Attrezzature e Testo Unico: un interpello sull’applicazione dell’art. 23

Un nuovo Interpello promosso dalla Regione Friuli trova risposta dalla Commissione Interpelli del Ministero del lavoro.

La Regione autonoma Friuli Venezia Giulia chiede se alla luce di una recente sentenza della Cassazione Penale, Sez. 3, 01 ottobre 2013, n. 40590 (Vendita di un macchinario privo delle necessarie condizioni di sicurezza: se è ceduto per essere riparato non c’è violazione) “l’atto di vendita/trasferimento di proprietà ai fini della messa a norma dell’attrezzatura di lavoro, dispositivo di protezione individuale o impianto, non configuri una violazione del precetto normativo di cui sopra limitatamente alle vendite in cui l’acquirente è un rivenditore di tale tipologia di attrezzature di lavoro, dispositivi di protezione individuale o impianti, ovvero un soggetto che si occupa di revisione e messa a norma degli stessi.

 Inoltre la Regione chiede che sia precisato:

– “se la vendita di attrezzature di lavoro, dispositivi di protezione individuali ed impianti non rispondenti alle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, possa ritenersi legittima nel caso nel disposto contrattuale di vendita, noleggio o concessione sia prevista, da parte dell’acquirente, la messa a norma delle stesse prima del loro utilizzo”;

 – “se l’esposizione ai fini della vendita, noleggio o concessione in uso delle attrezzature, dei dispositivi e degli impianti di cui sopra, in spazi commerciali, compresi spazi all’aperto e fiere, nel caso gli stessi (attrezzature/dispositivi/impianti) non siano rispondenti alle disposizioni normative sulla sicurezza sul lavoro, costituisca violazione al succitato articolo, indipendentemente dal perfezionamento dell’atto di trasferimento, sotto tutte le forme indicate, anche temporanee, del bene, salvo restando la possibilità di esporre limitate parti degli stessi, non potenzialmente funzionanti se non completate dalle parti indispensabili a soddisfare la normativa vigente sulla sicurezza sul lavoro”.

La risposta della Commissione è la seguente:
la circolazione di attrezzature di lavoro, di dispositivi di protezione individuale ovvero di impianti non conformi, senza alcuna previsione di utilizzazione, ma con esclusivo e documentato fine demolitorio ovvero riparatorio per la messa a norma, così come la mera esposizione al pubblico, non ricadono nell’ambito di applicazione delle citate disposizioni normative, in considerazione della relativa ratio legis”, cioè dello spirito della legge.

Scarica l’Interpello

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Alimentazione e sicurezza: il ruolo dell’alimentazione negli infortuni

L’interesse sempre più diffuso all’alimentazione e al suo rapporto con tutti gli aspetti della vita dell’uomo non può non tenere conto dell’aspetto lavorativo, considerando che noi tutti trascorriamo la maggior parte della nostra vita (e giornata) lavorando.

Alla luce della nuova e più esaustiva definizione di “salute del lavoratore” introdotta dal Testo Unico 81/2008, si parla di “stato completo di benessere fisico, mentale e sociale non consistente solo con l’assenza di malattia o d’infermità” e, pertanto, si è iniziato a estendere la sorveglianza sanitaria ad altre forme di prevenzione orientate agli stili di vita, come l’abitudine al fumo; l’abuso di alcool; l’assenza di attività fisica; l’adozione di una dieta non sana: tutti fattori che incidono fortemente sul benessere della persona. Nell’attività medica di sorveglianza sanitaria è ben nota la correlazione tra dieta poco sana e ripercussione sull’attività lavorativa, con un incremento dei giorni di malattia e una maggiore esposizione al rischio infortuni.

L’alimentazione, quindi, non solo influenza negativamente il lavoro (nei casi più gravi attraverso vere patologie che minano la produttività del singolo), ma anche positivamente, andando a incidere sulla performance individuale e sulla prevenzione del rischio, declinato per mansione specifica.

Diventa strategico per l’azienda redigere un Documento di Valutazione dei Rischi che consideri anche questi aspetti, al fine di coinvolgere e sensibilizzare i lavoratori all’importanza di adottare stili di vita sani.

Nel concetto moderno di Salute e Sicurezza è ormai impensabile concepire il lavoratore come un soggetto passivo al quale erogare le disposizioni normative, in maniera asettica. Al contrario, si tratta di un processo condiviso all’interno del quale tutti gli attori aziendali svolgono un ruolo attivo di collaborazione, nel rispetto degli obblighi specifici: il Datore di Lavoro ha il dovere di valutare TUTTI i fattori che concorrono a garantire lo stato di salute del lavoratore; nell’accezione più ampia del termine “salute” quale “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”, già menzionato poc’anzi. Non solo, il Datore di Lavoro (e i suoi collaboratori) ha l’onere di favorire e valorizzare programmi di promozione della salute secondo i principi della responsabilità sociale e oggi più che mai, il valore di una sana e corretta alimentazione è materia di discussione e di una presa di coscienza ampiamente diffusa.

Nell’ambito dei rischi emergenti, ovvero quei rischi che apparentemente non sono strettamente legati all’attività aziendale ma che intervengono a influenzare la stessa, il rischio alimentazione assume pari dignità degli ormai noti rischio aggressione; rischio rapina; rischio stress.

