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Il controllo da parte del datore di lavoro delle condizioni di sicurezza

Il datore di lavoro non deve limitarsi ad informare i lavoratori sulle norme antinfortunistiche previste, ma deve attivarsi e controllare sino alla pedanteria che le norme stesse siano assimilate dai lavoratori nella ordinaria prassi di lavoro.

I datori di lavoro, ai fini della applicazione delle norme di legge in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, devono avere nei confronti dei lavoratori che prestano la propria attività per conto degli stessi la cultura e la “forma mentis” del garante del bene costituzionalmente rilevante costituito dalla integrità fisica dei lavoratori e non devono limitarsi a formare ed informare gli stessi sulle norme antinfortunistiche previste né ad impartire a questi le direttive da seguire per garantire la sicurezza dello svolgimento del lavoro ma devono attivarsi e controllare fino alla “pedanteria” che nella ordinaria prassi di lavoro le norme di sicurezza siano state assimilate dagli stessi. Questo è il messaggio che emerge dalla sentenza della Corte di Cassazione in commento e che abbiamo già letto e commentato in occasione della Sentenza n. 31679 del 11 agosto 2010 della stessa Sez. IV penale pubblicata e commentata dallo scrivente nell’articolo “ Sulla “forma mentis” e sulla “pedanteria” richieste ai datori di lavoro”.

 

Ora in questa occasione la suprema Corte, nel decidere su di un ricorso presentato da un datore di lavoro condannato per un infortunio mortale occorso a un lavoratore caduto da un ponteggio privo delle regolari protezioni  e nell’esprimersi sugli obblighi che il datore di lavoro deve avere nei confronti dei lavoratori dipendenti, è tornata a ribadire che lo stesso deve controllare sino alla pedanteria affinché le norme di sicurezza siano assimilate dai lavoratori nella loro ordinaria attività.

 

Il fatto e l’iter giudiziario

La Corte di Appello ha confermata la condanna pronunciata dal Tribunale nei confronti di un datore di lavoro e legale rappresentante di una ditta imputato del reato di cui all’art. 589 del codice penale per aver cagionato la morte, con colpa consistita in imprudenza, negligenza, imperizia e violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, di un dipendente operaio muratore e con colpa specifica consistita, in particolare, nella violazione di cui agli artt. 16 e 7 del D.P.R. n. 164/56  e all’ art. 26 del D.P.R. n. 547/55, per non aver realizzato un idoneo parapetto e opere provvisionali costruite con buon materiale e a regola d’arte, proporzionate e idonee allo scopo, conservate in stato di efficienza per tutta la durata dei lavori, atte ad impedire la caduta dall’alto, durante i lavori di demolizione e ricostruzione di un fabbricato urbano. In conseguenza di tale omissione, l’operaio, che stava lavorando alla messa in opera del materiale di copertura del balcone, accovacciato con le spalle rivolte al parapetto, costituito da una protezione provvisoria composta da assi di legno e tubolari tenuti insieme dal solo filo di ferro, nel momento in cui si appoggiava, per reggersi o rimettersi in piedi, al corrente intermedio, costituito da una tavola di 9 cm di larghezza e dello spessore di 2,5 cm, la tavola cedeva spezzandosi, così determinando la caduta nel vuoto dell’operaio da un’altezza di 4,5 m. A seguito della caduta l’operaio sbatteva violentemente la testa e decedeva per le lesioni riportate.

 

Il Tribunale aveva affermato la penale responsabilità dell’imputato condannandolo alla pena ritenuta di giustizia, oltre al risarcimento dei danni in favore della parte civile e al versamento della provvisionale esecutiva pari ad euro 60.000. A seguito della impugnazione da parte dell’imputato, la Corte d’Appello ha confermata l’affermazione di colpevolezza pronunciata dal primo giudice, disattendendo la tesi difensiva secondo cui l’imputato sarebbe caduto a seguito di un malore, per una miscela di farmaci e alcool, e ribadendo l’assoluta inidoneità della protezione realizzata sul balcone che, sottoposta alla pressione del corpo umano, ha ceduto, facendo precipitare la vittima confermando altresì il trattamento sanzionatorio riservato dal primo giudice e le statuizioni civili.

