale responsabilità del consulente esterno in materia di salute e sicurezza per infortuni sul lavoro.

Fonte: Puntosicuro.it – Link al pdf dell’articolo

Pubblicato in Sentenze - normative | Contrassegnato | Lascia un commento