Ma cosa si intende con Rischio Alimentazione?

Nella percezione del lavoratore è inteso come il rischio derivante dall’impossibilità di consumare un pasto equilibrato durante l’orario di lavoro per mancanza di tempo; per mancanza di idonei spazi; per mancanza di scelta tra una varietà sana di alimenti e, di conseguenza, il dovere fare i conti con una fiacchezza e un deficit di attenzione nel dopo pasto.

Ampliando il concetto, questa nuova tipologia di rischio prevede un metodo di intervento strutturato, all’interno dell’organizzazione, che supporti la dirigenza, i collaboratori e gli stessi lavoratori a nutrirsi in maniera più sana, al fine di salvaguardare la propria salute, abbattendo il rischio infortuni e migliorando la qualità stessa del lavoro.

Già nel 2005, una relazione dell’Ufficio Internazionale del Lavoro (ILO) evidenziava quanto una scorretta alimentazione potesse provocare una perdita della produttività del 20%. Non solo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che il 50% delle patologie maschili e il 25% di quelle femminili, in Europa, sono legate a stili di vita non salutari, tra i quali una dieta sbilanciata. In Italia, addirittura, sono denunciati 5 milioni di casi di obesità: ogni giorno 156 italiani perdono la vita per le conseguenze del sovrappeso, con un costo al nostro Sistema Paese pari all’1% del PIL!

Come può il sovrappeso influire sulla Sicurezza al lavoro?

I lavoratori in sovrappeso (e, nel peggior caso, obesi) non solo incorrono in infortuni sul luogo di lavoro più frequentemente rispetto ai colleghi normopeso, dati alla mano, ma sono anche maggiormente esposti al rischio di sviluppare malattie occupazionali come patologie da vibrazioni; patologie muscolo-scheletriche; asma; patologie da sostanze chimiche; disturbi da stress. Spesso hanno delle limitazioni fisiche che possono compromettere l’agilità nello svolgimento della propria mansione, con relativo deficit sulla sicurezza. Hanno maggiori difficoltà a reperire dispositivi di protezione individuale (DPI) calzanti con conseguente inadeguatezza a livello protettivo. E, infine, in caso di incidente, i lavoratori sovrappeso (e/o obesi) risentono degli effetti più gravi, in quanto l’aumento del tessuto adiposo modifica la forma del corpo che subisce diversamente l’impatto.

L’INAIL sottolinea come l’esposizione a stress cronico sul posto di lavoro aumenta del 50% la probabilità di incorrere nell’obesità. In generale, questo Ente, identifica come “fattori aziendali che favoriscono l’aumento di peso”:

l’assenza di attività fisica nel tipo di lavoro (il noto “lavoro sedentario”);
la difficoltà di parcheggiare le biciclette nei pressi dell’azienda;
la difficoltà di utilizzare mezzi pubblici per raggiungere l’azienda;
l’assenza di aree ricreative;
l’assenza di programmi aziendali di promozione della salute e di progetti riguardanti la sana alimentazione;
la scarsa conoscenza dei datori di lavoro in merito ai rischi da obesità; al benessere organizzativo, in generale;
gli scarsi incentivi di partecipazione dei lavoratori a programmi di prevenzione;
la scarsa partecipazione dei lavoratori a programmi di promozione della salute sul lavoro.

Sebbene non esista una “dieta universale”, è indubbio che sia possibile prevedere e adattare una dieta per tipologia di lavoro.

All’interno della campagna europea sulla Sicurezza sul Lavoro dell’Eu-OSHA, l’alimentazione viene concepita come uno “strumento utile a favorire un invecchiamento sano e attivo del lavoratore”, soprattutto se curata fin da giovane età. Sarebbe, pertanto, opportuno che fosse inquadrata più specificatamente all’interno del luogo di lavoro, veicolata soprattutto dal medico competente, con l’aiuto di esperti esterni. Le aziende, ad esempio, dovrebbero assicurare che “le mense e/o i distributori automatici mettano a disposizione una scelta varia che comprenda frutta e verdura già pronte all’uso; dovrebbero permettere un tempo sufficiente al consumo del pasto e promuovere l’attività fisica con azione strutturate” (INAIL).

Una corretta alimentazione può essere un’arma in più a disposizione dell’organizzazione, ma soprattutto del lavoratore stesso, nella lotta alla prevenzione del rischio.

L’attenzione alla dieta e i principi base della nutrizione dovrebbero rientrare nei percorsi di formazione e informazione dei lavoratori perché, nell’ambito dei nuovi rischi emergenti, dedicare una campagna di sensibilizzazione alla sana alimentazione sul posto di lavoro significa attivarsi per tempo a un’attività che necessariamente avrà impatto nei conti economici aziendali. Investire con un margine di anticipo nel creare una cultura della sicurezza che tenga conto del rischio alimentazione significa, per l’organizzazione, avere un vantaggio competitivo a disposizione nel prossimo futuro.