 

In punto di responsabilità, la Corte distrettuale ha osservato che l’unico garante della sicurezza nel caso in esame era il datore di lavoro (cioè l’imputato) posto che l’infortunio era avvenuto all’interno dell’area di rischio nella quale si collocava il suo primario obbligo di assicurare le più appropriate condizioni di sicurezza al lavoratore, anche in rapporto a possibili comportamenti trascurati o disattenti del lavoratore stesso. Oltre tutto, ha aggiunto la Corte territoriale, non era stato provato l’asserito “malore” del dipendente ma era risultato da testimonianze che poco più di un mese prima, gli ispettori del lavoro avevano constatato, ai sensi dell’art. 77 lett. c del D.P.R. n. 164/56, la mancanza di idonee protezioni contro il pericolo di cadute dall’alto e lo avevano diffidato a non far proseguire i lavori prima di aver eliminato la violazione. Una documentazione fotografica, altresì, aveva evidenziata l’assoluta inadeguatezza della protezione del posto di lavoro dell’infortunato contro il rischio di caduta dall’alto.

 

Il ricorso per cassazione e le motivazioni

L’imputato ha ricorso per cassazione tramite il difensore di fiducia, lamentando che l’oggetto della contravvenzione da parte dell’Ispettorato del lavoro aveva riguardato l’assenza di parapetto e non la sua inadeguatezza, in quanto rispondeva ai requisiti di cui all’art. 26 del D.P.R. n.547/55 e sostenendo, altresì, che l’infortunio era stato causato dalla rottura della tavola centrale e non dall’ancoraggio artigianale fatto con del filo di ferro. La Corte territoriale, inoltre, non aveva motivato sulla condotta imprudente del lavoratore.

 

Secondo il ricorrente l’operaio era precipitato non perché si era rialzato dalla posizione in cui si trovava e aveva perso l’appoggio che doveva garantirgli il parapetto ma perché, lavorando nella parte interna al bancone, a causa di un malore determinato dalle sue condizioni psico-fisiche, era rovinato all’indietro, andando ad incunearsi tra il corrente superiore costituito da un tubo di acciaio e la tavola fermapiede lungo il pavimento sfondando il corrente intermedio. L’operaio inoltre aveva assunto una notevole dose di alcol durante la giornata oltre ad un antidolorifico per cui aveva avuto un malore e, avendo perso i sensi, era precipitato di spalle, al di sotto del corrente superiore.

 

Le decisioni in diritto della Corte di Cassazione

Il ricorso è stato ritenuto dalla Corte di Cassazione manifestamente infondato e perciò inammissibile. La stessa ha ritenuto la decisione presa dalla Corte territoriale formalmente e sostanzialmente legittima avendo la stessa, dopo aver analizzato tutti gli aspetti della vicenda (dinamica dell’infortunio, posizione di garanzia dell’imputato, nesso di causalità tra la condotta contestata e l’evento, comportamento della parte lesa), spiegato le ragioni per le quali ha ritenuto sussistente la penale responsabilità del ricorrente. Il compito del datore di lavoro, ha precisato la Se. IV, è molteplice e articolato e va dalla istruzione dei lavoratori sui rischi di determinati lavori e dalla conseguente necessità di adottare certe misure di sicurezza alla predisposizione di queste misure (con obbligo, quindi, ove le stesse consistano in particolari cose o strumenti, di mettere queste cose, questi strumenti, a portata di mano del lavoratore), e, soprattutto, al controllo continuo, pressante, per imporre che i lavoratori rispettino quelle norme, si adeguino alla misure in esse previste e sfuggano alla superficiale tentazione di trascurarle. “Il datore di lavoro”, ha sostenuto la suprema Corte, “deve avere la cultura e la forma mentis del garante del bene costituzionalmente rilevante costituito dalla integrità del lavoratore, e non deve perciò limitarsi ad informare i lavoratori sulle norme antinfortunistiche previste, ma deve attivarsi e controllare sino alla pedanteria, che tali norme siano assimilate dai lavoratori nella ordinaria prassi di lavoro”.

