Pubblicato il software Green Pass Manager

Green Pass Manager è il software che consente di gestire i Green Pass dei lavoratori e le relative scadenze.
La legge n. 165 del 2021 consente al lavoratore di consegnare liberamente il Green Pass al Datore di Lavoro, evitando quindi i controlli quotidiani.
Il software consente all’azienda di gestire in maniera veloce e sicura  tutti i Green Pass dei dipendenti, evitando errori nella gestione delle scadenze.

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Per ogni dipendente si provvede alla registrazione in archivio di cognome, nome, reparto, telefono, codice fiscale, data scadenza Green Pass, e copia digitale del Green Pass.
In automatico è possibile accedere alle scadenze dei Green Pass:
_ entro i prossimi 7 giorni da domani
_ definire un intervallo di date di scadenza
E’ possibile inoltre attivare all’apertura del pc, l’alert che avvisa di eventuali Green Pass in scadenza entro 7 gg.

Requisiti: Windows 32 bit, versione 7 e superiori.
Licenza per 2 pc – Aggiornamenti e assistenza incluse per 12 mesi
Invio del prodotto via email, entro 6 ore dall’ordine

Puoi ordinarlo dal seguente link

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Le 6 abilità essenziali che deve avere il bravo consulente – Parte 4

Continuiamo la pubblicazione degli skills (qui puoi leggere la parte 1, la parte 2 , la parte 3) che deve possedere un bravo consulente, un professionista che è in grado di sviluppare costantemente la propria attività, anno dopo anno.

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e ricevi i consigli operativi per aumentare il fatturato
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In questo post ci occupiamo delle capacità relazionali

Lo sviluppo e il mantenimento di buoni rapporti con il cliente, i suoi dipendenti e altri attori aziendali  è fondamentale per la tua attività di consulente . Il successo dei tuoi progetti di consulenza dipende anche e soprattutto da queste buone  relazioni.

Se hai buone capacità relazionali, le persone ti apprezzano, si fidano e ti rispettano di più. Quando i clienti ti apprezzano, si fidano e ti rispettano, i tuoi progetti di consulenza funzioneranno senza intoppi.

Come dimostrare le abilità relazionali con le persone

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Uno dei modi migliori per dimostrare le tue abilità con le persone è esercitarti ad essere empatico e ad essere qualcuno di cui sanno di potersi fidare.

Nel contesto della consulenza, uno dei modi migliori per esercitarsi ad essere empatici e acquisire fiducia – e quindi, dimostrare le proprie capacità personali – è aggiungere valore .

  • Fai quello che dici che farai
  • Fornisci risultati al tuo cliente
  • Non limitarti a soddisfare, ma supera le aspettative
  • Sii coerente e mostra loro che capisci la loro situazione
  • Ascolta attentamente
  • Cerca sempre nuove opportunità per aggiungere valore

Aggiungere valore alla vita dei clienti dimostra che li ascolti, li comprendi e dedichi tempo dalla tua giornata per migliorare la loro vita.

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Come migliorare le competenze delle persone?

Migliorare le tue “abilità personali” potrebbe sembrare un’idea astratta.

Per migliorare le tue capacità personali, concentrati sulla costruzione di relazioni.

Ecco qualcosa che puoi fare ogni giorno per costruire relazioni e migliorare le tue capacità personali.

  • Ogni giorno, contatta 1 nuovo potenziale cliente.
  • Impara qualcosa su di loro, sui loro affari e sui loro interessi.
  • Quando invii loro messaggi, utilizza l’ empatia: rendi il messaggio personalizzato, e centralosu ciò che probabilmente pensano e sentono e sui loro interessi invece che su di te e sulla tua attività.
  • Una volta compresi i loro dolori e desideri, cerca di aggiungere valore  condividendo contenuti per aiutarli.

Non solo questa abitudine ti aiuterà a migliorare le tue competenze personali, ma creerai  relazioni stabili con i clienti attuali e potenziali

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Le 6 abilità essenziali che deve avere il bravo consulente – Parte 3

3. Abilità nel problem-solving, soluzione dei problemi

Continuiamo la pubblicazione degli skills (qui puoi leggere la parte 1 e la parte 2) che deve possedere un bravo consulente, un professionista che è in grado di sviluppare costantemente la propria attività, anno dopo anno.