Dal momento che le scelte alimentari sono dettate non solo dal gusto, ma risentono del costume e, in generale, della cultura di appartenenza; sono il frutto di esperienze e tradizioni che plasmano il background di ogni individuo, è fondamentale intervenire in tutta la fase di assimilazione dei nuovi programmi educativi affinché la consapevolezza acquisita porti le aziende a dotarsi di veri e propri dispositivi di protezione individuali immunitari (DPIm): mangiare sano preserva e rinforza il sistema immunitario a favore della performance sul lavoro.

Massimo Servadio

Psicoterapeuta Sistemico Relazionale e Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni

Bibliografia
Buratti E.; Giolo C., La dieta dei mestieri. Rischio Alimentazione, AltroMondo Editore, 2016.

Fonte: Puntosicuro.it

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Regione Emilia Romagna, presentato il nuovo piano amianto

BOLOGNA – Informazioni e vigilanza sui lavoratori esposti ed ex esposti, presa in carico dei pazienti affetti da mesotelioma, analisi materiali, acquedotti, bonifica e smaltimento. È stato presentato dalla Regione Emilia Romagna il nuovo piano amianto, programma che rientra nel Piano regionale della prevenzione 2015-2018 e che interviene nella sorveglianza epidemiologica e sanitaria, esposizione, tutela della salute e dell’ambiente.

Il programma è stato presentato dal presidente della Regione Stefano Bonaccini il 7 dicembre. Nel dettaglio gli interventi riguardano: sistematizzazione degli archivi regionali informatizzati dei lavoratori esposti ed ex esposti; miglioramento dell’acquisizione delle informazioni sugli acquedotti; potenziamento della mappatura; semplificazione delle procedure tra enti pubblici per smaltimento e bonifica; semplificazione delle procedure per lo smaltimento di piccole quantità private.

In merito all’assistenza sanitaria dei lavoratori esposti e alla cura dei pazienti, previsto un piano regionale di assistenza Asl e un sistema per la presa in carico globale delle persone affette da mesotelioma pleurico.

Le azioni verranno coordinate da una Cabina di regina e da un Gruppo tecnico regionale. L’intero intervento sarà sostenuto da uno stanziamento di oltre 3 milioni di euro.

In occasione della presentazione la Regione ha diffuso dati e cifre inerenti il lavoro svolto sull’amianto negli ultimi anni. 28,8 milioni stanzianti in 15 anni per bonifica pubblico e privato; 3,2 per rimozione e smaltimento delle 6.500 tonnellate post terremoto del 2012; Registro regionale mesoteliomi istituito nel 1996; 1.198 i siti pubblici e per il pubblico mappati, amianto rimosso nel 70% di questi e il 30% parzialmente bonificato o in sicurezza.

Per quanto riguarda le persone colpite da patologia da amianto dal 2011 vengono registrate in media 150 nuove diagnosi ogni anno.

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SICUREZZA CANTIERI CON I SOCIAL: WORKPLACE BY FACEBOOK

Nel sentire comune il termine Facebook è associato prevalentemente alle foto delle vacanze o alla condivisione di momenti personali (compleanno, nascite, matrimonio, ecc.) con parenti e amici.

In realtà sono molti gli strumenti social ancora sconosciuti ai più, soprattutto ai tecnici di lungo corso, che possono permettere di innovare le modalità con cui gestire il lavoro, la professione e gli interessi.

Uno di questi nuovi strumenti è, indubbiamente, Facebook Workplace,messo a disposizione dal social per connettere e far lavorare assieme imprese e consulenti (o anche imprese con imprese) utilizzando esattamente gli stessi strumenti a tutti noti (post, foto, video, ecc.), ma questa volta con finalità esclusivamente lavorative.

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Facebook Workplace, infatti, non è pensato per condividere con gli amici le foto, ma esclusivamente per gestire in tempo reale e in modo univoco tutto il lavoro aziendale (ma anche dello studio professionale) fatto di tante persone con cui è necessario interfacciarsi e di tempi di risposta necessariamente sempre più rapidi.

Uno degli ambiti dove maggiormente trova una applicazione efficace il nuovo social per il lavoro è, per sua natura, il cantiere edile o infrastrutturale.

Nei cantieri, infatti, si realizzano le condizioni di lavoro più complesse, essendo un ciclo molto dinamico e in cui sono tantissimi i soggetti che intervengono nella realizzazione del manufatto, sia nella fase ex ante (di progettazione), che in itinere (realizzazione), ma anche ex post (vendita e manutenzione).

Complessità che si amplifica se nel cantiere spostiamo la nostra attenzione sul tema della sicurezza lavoro: alla già numerosa schiera di soggetti che intervengono nel cantiere tradizionalmente, ora si aggiungono anche Responsabile dei Lavori, Coordinatore (progettazione – esecuzione), RSPP, Addetti, RLST, ecc..

Non basta, quindi, avere un programma sul computer o una app sul telefonino per gestire in modo adeguato la sicurezza in un cantiere: vi sono tantissimi momenti da coordinare in tempo reale e di cui è obbligatorio tenere traccia/registrare che gli strumenti messi a disposizione dal mercato non sono più sufficienti.

E’ forte perciò il bisogno di innovare, anche utilizzando la nostra “intelligenza naturale” (immaginazione innovativa) in contrapposizione all’”intelligenza artificiale” che sovraintende alle App e ai Software.