 

Su tale punto, ha ricordato la Sez. IV, hanno avuto modo di intervenire anche le Sezioni Unite della stessa Corte di Cassazione (Sez. Un. n. 6168 del 21/05/1988 dep. 21/04/1989) enunciando il principio secondo cui al fine di escludere la responsabilità per reati colposi dei soggetti obbligati ex art. 4 del D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547 a garantire la sicurezza dello svolgimento del lavoro, non è sufficiente che tali soggetti impartiscano le direttive da seguire a tale scopo, ma è necessario che ne controllino con prudente e continua diligenza la puntuale osservanza.

 

Con riferimento al comportamento del lavoratore poi la suprema Corte ha osservato che la normativa antinfortunistica mira a salvaguardare l’incolumità del lavoratore non solo dai rischi derivanti da incidenti o fatalità, ma anche da quelli che possono scaturire dalla sue stesse disattenzioni, imprudenze o disubbidienze alle istruzioni o prassi raccomandate, purché connesse allo svolgimento dell’attività lavorativa. È pur vero che destinatari delle norme di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro sono non solo i datori di lavoro, i dirigenti e i preposti, ma anche gli stessi operai; tuttavia, l’inosservanza di dette norme da parte dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti ha valore assorbente rispetto al comportamento dell’operaio, la cui condotta può assumere rilevanza ai fini penalistici solo dopo che da parte dei soggetti obbligati siano state adempiute le prescrizioni di loro competenza.

 

In conclusione, ai fini della sussistenza della penale responsabilità dell’imputato per l’evento infortunistico, ha assunto nel caso in esame una notevole rilevanza la circostanza che fu proprio quest’ultimo, quale datore di lavoro, a mettere a disposizione del lavoratore quel parapetto assolutamente inadeguato, sotto il profilo delle misure di protezione, per l’attività lavorativa da svolgere, ignorando non solo le prescrizioni degli Ispettori del Lavoro che, già prima avevano rilevato nel cantiere una grave carenza di dispositivi di sicurezza, ma anche quelle incluse nel POS, relative ad andatoie e passerelle, predisponendo sul balcone, ove la vittima stava realizzando la pavimentazione, una protezione, definita dalla Corte territoriale, “risibile”, costituita da un’asse di legno assicurata con del fil di ferro a dei montanti in ferro che, sottoposta alla mera pressione del corpo umano, ha ceduto, come risulta documentato dai rilievi fotografici, con esito letale per il lavoratore che è precipitato da un’altezza superiore a 2 metri.

 

Alla dichiarazione di inammissibilità quindi è seguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di 2.000 euro a favore della Cassa delle Ammende nonché alla rifusione delle spese di giudizio alle costituite parti civili liquidate in 4.000 euro.

 

Gerardo Porreca

 

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Ripasso Interpelli aggiornamento fino a dic 2019.pptx

Fonte: Stefano Massera – Linkedin

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Bando Isi 2019

Avviso pubblico Isi 2019 – finanziamenti alle imprese per la realizzazione di interventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro. In attuazione dell’articolo 11, comma 5 del D.lgs. 81/2008 s.m.i. e dell’articolo 1, commi 862 e seguenti, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 attraverso la pubblicazione di singoli Avvisi pubblici regionali/provinciali, finanzia investimenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

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Finalità: incentivare le imprese a realizzare progetti per il miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, nonché incentivare le micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli per l’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature di lavoro caratterizzati da soluzioni innovative per abbattere in misura significativa le emissioni inquinanti, migliorare il rendimento e la sostenibilità globali e, in concomitanza, conseguire la riduzione del livello di rumorosità o del rischio infortunistico o di quello derivante dallo svolgimento di operazioni manuali.