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In questo post ci occupiamo del problem-solving.

La risoluzione dei problemi del cliente è la parte fondamentale della consulenza erogata.

Il problem-solving consiste nell’applicare le tue capacità e competenze a un particolare problema del cliente e aiutarlo a raggiungere il risultato desiderato e atteso

Come dimostrare le tue capacità di problem solving

Uno dei modi migliori per dimostrare le tue capacità di risoluzione dei problemi è scrivere casi di studio.

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  1. Scegli un progetto di successo che hai completato per un cliente.
  2. Crea quattro intestazioni per il case study: Panoramica, Il problema, Azioni applicate, Il risultato
  3. Nella sezione Panoramica, descrivi la situazione in cui si trovava il cliente, cosa voleva realizzare e la sfida che stava affrontando. Sii breve.
  4. Nella sezione Il problema, scrivi una descrizione dettagliata del problema che il tuo cliente stava affrontando prima di affidarti l’incarico di consulenza.
  5. Nella sezione Azioni, scrivi una descrizione dettagliata di come hai risolto il problema.
  6. Nella sezione Risultati, scrivi una descrizione dettagliata del risultato che le tue azioni hanno creato per il cliente.

I clienti che leggono i tuoi casi di studio presteranno molta attenzione al problema che hai aiutato a risolvere.

Se è simile ai problemi che hanno (o potrebbero avere in futuro) nella loro attività, vorranno avere un incontro approfondito con te su come puoi aiutarli a risolvere il loro problema.

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Come migliorare le tue capacità di problem solving

Il modo migliore per migliorare le tue capacità di problem solving come consulente è risolvere i problemi del tuo cliente attraverso il lavoro di progetto, leggendo e studiando a fondo per comprendere diverse situazioni, causa ed effetto e acquisire nuove prospettive.

Più grande è il problema che risolvi per i tuoi clienti, meglio riuscirai a risolvere i problemi.

Non esistono vere scorciatoie per migliorare le tue capacità di problem solving. Risolvi problemi difficili, studia, impara e diventerai un esperto risolutore di problemi, uno che i tuoi clienti non possono permettersi di perdere.

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Le 6 abilità essenziali che deve avere il bravo consulente – Parte 2

2. Abilità di osservazione

Continuiamo la pubblicazione degli skills (qui puoi leggere la parte 1) che deve possedere un bravo consulente, un professionista che è in grado di sviluppare costantemente la propria attività, anno dopo anno.

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In questo post ci occupiamo dell’abilità di osservazione.

In qualità di consulente, devi svolgere anche il ruolo di osservatore, un vero e proprio occhio in più rispetto a coloro che quotidianamente lavorano nell’azienda cliente.

Il cliente richiede a te consulente questa capacità di notare, analizzare e individuare aspetti/problematiche che a lui sfuggono e a fornire un feedback su ciò che hai individuato.

Come migliorare le tue capacità di osservazione

Le tue capacità di osservazione come consulente, migliorano con l’incremento degli incarichi e delle esperienze professionali.
Puoi esercitare le tue capacità di osservazione imparando a guardare e ascoltare con attenzione.

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Migliora la capacità di prendere appunti. Prendere appunti è una parte essenziale dell’osservazione e gli appunti ti forniscono materiale con cui lavorare nei tuoi progetti di consulenza.
Ecco alcuni consigli per prendere efficacemente appunti in ambito consulenziale:
_ 1) usa carta e penna. Sembra una ovvietà ma prendere appunti durante ad esempio un audit o un check-up utilizzando es. il tablet o il cellulare, può farti perdere informazioni importanti
_ 2) abbina l’utilizzo di foto e video agli appunti

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_ 3) utilizza blocknotes in formato A4 con fogli liberi in modo tale da avere una visione d’insieme di quello che stai registrando
_ 4) utilizza sempre penne di due colori, e di cui una rossa in modo tale da evidenziare subito aspetti prioritari di ciò che stai registrando
_ 5) appena terminato la registrazione degli appunti, prenditi 30 minuti per rileggerli e verificare di avere annotato tutto quello che hai osservato

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Le 6 abilità essenziali che deve avere il bravo consulente – Parte 1

Le tue competenze principali in qualità di consulente, come la consulenza legale o sicurezza del lavoro, ecc , costituiscono la base della tua attività professionale. Tuttavia per incrementare i risultati , dovrai anche coltivare altre competenze collaterali ma nonsecondarie, che vanno a completare e a rafforzare le competenze chiave che hai già.