Utilizzare Facebook Workplace come strumento per coordinare e gestire la sicurezza in cantiere è sicuramente una innovazione degna di nota, tipica della nostra “intelligenza naturale”, in grado sempre di trovare uno scopo diverso a strumenti nati con altri obiettivi.

In effetti, se è vero come è vero che Facebook Workplace nasce per mettere in rete i componenti delle aziende (o le aziende tra di loro), è altrettanto vero che gli strumenti che mette a disposizione, oltre a essere ben noti a tutti noi nell’uso quotidiano, rappresentano una risposta efficace alle esigenze del cantiere.

Facebook Workplace, infatti, permettere di creare, esclusivamente a fini lavorativi:

  1. Un profilo dello studio professionale (network lavorativo) o la società di management che ha in gestione la progettazione, l’esecuzione e la manutenzione delle realizzazioni edili o delle costruzioni o delle infrastrutture (e quindi dei suoi cantieri ex ante o ex post);
  2. Un gruppo specifico per ogni singolo cantiere, dove possono condividere progetti, documenti, rapporti e prescrizioni operative:
    1. per la fase di progettazione, raccogliendo in modo ordinato e aggiornato tutti i piani di sicurezza (di coordinamento; esecutivi, di emergenza, dei rifiuti; dei ponteggi, ecc.);
    2. per la fase di gestione del cantiere, comprese le riunioni di coordinamento, le modifiche ai piani di sicurezza o le prescrizioni operative per i pericoli gravi e imminenti;
    3. per la fase di manutenzione dell’opera, una volta finito il cantiere, sulla base del fascicolo per la manutenzione (operativa e in sicurezza), comprese le convenzioni con gli operatori dei servizi, i fornitori di materiale, le imprese esecutrici o gli artigiani del settore.

In questo modo il professionista o la società di management hanno sotto controllo gli andamenti dei singoli cantieri o dei singoli contratti, le comunicazioni con le persone che vi operano (messanger workplace è davvero efficace), come anche tutte le scadenze in programma (la funzione “eventi”).

Ognuno in uno specifico gruppo, dove possono partecipare solo gli interessati, anche se esterni allo studio professionale o alla società di gestione. Il tutto rigorosamente riservato, se non sui telefonini dei soggetti autorizzati.

In que

sto modo la gestione in tempo reale della sicurezza di un cantiere è davvero possibile:

  • foto delle opere provvisionali;
  • video delle riunioni di coordinamento;
  • video a 360° delle fasi di realizzazione dell’opera;
  • post delle opere di prevenzione migliorabili tramite il commento dei singoli delle imprese esecutrici;
  • la raccolta documentale dei piani e della messaggistica per i pericoli gravi e imminenti scambiata tra il coordinatore e le imprese/artigiani/professionisti coinvolti nella realizzazione dell’opera.

Il tutto rigorosamente gratuito in caso di funzioni base: con il costo di 1 dollaro al mese per ogni utente che viene aggregato (del proprio studio professionale o della propria impresa, non per quelli esterni).

Nei prossimi post darò dei consigli più dettagliati su come sfruttare al meglio questo strumento in modo innovativo anche per tematiche tradizionali come la sicurezza nei cantieri.

Fonte: https://danieleverdescablog.wordpress.com

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Come migliorare la sicurezza e la salute in ufficio?

Consigli pratici per una maggiore sicurezza sul lavoro e la tutela della salute in ufficio

Ergonomia del posto di lavoro

Altezza della sedia

Regolate l’altezza della vostra sedia in maniera tale da poter appoggiare completamente i piedi sul pavimento. Cosce e parte inferiore delle gambe devono formare un angolo di almeno 90 gradi.

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Seduta

Regolate la seduta in maniera tale da premere leggermente con la schiena contro lo schienale. Tra la seduta e la parte posteriore delle ginocchia dovrebbe esserci un piccolo spazio pari a circa due dita.

Schienale

Lo schienale deve essere regolato in maniera tale da permettervi di spostare il busto all’indietro senza sforzo. Ciò nonostante, la sua curvatura dovrebbe garantire una resistenza suffciente a sostenere la zona lombare in posizione seduta diritta.

Supporto lombare

La vostra sedia da ufficio ha una curvatura nello schienale. Regolate il vostro schienale in maniera tale che la curvatura si trovi all’altezza della vostra zona lombare, così da favorire una posizione seduta diritta. Alcuni modelli consentono di regolare direttamente l’altezza di questa curvatura senza modificare l’altezza dello schienale.

Braccioli (non indispensabili)

Sedetevi in posizione diritta e regolate i braccioli in maniera tale da appoggiarvi leggermente i gomiti, senza dovere alzare le spalle. I braccioli di supporto non sono indispensabili.

Altezza scrivania

Quando vi sedete in posizione diritta, l’altezza della scrivania deve essere regolata in maniera tale da appoggiarvi facilmente i gomiti, senza sollevare le spalle.

Regolare sedia e scrivania in modo ottimale

Posizionare gli strumenti di lavoro in modo ottimale

Schermo

Posizionate lo schermo davanti a voi, in maniera tale da non dover ruotare la testa di lato. L’altezza deve essere regolata in modo che il bordo superiore dello schermo si trovi alla distanza di un palmo sotto i vostri occhi.