Destinatari dei finanziamenti: le imprese, anche individuali, ubicate su tutto il territorio nazionale iscritte alla Camera di commercio industria, artigianato ed agricoltura e, per l’asse 2 di finanziamento anche gli Enti del terzo settore.

Progetti ammessi a finanziamento: Sono finanziabili le seguenti tipologie di progetto ricomprese in 5 Assi di finanziamento:

  • Progetti di investimento e Progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale – Asse di finanziamento 1 (sub Assi 1.1 e 1.2)
  • Progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale di carichi (MMC) – Asse di finanziamento 2
  • Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto – Asse di finanziamento 3
  • Progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività – Asse di finanziamento 4
  • Progetti per micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli -Asse di finanziamento 5 (sub Assi 5.1 e 5.2).

Risorse finanziarie destinate ai finanziamenti: Le risorse finanziarie destinate dall’Inail ai progetti sono ripartite per regione/provincia
autonoma e per assi di finanziamento. Di tale ripartizione è data evidenza nell’allegato “Isi 2019-allegato risorse economiche” che costituisce
parte integrante degli Avvisi pubblici regionali/provinciali pubblicati.
Il finanziamento, in conto capitale, è calcolato sulle spese ritenute ammissibili al netto dell’IVA come di seguito riportato.
Per gli Assi 1 (sub Assi 1.1 e 1.2), 2, 3 e 4 nella misura del 65% e con i seguenti limiti:

  • Assi 1 (sub Assi 1.1 e 1.2), 2, 3, fino al massimo erogabile di 130.000,00 Euro ed un finanziamento minimo ammissibile pari a 5.000,00 Euro. Per le imprese fino a 50 dipendenti che presentano progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale di cui all’allegato (sub Asse 1.2) non è fissato il limite minimo di finanziamento.
  • Asse 4, fino al massimo erogabile di 50.000,00 Euro ed un finanziamento minimo ammissibile pari a 2.000,00 Euro.

Asse 5 (su Assi 5.1 e 5.2) nella misura del:

  • 40% per i soggetti destinatari del sub Asse 5.1 (generalità delle imprese agricole);
  • 50% per i soggetti destinatari del sub Asse 5.2 (giovani agricoltori).

Il finanziamento massimo erogabile è pari a Euro 60.000,00; il finanziamento minimo è pari a Euro 1.000,00.

Modalità e tempistiche di presentazione della domanda: La domanda deve essere presentata in modalità telematica con successiva conferma attraverso l’apposita funzione presente nella procedura per la compilazione della domanda on line di upload/caricamento della documentazione come specificato negli Avvisi regionali/provinciali. Sul sito http://www.inail.it – ACCEDI AI SERVIZI ONLINE – le imprese avranno a disposizione una procedura informatica che consentirà loro, attraverso un percorso guidato, di inserire la domanda di finanziamento con le modalità indicate negli Avvisi regionali. Le date di apertura e chiusura della procedura informatica, in tutte le sue fasi , saranno pubblicate sul portale dell’Istituto, nella sezione dedicata all’Avviso Isi 2019, entro il 31.gennaio 2020.

Per informazioni e assistenza sul presente Avviso è possibile fare riferimento al numero telefonico 06.6001 del Contact center Inail. Il servizio è disponibile sia da rete fissa sia da rete mobile, secondo il piano tariffario del gestore telefonico di ciascun utente.

Fonte Inail

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Newsletter del 17/12/2019

DPO – PRIVACY
Da leggere – La relazione annuale del DPO: errori da evitare
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MODELLI 231
Da leggere – Modelli 231 – Le sanzioni previste per i nuovi reati fiscali
Prodotto associato: Kit 231 aggiornamento reati fiscali

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Come scegliere lo strumento migliore per gestire le scadenze degli adempimenti periodici

*********************** SOFTWARE GESTIONE SCADENZE – VERSCA ****************

Aggiornato il 19/8/2019
Uno dei più diffusi problemi che hanno aziende e consulenti è la gestione delle scadenze degli adempimenti periodici.
Mi riferisco non solo a quelle afferenti all’area contabile (pagamenti, fatture, ecc), ma e soprattutto a quelle relative a:
_ corsi di formazione
_ interventi di manutenzione
_ documenti
_ audit e azioni correttive
_ visite mediche
_ ecc..
Decine e decine di tipologie di adempimenti in cui l’esigenza di gestirne la scadenza, assume una priorità assoluta.

