L’estensione del Green pass al lavoro privato – parte 2 – Le modalità del controllo

La disposizione, nel prevedere l’obbligo di verifica, rimette al datore di lavoro l’obbligo (sanzionato in via amministrativa) di elaborare, entro il 15 ottobre 2021, le modalità di tale processo.

In secondo luogo, la norma non richiama mai il Protocollo, per cui non sembra che siano richiesti (ma non siano nemmeno preclusi) né la sua modifica, né il coinvolgimento del Comitato da esso previsto.

a) Il controllo a campione.
Per quanto il controllo, secondo la norma, possa essere anche a campione, riteniamo opportuno sollecitare una particolare attenzione a tale eventuale scelta, in quanto questa modalità – per quanto evidentemente semplificativa degli adempimenti – non sembra pienamente coerente con né con l’obbligo generalizzato e sanzionato di possesso del green pass, né con la logica sostanziale e prevenzionale di impedire a chiunque sia privo di certificato di fare ingresso in azienda.

b) Il momento del controllo
Il controllo dovrebbe essere adottato “preferibilmente”, quindi non necessariamente, all’ingresso. Un controllo diffuso all’ingresso risponde sicuramente alle finalità sostanziali, mentre una verifica randomica durante l’attività non consente di assicurare né che in
azienda non siano presenti lavoratori senza green pass, né di impedire efficacemente la diffusione del virus.
Il controllo (anche a campione) successivo all’ingresso nel luogo di lavoro rischia anche di generare contenziosi a causa del differente trattamento sanzionatorio, in quanto si potrebbe ritenere che la scelta possa essere discriminatoria: un lavoratore controllato durante il lavoro che non ha il certificato, oltre alla sanzione amministrativa, potrebbe essere licenziato (restano, infatti, in vigore le sanzioni contrattuali), mentre se lo stesso controllo fosse stato adottato all’ingresso vi sarebbe solamente la sospensione dalla retribuzione, con preclusione di ogni sanzione disciplinare, soprattutto di natura estintiva del rapporto di
lavoro.

c) Conseguenze operative della mancata presentazione del certificato
Il lavoratore che comunichi di non possedere il green pass o che non possa fare ingresso in azienda per mancanza del certificato viene considerato assente ingiustificato fino alla sua presentazione in azienda con un documento valido. Ciò impone al datore di datore di registrare e gestire l’assenza del lavoratore e il controllo del rientro con green pass valido.
Si ritiene che la comunicazione da parte del lavoratore del mancato possesso di green pass debba in ogni caso precedere l’ingresso in azienda (sul punto, v. anche approfondimento successivo), dal momento che, dopo l’ingresso in assenza di certificato, egli è già
sanzionabile.
Il fatto che il datore di lavoro sia chiamato, a pena di sanzione amministrativa, a stabilire le modalità del controllo rende dunque necessario organizzare il controllo prevedendone formalmente le procedure e la documentazione per giustificare adeguatamente la
comunicazione della violazione al Prefetto. Questo impone di regolare adeguatamente e formalmente la procedura, gli strumenti adottati, i riferimenti all’identità dei soggetti controllati, la formalizzazione del soggetto addetto al controllo (la previsione che debbano sempre in due sembra costituire una tutela per la dimostrazione della correttezza dell’operato di fronte ad eventuali contestazioni), la tracciatura formale della verifica negativa.

Fonte: Linee Guida Confindustria

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L’estensione del Green pass al lavoro privato – parte 1

L’obbligo del green pass: i soggetti destinatari

L’art. 3 del Dl 127/2021iseriscel’art. 9-septies nel Dl 52/2021, che disciplina l’impiego delle certificazioni verdi COVID-19 nel settore privato.