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In questa rubrica conoscerai le 6 competenze di consulenza essenziali che posso fare di te un consulente migliore e più richiesto.

  1. Abilità di comunicazione
    I consulenti realizzano molte comunicazioni orali e scritte con i clienti prima, durante e dopo i progetti.Le tue capacità di comunicazione determinano il modo in cui i tuoi clienti ti vedono e ti valutano. Sia che si fidino di te e che gli piaci, sia che ti vedano o meno come una vera autorità ed esperto.

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    Una buona capacità di comunicazione orale non è sufficiente. E’ necessario sviluppare un’adeguata abilità di comunicare il tuo valore attraverso la scrittura e in particolare:
    _ materiale di vendita e di marketing (dispense, articoli, ecc)
    _ sito web ed eventuale blog Se non riesci a comunicare il valore che apporti o i risultati che hai ottenuto, avrai difficoltà a commercializzare la tua attività di consulenza.

    Come puoi migliorare la tua capacità di comunicazione?

    Per migliorare la tua capacità di comunicazione come consulente devi SCRIVERE.
    Ecco un esercizio  utile allo scopo.
    a) scrivi su un foglio un elenco dei 30 argomenti/problemi/domande che gli operatori del tuo settore si fanno
    b) ogni giorno, dedica 30 minuti a scrivere un articolo di 1 pagina su ogni argomento, problema o domanda, aggiungendo un tuo contributo specifico
    c) avrai così ottenuto un preziosissimo documento di 30 pagine che potrai utilizzare come materiale di marketing ad alto valore per il tuo cliente.
    Scrivi in ​​modo che i clienti comprendano facilmente le tue idee e le tue osservazioni, inserite nel documento.Nel prossimo articolo parleremo dell’abilità di osservazione che deve avere un bravo consulente.Autore
    Dr.  Matteo Rapparini – Guarda il profilo su Linkedin
  2.     

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L’estensione del Green pass al lavoro privato – parte 4 – I documenti che legittimano l’accesso

Quanto ai documenti che legittimano l’accesso, al momento attuale essi possono essere solamente due: il green pass (emesso per una delle tre causali note, vaccinazione, guarigione e tampone negativo) o il certificato di esenzione (regolato
dalla circolare 4 agosto 2021 del Ministero della salute).

In particolare, a supporto dell’eventuale adozione di tamponi in situazioni di emergenza al fine di consentire l’accesso al luogo di lavoro, si evidenzia che il tampone che legittima il rilascio del green pass è (Dl 52/2021, art. 9, co. 1, lett. d) il
“test antigenico rapido: test basato sull’individuazione di proteine virali (antigeni) mediante immunodosaggio a flusso laterale, riconosciuto dall’autorità sanitaria ed effettuato da operatori sanitari o da altri soggetti reputati idonei dal Ministero della
salute”.
La legge 16 settembre 2021, n. 126, nel convertire, con modificazioni, il Dl 105/2021, ha introdotto l’ulteriore modalità di esecuzione del tampone molecolare “su campione salivare e nel rispetto dei criteri stabiliti con circolare del Ministero della salute, con
esito negativo al virus SARS-CoV-2”.
Inoltre, si ricorda che la certificazione verde COVID-19 rilasciata sulla base del tampone ex art. 9, co. 2, lett. c) del Dl 52/2021, ha una validità di quarantotto ore dall’esecuzione del test ed è prodotta, su richiesta dell’interessato, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche, da quelle private autorizzate o accreditate e dalle farmacie che svolgono i test, ovvero dai medici di medicina generale o pediatri di libera scelta.
Si ricorda, da ultimo, che la legge 16 settembre 2021, n. 126, nel convertire, con modificazioni, il Dl 105/2021, ha, tra l’altro, esteso la durata del green pass “vaccinale” a 12 mesi.