Quali sono gli strumenti che puoi utilizzare per gestire le scadenze periodiche?
Sono tre e si caratterizzano ciascuno per avere punti di forza e aspetti migliorabili.

1) Fogli elettronici in Excel
2) Software in cloud
3) Software installati direttamente sul proprio pc

Vediamo schematicamente quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle tre alternative

1) Fogli elettronici in Excel
La gestione delle scadenze tramite un foglio elettronico in Excel può risolvere tranquillamente esigenze di base, ma non consente di automatizzare ricerche incrociate come ad esempio tra due date, oppure svolgere una ricerca per tipologia di adempimento, o per singola azienda.
Scarica modello di scadenziario in MS Excel

2) Software in cloud
Sul mercato sono presenti numerose soluzioni cloud per gestire le scadenze, alcune delle quali davvero molto interessanti, ma tutte con un grosso limite: la gestione e la conservazione dei dati avviene su un server esterno, determinando così dubbi sulla sicurezza dei dati, e sul fatto che io come utente non abbia poi tutta questo entusiasmo di lasciare i miei dati alla mercè di possibili (anche se remote) azioni di data breach (violazione dei dati inseriti).
Le soluzioni cloud spesso offrono l’invio in automatico dell’avviso della scadenza dell’adempimento (il cosiddetto reminder), tramite sms o email. Questa funzione è molto utile ed è molto richiesta dagli utenti, ma presenta un problema: i filtri antispam presenti sui pc. Ecco che quindi il reminder deve gestito in modo “intelligente”, ovvero l’email di reminder deve essere inviata a un’unica email, verificando che il mittente sia nella rubrica e che non sia “spammato”. Ad esempio il consulente che adotta una soluzione cloud è bene che non inserisca come destinatario degli avvisi di scadenza il singolo cliente, ma una propria email in modo tale da essere sicuro che non vi sia alcun filtro antispam che la possa “rendere invisibile”.

3) Software installati direttamente sul proprio pc
Si tratta di una soluzione scelta da molti in quanto assicura la conservazione e la gestione dei dati inseriti, sul proprio pc o sul proprio server di rete. Generalmente non hanno sistemi di invio tramite sms o email del rimender, ma richiedono da parte dell’uente l’avvio del software per conoscere per un determinato intervallo di tempo, definibile anche dall’utente, le scadenze degli adempimenti registrati. Spesso il calcolo della nuova scadenza avviene in automatico, così come la possibilità di ricerca scadenze per tipologia di adempimento o per singola azienda,
Un esempio di un software molto diffuso è VERSCA

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Valutazione dei rischi: come ridurre i rischi usando le matrici?

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Indicazioni sui concetti di rischio, danno e pericolo e sul processo di valutazione dei rischi. Focus sulle definizioni, sulle scale della probabilità e della magnitudo e sull’uso delle matrici per la riduzione del rischio.

Siena, 7 Giu – Per cercare di stimolare strategie di prevenzione più efficaci è sempre utile riportare l’attenzione sul processo di valutazione dei rischi, un processo da cui discendono tutti gli interventi di prevenzione e protezione necessari ad una migliore tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Per questo motivo il nostro giornale in questi mesi sta raccogliendo alcune informazioni essenziali sulla valutazione dei rischi, facendo riferimento ad alcuni dei tanti documenti in materia presenti in rete.

 

Presentiamo oggi, in particolare, un materiale didattico tratto dal “Corso di formazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro – area scientifica rischio alto (16 ore)” del Dipartimento di Scienze della vita dell’ Università di Siena.