La distanza tra occhi e schermo deve corrispondere invece alla lunghezza di un braccio, un po’ di più se il monitor è di grandi dimensioni. Non avvicinate lo schermo se non riuscite a leggere bene i testi visualizzati! Piuttosto, aumentate la dimensione dei caratteri della vostra applicazione.

Tastiera e mouse

La tastiera deve essere posizionata di fronte a voi. La distanza dal bordo della scrivania deve essere compresa tra i 10 e i 15 cm, in modo da potervi appoggiare facilmente i palmi delle mani. Tenete inoltre il mouse più vicino possibile alla tastiera.

Documenti di lavoro

Fate in modo di posizionare i vostri documenti di lavoro tra tastiera e schermo, non tra voi e la tastiera. Se possibile, tastiera, documenti e schermo devono essere tutti allineati su uno stesso asse.

Fonte: Puntosicuro.it

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_ Software VERSCA gestione scadenze adempimenti periodici

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Come scegliere lo strumento migliore per gestire le scadenze degli adempimenti periodici

Uno dei più diffusi problemi che hanno aziende e consulenti è la gestione delle scadenze degli adempimenti periodici.
Mi riferisco non solo a quelle afferenti all’area contabile (pagamenti, fatture, ecc), ma e soprattutto a quelle relative a:
_ corsi di formazione
_ interventi di manutenzione
_ documenti
_ audit e azioni correttive
_ visite mediche
_ ecc..
Decine e decine di tipologie di adempimenti in cui l’esigenza di gestirne la scadenza, assume una priorità assoluta.

Quali sono gli strumenti che puoi utilizzare per gestire le scadenze periodiche?
Sono tre e si caratterizzano ciascuno per avere punti di forza e aspetti migliorabili.

1) Fogli elettronici in Excel
2) Software in cloud
3) Software installati direttamente sul proprio pc

Vediamo schematicamente quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle tre alternative

1) Fogli elettronici in Excel
La gestione delle scadenze tramite un foglio elettronico in Excel può risolvere tranquillamente esigenze di base, ma non consente di automatizzare ricerche incrociate come ad esempio tra due date, oppure svolgere una ricerca per tipologia di adempimento, o per singola azienda.
Scarica modello di scadenziario in MS Excel

2) Software in cloud
Sul mercato sono presenti numerose soluzioni cloud per gestire le scadenze, alcune delle quali davvero molto interessanti, ma tutte con un grosso limite: la gestione e la conservazione dei dati avviene su un server esterno, determinando così dubbi sulla sicurezza dei dati, e sul fatto che io come utente non abbia poi tutta questo entusiasmo di lasciare i miei dati alla mercè di possibili (anche se remote) azioni di data breach (violazione dei dati inseriti).
Le soluzioni cloud spesso offrono l’invio in automatico dell’avviso della scadenza dell’adempimento (il cosiddetto reminder), tramite sms o email. Questa funzione è molto utile ed è molto richiesta dagli utenti, ma presenta un problema: i filtri antispam presenti sui pc. Ecco che quindi il reminder deve gestito in modo “intelligente”, ovvero l’email di reminder deve essere inviata a un’unica email, verificando che il mittente sia nella rubrica e che non sia “spammato”. Ad esempio il consulente che adotta una soluzione cloud è bene che non inserisca come destinatario degli avvisi di scadenza il singolo cliente, ma una propria email in modo tale da essere sicuro che non vi sia alcun filtro antispam che la possa “rendere invisibiel”.
Un esempio di gestione scadenze adempimenti tramite cloud e reminder tramite email è il servizio Scadenzesicurezza.com

3) Software installati direttamente sul proprio pc
Si tratta di una soluzione scelta da molti in quanto assicura la conservazione e la gestione dei dati inseriti, sul proprio pc o sul proprio server di rete. Generalmente non hanno sistemi di invio tramite sms o email del rimender, ma richiedono da parte dell’uente l’avvio del software per conoscere per un determinato intervallo di tempo, definibile anche dall’utente, le scadenze degli adempimenti registrati. Spesso il calcolo della nuova scadenza avviene in automatico, così come la possibilità di ricerca scadenze per tipologia di adempimento o per singola azienda,
Un esempio di un software molto diffuso è VERSCA, disponibile in due versioni

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Come fare #formazione per la #sicurezza e come aggiornarla?

Per supportare i lettori e gli operatori nell’applicazione della complicata normativa in materia di formazione alla sicurezza, PuntoSicuro ha intrapreso un percorso di approfondimento di quanto richiesto dai principali accordi approvati in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.

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E in relazione ai due Accordi del 21 dicembre 2011 – l’ Accordo Stato-Regioni per la formazione dei lavoratori (ex articolo 37 del D.Lgs. 81/2008) e l’ Accordo Stato-Regioni sui corsi di formazione per lo svolgimento diretto, da parte del datore di lavoro, dei compiti di prevenzione e protezione dai rischi (ex articolo 34 del D.Lgs. 81/2008) – non possiamo non ricordare quanto poi riportato in un successivo e importante documento chiarificatore.