Fonte: Guida Confindustria

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L’estensione del Green pass al lavoro privato – parte 3 – Casistiche

a. Lavoratore che si reca direttamente nel luogo della prestazione di lavoro e non in azienda
Si verifica spesso l’ipotesi del lavoratore che si reca non in azienda ma direttamente nel luogo ove deve rendere la prestazione. In questo caso, il controllo deve essere operato dal titolare della struttura presso la quale egli si reca (art. 9-septies, co. 2) o
anche, nell’ipotesi di trasferta mediante mezzi di trasporto pubblico ultraregionale, dal vettore. In questi casi si ritiene che, per effetto del controllo che dà esito negativo, il datore di lavoro debba imporre un obbligo contrattuale di immediata
comunicazione. Esso potrebbe, ad esempio, fondarsi sulla previsione di un obbligo contrattuale di comunicazione da parte del committente (es. mancato accesso nel luogo di svolgimento della prestazione) o dello stesso lavoratore (es. mancato
accesso al treno) al datore di lavoro del prestatore non ammesso al lavoro ovvero colto senza certificato all’interno del luogo di lavoro. Teoricamente, lo stesso modello potrebbe essere adottato anche per i lavoratori in trasferta all’estero.

b. Il lavoro in turni
Altra ipotesi riguarda il lavoro in turni, anche notturni. In questa situazione, sembra opportuno che il controllo sia affidato al personale della vigilanza (dal momento che, se si esegue attività lavorativa, detto personale debba sempre essere presente in
azienda).


c. Individuazione del perimetro aziendale
Altra questione riguarda il concetto di accesso nei luoghi in cui è svolta l’attività lavorativa, ossia se debba intendersi il perimetro aziendale esterno ovvero l’accesso all’interno dei luoghi della produzione. Premesso che si tratta di una valutazione
legata all’organizzazione di ciascuna azienda, il rischio viene introdotto nel momento in cui si entra nei luoghi accessibili alla comunità lavorativa. La norma non fa alcun riferimento ai luoghi al chiuso: si pensi, quindi, al cantiere edile ovvero all’azienda
che dispone, all’interno del recinto aziendale ma al di fuori del perimetro produttivo, luoghi per il deposito di materiali o ambiti ai quali accedono i fornitori esterni. Ne consegue che sembra opportuno dare una accezione estensiva alla nozione di luogo
di lavoro.

Fonte: Linee Guida Confindustria

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L’estensione del Green pass al lavoro privato – parte 2 – Le modalità del controllo

La disposizione, nel prevedere l’obbligo di verifica, rimette al datore di lavoro l’obbligo (sanzionato in via amministrativa) di elaborare, entro il 15 ottobre 2021, le modalità di tale processo.

In secondo luogo, la norma non richiama mai il Protocollo, per cui non sembra che siano richiesti (ma non siano nemmeno preclusi) né la sua modifica, né il coinvolgimento del Comitato da esso previsto.

a) Il controllo a campione.
Per quanto il controllo, secondo la norma, possa essere anche a campione, riteniamo opportuno sollecitare una particolare attenzione a tale eventuale scelta, in quanto questa modalità – per quanto evidentemente semplificativa degli adempimenti – non sembra pienamente coerente con né con l’obbligo generalizzato e sanzionato di possesso del green pass, né con la logica sostanziale e prevenzionale di impedire a chiunque sia privo di certificato di fare ingresso in azienda.

b) Il momento del controllo
Il controllo dovrebbe essere adottato “preferibilmente”, quindi non necessariamente, all’ingresso. Un controllo diffuso all’ingresso risponde sicuramente alle finalità sostanziali, mentre una verifica randomica durante l’attività non consente di assicurare né che in
azienda non siano presenti lavoratori senza green pass, né di impedire efficacemente la diffusione del virus.
Il controllo (anche a campione) successivo all’ingresso nel luogo di lavoro rischia anche di generare contenziosi a causa del differente trattamento sanzionatorio, in quanto si potrebbe ritenere che la scelta possa essere discriminatoria: un lavoratore controllato durante il lavoro che non ha il certificato, oltre alla sanzione amministrativa, potrebbe essere licenziato (restano, infatti, in vigore le sanzioni contrattuali), mentre se lo stesso controllo fosse stato adottato all’ingresso vi sarebbe solamente la sospensione dalla retribuzione, con preclusione di ogni sanzione disciplinare, soprattutto di natura estintiva del rapporto di
lavoro.