 

Ci soffermeremo in particolare su questi temi:

 

Il pericolo, il danno e i rischi

Nel materiale relativo ai “Concetti di rischio, danno e pericolo” si ricorda che il “pericolo” (proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni – D.Lgs. 81/2008) è:

  • Causa o origine di un danno o di una perdita potenziali (UNI 11230 – Gestione del rischio)
  • Potenziale sorgente di danno (UNI EN ISO 12100-1)
  • Proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore (sostanza, attrezzo, metodo di lavoro) avente la potenzialità di causare danni (Orientamenti CEE riguardo alla valutazione dei rischi di lavoro)
  • Fonte di possibili lesioni o danni alla salute. Il termine pericolo è generalmente usato insieme ad altre parole che definiscono la sua origine o la natura della lesione o del danno alla salute previsti: pericolo di elettrocuzione, di schiacciamento, di intossicazione, ….(Norma Uni EN 292 parte I/1991 – ritirata)
  • Fonte o situazione potenzialmente dannosa in termini di lesioni o malattie, danni alle proprietà, all’ambiente di lavoro, all’ambiente circostante o una combinazione di questi. ( OHSAS 18001, 3.4)”.

Dunque il pericolo, che è cosa differente dal rischio, è “una proprietà intrinseca (della situazione, oggetto, sostanza, ecc.) non legata a fattori esterni; è una situazione, oggetto, sostanza, etc. che per le sue proprietà o caratteristiche ha la capacità di causare un danno alle persone.

 

Mentre il danno è:

  • “Qualunque conseguenza negativa derivante dal verificarsi dell’evento (UNI 11230 – Gestione del rischio)
  • Lesione fisica o danno alla salute (UNI EN ISO 12100-1)
  • Gravità delle conseguenze che si verificano al concretizzarsi del pericolo”.

E la magnitudo delle conseguenze M “può essere espressa come una funzione del numero di soggetti coinvolti in quel tipo di pericolo e del livello di danno ad essi provocato”.

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Veniamo ora al “rischio” partendo dalla definizione del D.Lgs. 81/2008: ‘probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione’:

  • “Insieme della possibilità di un evento e delle sue conseguenze sugli obiettivi (UNI 11230 – Gestione del rischio)
  • Combinazione della probabilità di accadimento di un danno e della gravità di quel danno (UNI EN ISO 12100-1)
  • Probabilità che sia raggiunto il livello potenziale di danno (Orientamenti CEE riguardo alla valutazione dei rischi di lavoro)
  • Combinazione della probabilità e della conseguenza del verificarsi di uno specifico evento pericoloso (OHSAS 18001, 3.4)”.

Il rischio è, dunque, un “concetto probabilistico, è la probabilità che accada un certo evento capace di causare un danno alle persone. La nozione di rischio implica l’esistenza di una sorgente di pericolo e delle possibilità che essa si trasformi in un danno”.

 

La valutazione dei rischi

Il materiale riporta uno schema sintetico per il processo di valutazione dei rischi:

 

 

E dopo aver accennato ai vari fattori di rischio (pericoli per la sicurezza, pericoli per la salute e pericoli trasversali) ricorda gli strumenti da considerare nella valutazione:

  • “Valutazione delle condizioni di esercizio ed in particolare: modi d’uso, caratteristiche costruttive, livelli di esposizione ecc… e le misure di prevenzione e protezione messe in atto per la riduzione di tale rischio
  • La scelta dei metodi deve prima considerare:
    • L’applicazione delle norme esistenti
    • Le norme tecniche nazionali e internazionali
    • Le linee guida e buone prassi emanate da organismi nazionali e internazionali”.