Stiamo parlando del documento approvato – sempre in sede di Conferenza Stato-Regioni – il 25 luglio 2012 contenente “ Adeguamento e linee applicative degli accordi ex articolo 34, comma 2, e 37, comma 2, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni e integrazioni”.

 

Sono stati molti gli articoli dedicati da PuntoSicuro a questo documento, nato per facilitare l’applicazione e l’interpretazione, anche in sede di vigilanza, di quanto contenuto negli accordi del 2011.

 

Con particolare riferimento a quanto contenuto nell’articolo “ Accordi formazione: chiarimenti per lavorare meglio e bene”, rifacciamo brevemente il punto di alcuni dei vari contenuti delle linee applicative:

collaborazione degli Organismi paritetici alla formazione: si ricorda che la legge “non impone al datore di lavoro di effettuare la formazione necessariamente con gli organismi paritetici quanto, piuttosto, di mettere i medesimi a conoscenza della volontà di svolgere una attività formativa; ciò in modo che essi possano, se del caso, svolgere efficacemente la funzione che il “testo unico” attribuisce loro, attraverso proprie proposte al riguardo”. Sono poi riportate le condizioni necessarie affinché questa collaborazione possa funzionare, ad esempio gli Organismi paritetici devono essere costituiti da associazioni sindacali di datori di lavoro e lavoratori che siano comparativamente più rappresentative a livello nazionale ed essere presenti nel territorio e settore;

 

L’ accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 precisa inoltre, modificando l’Accordo 2011 per la formazione dei lavoratori sostituendo la nota nella premessa:

“Nota: in coerenza con le previsioni di cui all’articolo 37, comma 12, del D.Lgs. n. 81/08, i corsi di formazione per i lavoratori vanno realizzati previa richiesta di collaborazione agli organismi paritetici, così come definiti all’articolo 2, comma 1, lettera ee), del D.Lgs. 81/08, ove esistenti sia nel territorio che nel settore nel quale opera l’azienda. In mancanza, il datore di lavoro procede alla pianificazione e realizzazione delle attività di formazione”.

La nuova nota specifica che “Ove la richiesta riceva riscontro da parte dell’organismo paritetico, delle relative indicazioni occorre tener conto nella pianificazione e realizzazione delle attività di formazione, anche ove tale realizzazione non sia affidata agli organismi paritetici.

Ove la richiesta di cui al precedente periodo non riceva riscontro dall’organismo paritetico entro quindici giorni dal suo invio, il datore di lavoro procede autonomamente alla pianificazione e realizzazione delle attività di formazione.

Viene così maggiormente definito il concetto di collaborazione.

 

L’accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 indica poi i criteri che tali organismi devono soddisfare ai fini della rappresentatività, in termini comparativi sul piano nazionale:

– consistenza numerica degli associati delle singole OO.SS.;

– ampiezza e diffusione delle strutture organizzative;

– partecipazione alla formazione e stipulazione dei contratti nazionali collettivi di lavoro (con esclusione dei casi di sottoscrizione per mera adesione);

– partecipazione alla trattazione delle controversie di lavoro.

 

La nota in premessa all’Accordo 2011, modificata dall’Accordo 2017, termina infine specificando che “Si rappresenta, inoltre che devono intendersi soppressi i riferimenti agli enti Bilaterali contenuti nel paragrafo “Collaborazione degli organismi paritetici alla formazione” dell’Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sul documento proposto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali recante «Adeguamento e linee applicative degli accordi ex articolo 34, comma 2 e 37, comma 2 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni e integrazioni» (Repertorio atti n. 153 /CSR del 25 luglio 2012).

 

– aggiornamento della formazione: le linee applicative del 2012 sottolineano che entrambi gli accordi del 21 dicembre prevedono l’aggiornamento della formazione, svolto in un arco temporale quinquennale, a partire dal momento in cui è stato completato il percorso formativo di riferimento”. Inoltre tali linee applicative forniscono ulteriori indicazioni in ordine alle modalità per mezzo delle quali si possa ottemperare all’obbligo di aggiornamento.

Tuttavia l’accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 modifica alcune di queste indicazioni prevedendo che “l’aggiornamento per lavoratori, preposti, dirigenti, datori di lavoro che intendono svolgere i compiti propri del servizio di prevenzione e protezione di cui agli accordi del 21 dicembre 2011 e quello per il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza previsto dall’art. 37, comma 11, del d.lgs. n. 81/2008 può essere ottemperato per mezzo della partecipazione a convegni o seminari nella misura non superiore al 50% del totale di ore previste”, non citando più la previsione di una verifica finale di apprendimento (così come non è più prevista per i corsi di aggiornamento per RSPP e ASPP).

 

Riguardo all’obbligo di aggiornamento quali sono le tempistiche? Come calcolare l’arco temporale quinquennale?

Sono sempre le linee applicative a dircelo: “al fine di favorire una rapida individuazione, anche nel caso in cui l’aggiornamento sia svolto in diverse occasioni nell’arco del quinquennio, dei termini per l’adempimento, si ritiene che i cinque anni di cui agli accordi decorrano sempre a far data dal giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale degli accordi e, quindi, sempre considerando il quinquennio successivo all’11 gennaio 2012”. Quindi per i soggetti già formati alla data di pubblicazione degli accordi la scadenza era l’11 gennaio 2017.