c) Conseguenze operative della mancata presentazione del certificato
Il lavoratore che comunichi di non possedere il green pass o che non possa fare ingresso in azienda per mancanza del certificato viene considerato assente ingiustificato fino alla sua presentazione in azienda con un documento valido. Ciò impone al datore di datore di registrare e gestire l’assenza del lavoratore e il controllo del rientro con green pass valido.
Si ritiene che la comunicazione da parte del lavoratore del mancato possesso di green pass debba in ogni caso precedere l’ingresso in azienda (sul punto, v. anche approfondimento successivo), dal momento che, dopo l’ingresso in assenza di certificato, egli è già
sanzionabile.
Il fatto che il datore di lavoro sia chiamato, a pena di sanzione amministrativa, a stabilire le modalità del controllo rende dunque necessario organizzare il controllo prevedendone formalmente le procedure e la documentazione per giustificare adeguatamente la
comunicazione della violazione al Prefetto. Questo impone di regolare adeguatamente e formalmente la procedura, gli strumenti adottati, i riferimenti all’identità dei soggetti controllati, la formalizzazione del soggetto addetto al controllo (la previsione che debbano sempre in due sembra costituire una tutela per la dimostrazione della correttezza dell’operato di fronte ad eventuali contestazioni), la tracciatura formale della verifica negativa.

Fonte: Linee Guida Confindustria

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L’estensione del Green pass al lavoro privato – parte 1

L’obbligo del green pass: i soggetti destinatari

L’art. 3 del Dl 127/2021iseriscel’art. 9-septies nel Dl 52/2021, che disciplina l’impiego delle certificazioni verdi COVID-19 nel settore privato.

Per effetto di tale disposizione, dal 15 ottobre al 31 dicembre, termine dello stato di emergenza, sono obbligati, per accedere al luogo nel quale svolgono l’attività lavorativa, ad avere ed esibire il green pass:
• tutti i lavoratori del settore privato;
• i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato nei luoghi di lavoro afferenti al settore privato, anche sulla base di contratti esterni, ivi compresi i lavoratori autonomi ed i collaboratori non dipendenti.
Sul piano sostanziale, non ha senso escludere i lavoratori impiegati con contratti differenti da quello di lavoro subordinato, in quanto essi introducono il medesimo rischio e ne sono assoggettati al pari dei lavoratori dipendenti, per cui il riferimento al controllo da parte del proprio datore di lavoro è solamente eventuale (ossia quando vi sia un datore di lavoro),
restando comunque dovuto quello del datore di lavoro “ospitante” presso il quale l’attività è eseguita.
Per quanto riguarda la somministrazione, posto che il possesso del green pass è un requisito di legge, si ritiene che sia onere del somministratore assicurarsi, per poter adempiere al proprio obbligo contrattuale verso l’utilizzatore, che il lavoratore sarà sempre
in possesso dei requisiti per l’esecuzione della prestazione lavorativa. L’eventuale impossibilità di assicurarsi la prestazione del lavoratore da parte dell’utilizzatore potrà, quindi, essere fonte di responsabilità contrattuale per l’agenzia di somministrazione. Onere dell’utilizzatore sarà, invece, quello di verificare il possesso e l’esibizione del green pass da parte del lavoratore.

Fonte: Linee Guida Confindustria

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Pubblicato Kit aggiornamento Protocollo Covid-19 all’obbligo del Green Pass

Kit aggiornamento Protocollo  Green Pass è la raccolta dei documenti in formato MS Word per realizzare l’aggiornamento richiesto dal 15 ottobre 2021, quando entrerà in vigore l’obbligo per il datore di lavoro di verificare la Certificazione Verde (Green Pass), per i dipendenti e i lavoratori esterni che si recano in azienda.

E’ necessario implementare i protocolli Covid-19 già in essere con procedure scritte che diano evidenze del controllo effettuato e delle misure applicate.

I documenti del Kit consentono di effettuare tale aggiornamento in modo veloce e completo. Il Kit è costituito da:
_ Check list verifica adempimenti richiesti dal DL 127/2021 e dal Reg. Ue 2016/679
_ Modello di delega di funzione per il Responsabile della verifica
_ Informativa trattamento dati personali Green Pass
_ Procedura verifica Green Pass

Tutti i documenti sono in formato MS Word personalizzabili.

Maggiori informazioni

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