 

E con riferimento alla UNI EN ISO 12100-1 si indica che la stima del rischio risulta essere la definizione della “probabile gravità del danno e della probabilità del suo accadimento”:

  • R = f (F, M):
    • R = rischio
    • P/F = probabilità o frequenza del verificarsi delle conseguenze
    • M = magnitudo (gravità) delle conseguenze (danno ai lavoratori)

 

Dunque il Rischio è uguale alla Frequenza x Magnitudo e per quantificare (F) e (M) “sono state utilizzate due scale che prevedono 4 valori, ciascuno corrispondente ad un livello di probabilità più o meno alto e ad una gravità del danno più o meno importante”.

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Le scale della probabilità e della magnitudo

Veniamo alle due scale.

 

PROBABILITÀ

 

VALORE

LIVELLO

DEFINIZIONE/CRITERI

1

Improbabile

  • la mancanza rilevata può provocare un danno per la concomitanza di più eventi poco probabili e indipendenti;
  • non sono noti episodi già verificatisi;
  • il verificarsi del danno ipotizzato, susciterebbe incredulità.

2

Poco probabile

  • la mancanza rilevata può provocare un danno solo in circostanze sfortunate di eventi;
  • sono noti solo rarissimi episodi già verificatisi;
  • il verificarsi del danno ipotizzato, susciterebbe grande sorpresa.

 

3

Probabile

  • la mancanza rilevata può provocare un danno anche se non in modo automatico o diretto;
  • già noto, all’interno dell’unità produttiva, qualche episodio in cui la mancanza rilevata ha fatto seguito a un danno;
  • il verificarsi del danno ipotizzato, susciterebbe una moderata sorpresa.

 

4

Molto probabile

  • esiste una correlazione diretta tra la mancanza rilevata ed il verificarsi del danno ipotizzato per i lavoratori;
  • si sono già verificati danni per la stessa mancanza rilevata in situazioni simili;
  • il verificarsi del danno alla mancanza rilevata non susciterebbe alcun stupore (in altre parole l’evento sarebbe largamente atteso).

 

 

 

MAGNITUDO

 

VALORE

LIVELLO

DEFINIZIONE/CRITERI

1

Lieve

  • infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di inabilita rapidamente reversibile;
  • esposizione cronica con effetti rapidamente reversibili.

2

Medio

  • infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di inabilita reversibile;
  • esposizione cronica con effetti reversibili.

3

Grave

  • infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di
  • invalidita parziale;
  • esposizione cronica con effetti irreversibili e/o parzialmente invalidanti.

4

Gravissimo

  • infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti letali o di invalidita totale
  • esposizione cronica con effetti letali e/o totalmente invalidanti.

 

L’uso delle matrici per la valutazione dei rischi

In definitiva la valutazione numerica del Livello di Rischio “R” comporta l’attuazione di misure di prevenzione e protezione in relazione alla valutazione dei rischi e nel documento è presentata una matrice:

 

 

Si ricorda che gli interventi devono “ridurre il rischio fino a:

  • Rischio tollerabile: rischio accettato in seguito alla ponderazione del rischio. Il rischio tollerabile è anche detto ‘rischio non significativo’ o ‘rischio accettabile’. Il rischio tollerabile non dovrebbe richiedere ulteriore trattamento.
  • Rischio residuo: Rischio rimanente a seguito del trattamento del rischio. Il rischio residuo comprende anche i rischi non identificabili”.

 

Dunque, con riferimento al metodo della matriceper ridurre il rischio occorre adottare misure che possono portare alla riduzione di una o di entrambi le variabili, ad esempio con interventi di protezione o effettuando interventi di prevenzione.

 

Il materiale didattico riporta poi alcune criticità del metodo e alcune specifiche matrici:

– matrici asimmetriche: “servono per eliminare le criticità dovute alla sottostima degli eventi molto probabili e particolarmente gravi introducendo un criterio di valutazione più sensibile pesando differentemente probabilità e gravità. In particolare attribuiscono maggior importanza al danno”;

– matrici doppie: “si utilizzano per evitare la sottovalutazione di rischi più importanti ed in particolare in caso di anomalie che alterino le condizioni rilevate. Si valuta il rischio anche in assenza di misure di prevenzione e protezione e sulla base di evidenze osservate”.