Tuttavia “con riferimento ai soggetti formati successivamente all’11 gennaio 2012, il termine iniziale per il calcolo del quinquennio per l’aggiornamento non può che essere, invece, quello della data dell’effettivo completamento del rispettivo percorso formativo, coerente con i contenuti degli accordi”.

Torniamo alle linee applicative e ci soffermiamo su una parte meno conosciuta, ma ugualmente importante, come messo in rilievo da Rolando Dubini nell’articolo “ Come interpretare le linee applicative degli accordi sulla formazione”.

Nella parte relativa all’efficacia degli accordi il documento ribadisce l’aspetto fondamentale di ogni attività formativa.

 Si parla della “necessità che la formazione sia comunque progettata e realizzata tenendo conto delle risultanze della valutazione dei rischi, con la conseguenza che: ‘il percorso formativo e i relativi argomenti possono essere ampliati in base alla natura e all’entità dei rischi presenti in azienda, aumentando di conseguenza il numero di ore necessario’”.

 Pertantocontinua il documento – “in linea di massima la formazione da erogare al lavoratore e, per quanto facoltativa nell’articolazione, ai dirigenti e ai preposti, viene individuata avendo riguardo al ‘percorso’ delineato dall’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008, che costituisce un percorso minimo e, tuttavia, sufficiente rispetto al dato normativo, salvo che esso non debba essere integrato tenendo conto di quanto emerso dalla valutazione dei rischi o nei casi previsti dalla legge (si pensi all’introduzione di nuove procedure di lavoro o nuove attrezzature)”.

Concludiamo con un’altra utile sottolineatura sulla “classificazione” dei lavoratori.

Si indica che “l’accordo ex articolo 37 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro espone, al punto 4, nella parte denominata “Condizioni particolari”, il principio per il quale: ‘I lavoratori di aziende, a prescindere dal settore di appartenenza, che non svolgano mansioni che comportino la loro presenza, anche saltuaria, nei reparti produttivi, possono frequentare i corsi individuati per il rischio basso”. In tal modo viene esplicitato il principio generale in forza del quale la ‘classificazione’ dei lavoratori, nei soli casi in cui esistano in azienda soggetti non esposti a medesime condizioni di rischio, può essere fatta anche tenendo conto delle attività concretamente svolte dai soggetti medesimi, avendo a riferimento quanto nella valutazione dei rischi; ad esempio, i lavoratori di una azienda metallurgica che non frequentino reparti produttivi o i lavoratori che svolgano semplice attività d’ufficio saranno considerati come lavoratori che svolgano una attività a rischio “basso” e non lavoratori (come gli operai addetti alle attività dei reparti produttivi) che svolgano una attività che richiederebbe i corsi di formazione per il rischio “alto” o “medio”. Analogamente, ove la valutazione dei rischi di una azienda la cui classificazione ATECO prevede l’avvio dei lavoratori a corsi a rischio “basso” evidenzi l’esistenza di rischi particolari, tale circostanza determina la necessità di programmare e realizzare corsi adeguati alle effettive condizioni di rischio (quindi, di contenuto corrispondente al rischio “medio” o “alto”)”.

Tali indicazioni sono ribadite dall’ Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 in riferimento alla formazione specifica in modalità e-learning.

L’accordo specifica infatti che “nelle aziende inserite nel rischio basso, così come riportato nella tabella di cui all’allegato II dell’accordo del 21 dicembre 2011, è consentito il ricorso alla modalità e-learning, nel rispetto delle disposizioni di cui all’allegato II (dell’Accordo 2016, ndr) e a condizione che i discenti abbiano possibilità di accesso alle tecnologie impiegate, familiarità con l’uso del computer e buona conoscenza della lingua utilizzata, per l’erogazione della formazione specifica dei lavoratori di cui all’accordo sancito sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano nella seduta del 21 dicembre 2011 relativo alla individuazione dei contenuti della formazione dei lavoratori, dei dirigenti e dei preposti. Tale indicazione vale anche per la formazione specifica dei lavoratori che, a prescindere dal settore di appartenenza, non svolgono mansioni che comportino la loro presenza, anche saltuaria, nei reparti produttivi, così come indicato al primo periodo del paragrafo 4 “Condizioni particolari” dell’accordo del 21 dicembre 2011. A tal fine si precisa che la formazione specifica per lavoratori deve essere riferita, in ogni caso, all’effettiva mansione svolta dal lavoratore e deve essere pertanto erogata rispetto agli aspetti specifici scaturiti dalla valutazione dei rischi. Pertanto per le aziende inserite nel rischio basso non è consentito il ricorso alla modalità e-learning per tutti quei lavoratori che svolgono mansioni che li espongono ad un rischio medio o alto”.

Per applicare correttamente la normativa in materia di formazione alla sicurezza, secondo gli accordi del 21 dicembre 2011, è quindi importante conoscere anche l’ Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 che non solo individua i requisiti della formazione dei responsabili e degli addetti del servizio di prevenzione e protezione, ma che modifica vari aspetti normati dagli accordi del 2011.

Fonte: Puntosicuro.it

 

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FAQ di Prevenzione Incendi: la documentazione richiesta

Le risposte dei Vigili del Fuoco ad alcune domande frequenti circa i procedimenti di prevenzione incendi: quale documentazione è richiesta a corredo delle istanze/segnalazioni?.

 

 

 

 

 

 

La Ditta installatrice si rifiuta di rilasciare il certificato di corretta posa delle vernici intumescenti. Verificando spessori e tipologia di materiale utilizzato, è possibile far certificare da un tecnico qualificato questa posa?

La certificazione di corretta posa in opera può essere redatta esclusivamente dall’installatore. Comunque il “professionista antincendio”, cioè colui che risulta iscritto negli elenchi del Ministero dell’Interno di cui all’art. 16 comma 4 del d.lgs. 139/2006 potrà verificare direttamente quanto necessario alla corretta predisposizione del modello Pin 2.2. Dich.Prod..

 

Dovendo istallare un gruppo elettrogeno di potenza superiore ai 25 kW, nello specifico da 45 kW, quale tipo di certificazione dovrà essere richiesta alla ditta e quale quella necessaria per la presentazione della SCIA?

La documentazione da accludere alla SCIA è stabilità dall’art. 4 del d.m. 7 agosto 2012.

 

Con l’abrogazione del d.P.R 37/1998, a quale normativa occorre riferirsi per la registrazione degli interventi di controllo, manutenzione e verifica di prevenzione incendi finalizzati al rispetto del d.P.R. 151/11?

Dovranno essere distinti due ambiti. Qualora si tratti di luoghi di lavoro il riferimento normativo è il decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008 che in diversi punti riporta gli adempimenti, i controlli, le manutenzioni, la formazione ecc. In particolare il punto z) dell’art. 15 del D.Lgs. 81/08 prevede l’obbligo della regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alla indicazione dei fabbricanti. Tale concetto è ripreso dall’art. 4 del d.m. 10 marzo 1998. (Controllo e manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio) che prevede che gli interventi di manutenzione ed i controlli sugli impianti e sulle attrezzature di protezione antincendio siano effettuati nel rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, delle norme di buona tecnica emanate dagli organismi di normalizzazione nazionali o europei o, in assenza di dette norme di buona tecnica, delle istruzioni fornite dal fabbricante e/o dall’installatore. Per esempio nella maggior parte delle norme UNI, che costituiscono la presunzione di conformità per ottemperare alla “regola dell’arte”, sono previste espressamente le modalità di registrazioni dei controlli e delle manutenzioni, che normalmente prevedono la data, i risultati, i ricambi utilizzati e le azioni ulteriori necessarie. È comunque necessario che il responsabile dell’attività durante il controllo dei vigili del fuoco fornisca evidenza documentale delle registrazioni effettuate. Quando, invece, l’attività non costituisce luogo di lavoro ci si dovrà riferire al d.P.R. 151/2011, articolo 6 “Obblighi connessi con l’esercizio dell’attività, comma 2, che prevede l’annotazione in un apposito registro di tutti gli interventi di controllo, verifica, manutenzione e informazione che non potranno che riferirsi, anche in questo caso, a quelle prescritte da obblighi di legge, da norme di buona tecnica, da istruzioni fornite dai fabbricanti o da indicazioni progettuali.

 

Per l’attività di deposito di gpl, categoria A, occorre presentare anche una relazione tecnica descrittiva? Il professionista che sottoscrive la documentazione tecnica può firmare anche la dichiarazione di conformità (mod. PIN 2.1 gpl 2011)?

Non è richiesta alcuna documentazione aggiuntiva oltre quella già prevista dall’art. 11, comma 2, del d.P.R. 151/2011. Lo stesso tecnico può sottoscrivere sia la relazione tecnica sia la dichiarazione di conformità.

Fonte: Puntosicuro.it

 

 

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UNI EN 12453:2017 – Sicurezza per porte e cancelli motorizzati

Il 21 settembre 2017 è entrata in vigore la nuova norma che specifica i metodi di prova relativi alla sicurezza d’uso per qualsiasi tipo di porta, cancello e barriera ad azionamento motorizzato.

Norma numero : UNI EN 12453:2017
Titolo : Porte e cancelli industriali, commerciali e da garage – Sicurezza in uso di porte motorizzate – Requisiti e metodi di prova
ICS : [91.060.50]
Stato : IN VIGORE
Commissioni Tecniche : [Prodotti, processi e sistemi per l’organismo edilizio] [Porte e cancelli industriali, commerciali e da garage (misto Prodotti e processi per l’organismo edilizio/Sicurezza)]
Data entrata in vigore : 21 settembre 2017
Data ritiro :
Sommario : La norma specifica i requisiti e i metodi di prova relativi alla sicurezza d’uso per qualsiasi tipo di porta, cancello e barriera ad azionamento motorizzato destinato all’installazione in aree raggiungibili da persone e le cui finalità di impiego principali consistono nel fornire accesso sicuro a merci, veicoli e persone in edifici industriali, commerciali o residenziali.

Lista Norme CEN
Recepisce :

EN 12453:2017

Lista sostituzioni
Sostituisce :

UNI EN 12445:2002
UNI EN 12453:2002

Link per il download

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