 

E si indica, infine, che è necessario “ricondurre la valutazione dei vari rischi specifici regolati da norme specifiche allo schema PxM adottato e definire criteri di conversione tra i limiti di esposizione o gli indici dettati dalle norme e i livelli di rischio”.

 

Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del documento che si sofferma anche sugli strumenti utilizzati per la valutazione dei rischi e sulle misure generali di tutela.

 

 

RTM

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l’articolo:

“ Concetti di rischio, danno e pericolo”, materiale didattico relativi al “Corso di formazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro – area scientifica rischio alto (16 ore)”, Dipartimento di Scienze della vita dell’Università di Siena, a.a. 2015/2016 (formato PDF, 427 kB).

 

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Responsabilità amministrativa anche per i reati tributari

A stabilirlo è la legge di delegazione europea che all’art. 3 (Princìpi e criteri direttivi per l’attuazione della direttiva (UE) 2017/1371, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale), prevede che nell’esercizio della delega per l’attuazione della direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2017, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai princìpi e criteri direttivi generali di cui all’articolo 1, comma 1, anche i seguenti princìpi e criteri direttivi specifici: lett. e) integrare le disposizioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, recante disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, prevedendo espressamente la responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche anche per i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea e che non sono già compresi nelle disposizioni del medesimo decreto legislativo.”

Da tantissimo tempo si discute in merito all’introduzione, fra i reati presupposto 231, dei cd reati tributari. A dire la verità ci ha provato anche la giurisprudenza di merito con alcune pronunce pionieristiche le cui motivazioni si reggevano sulla leva di alcuni reati affini, come la truffa ai danni dello Stato. Al contrario invece si è comportata la giurisprudenza di legittimità. Attualmente infatti i reati tributari possono essere contestati solamente quando rientrano nel disegno criminoso di cui dall’art. 416 del c.p.

Per il momento la legge di delegazione europea obbliga l’Italia ad introdurre la responsabilità per frodi iva lasciando poi la valutazione sull’opportunità di comprendere tutto il penale tributario. Ciò peraltro dovrà avvenire con tempistiche tutt’altro che bibliche, atteso che il recepimento della direttiva deve avvenire entro il 6 luglio.

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Fonte: Puntosicuro.it

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La responsabilità per il decesso di un lavoratore colpito da ischemia

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E’ una sentenza questa della Corte di Cassazione che richiama sostanzialmente gli obblighi che un’impresa esecutrice appaltante ha nei confronti di una impresa appaltatrice con riferimento in particolare alla verifica da parte della prima che quest’ultima abbia provveduto ad assumere i lavoratori in buone condizioni fisiche e comunque idonee allo svolgimento dell’attività che sono chiamati a svolgere. Il caso in esame ha riguardato il decesso per ischemia cardiaca acuta avvenuto in un cantiere edile che ha colpito un lavoratore di una ditta appaltatrice a causa dello sforzo fisico dallo stesso sostenuto durante lo svolgimento della propria attività consistente nel posizionare alcune pedane cariche di materiale al fine di consentire l’agganciamento delle stesse a una gru.

 

Condannati dal Tribunale e dalla Corte di Appello per omicidio colposo, aggravato per la violazione di alcune norme in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, i titolari dell’impresa appaltante hanno ricorso per cassazione sostenendo di non avere assunta una posizione di garanzia nei confronti dell’infortunato essendo questi dipendente di un’altra impresa. La suprema Corte, nel rigettare il ricorso presentato dagli imputati ha precisato che la responsabilità del titolare di un’impresa appaltante esecutrice per un infortunio occorso a un lavoratore di un’impresa appaltatrice può essere esclusa solo nel caso che quest’ultima fornisca ogni garanzia in ordine all’arruolamento dei lavoratori e all’esecuzione delle attività, condizioni queste tutte la cui insussistenza era ben nota ai ricorrenti.

Fonte: Puntosicuro.it

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