Per effetto di tale disposizione, dal 15 ottobre al 31 dicembre, termine dello stato di emergenza, sono obbligati, per accedere al luogo nel quale svolgono l’attività lavorativa, ad avere ed esibire il green pass:
• tutti i lavoratori del settore privato;
• i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato nei luoghi di lavoro afferenti al settore privato, anche sulla base di contratti esterni, ivi compresi i lavoratori autonomi ed i collaboratori non dipendenti.
Sul piano sostanziale, non ha senso escludere i lavoratori impiegati con contratti differenti da quello di lavoro subordinato, in quanto essi introducono il medesimo rischio e ne sono assoggettati al pari dei lavoratori dipendenti, per cui il riferimento al controllo da parte del proprio datore di lavoro è solamente eventuale (ossia quando vi sia un datore di lavoro),
restando comunque dovuto quello del datore di lavoro “ospitante” presso il quale l’attività è eseguita.
Per quanto riguarda la somministrazione, posto che il possesso del green pass è un requisito di legge, si ritiene che sia onere del somministratore assicurarsi, per poter adempiere al proprio obbligo contrattuale verso l’utilizzatore, che il lavoratore sarà sempre
in possesso dei requisiti per l’esecuzione della prestazione lavorativa. L’eventuale impossibilità di assicurarsi la prestazione del lavoratore da parte dell’utilizzatore potrà, quindi, essere fonte di responsabilità contrattuale per l’agenzia di somministrazione. Onere dell’utilizzatore sarà, invece, quello di verificare il possesso e l’esibizione del green pass da parte del lavoratore.

Fonte: Linee Guida Confindustria

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Pubblicato Kit aggiornamento Protocollo Covid-19 all’obbligo del Green Pass

Kit aggiornamento Protocollo  Green Pass è la raccolta dei documenti in formato MS Word per realizzare l’aggiornamento richiesto dal 15 ottobre 2021, quando entrerà in vigore l’obbligo per il datore di lavoro di verificare la Certificazione Verde (Green Pass), per i dipendenti e i lavoratori esterni che si recano in azienda.

E’ necessario implementare i protocolli Covid-19 già in essere con procedure scritte che diano evidenze del controllo effettuato e delle misure applicate.

I documenti del Kit consentono di effettuare tale aggiornamento in modo veloce e completo. Il Kit è costituito da:
_ Check list verifica adempimenti richiesti dal DL 127/2021 e dal Reg. Ue 2016/679
_ Modello di delega di funzione per il Responsabile della verifica
_ Informativa trattamento dati personali Green Pass
_ Procedura verifica Green Pass

Tutti i documenti sono in formato MS Word personalizzabili.

Maggiori informazioni

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10 gravi errori da evitare nell’applicare il Protocollo Anticovid-19 del 14/8/2021 nelle scuole

10 gravi errori da evitare nell’applicare il Protocollo Anticovid-19 del 14/8/2021 nelle scuole

  • il Dirigente scolastico per prevenire la diffusione del Virus, NON HA INFORMATO attraverso un’apposita comunicazione rivolta a tutto il personale, agli studenti e alle famiglie degli alunni, sulle regole fondamentali di igiene che devono essere adottate in tutti gli ambienti della scuola.
  • NON E’ STATA EFFETTUATA la formazione e l’aggiornamento in materia di COVID al personale scolastico
  • NON VIENE SVOLTA L’INFORMAZIONE relativa all’obbligo di rimanere al proprio domicilio in presenza di temperatura oltre i 37.5° o altri sintomi simil-influenzali e di chiamare il proprio medico di famiglia e l’autorità sanitaria
  • NON VIENE SVOLTA L’INFORMAZIONE relativa al divieto di fare ingresso o di permanere nei locali scolastici laddove, anche successivamente all’ingresso, sussistano le condizioni di pericolo (soggetti con sintomatologia respiratoria o temperatura corporea superiore a 37,5°; provenienza da zone a rischio o contatto con persone positive al virus nei 14 giorni precedenti, etc.) stabilite dalle Autorità sanitarie competenti
  • Per l’entrata e l’uscita dall’edificio scolastico, NON SI E’ PREVISTO la loro ordinata regolamentazione al fine di garantire l’osservanza delle norme sul distanziamento sociale.
  • NON E’ STATO PREVISTA LA RIDUZIONE dell’accesso ai visitatori, i quali, comunque, devono sottostare a tutte le regole previste nel Regolamento di istituto e/o nell’apposito disciplinare interno adottato dal Dirigente scolastico.
  • NON VIENE EFFETTUATA la pulizia giornaliera e l’igienizzazione periodica di tutti gli ambienti
  • NON SONO FATTE RISPETTARE le disposizioni relativa all’utilizzo delle mascherine
  • NON VIENE GARANTITO un buon ricambio dell’aria con mezzi naturali o meccanici in tutti gli ambienti e aule scolastiche
  • In presenza di una persona sintomatica all’interno dell’edificio scolastico NON VIENE APPLICATA IMMEDIATAMENTE LA SPECIFICA PROCEDURA: il soggetto interessato dovrà essere invitato a raggiungere la propria abitazione e si dovrà attivare la procedura di segnalazione e contact tracing da parte della ASL competente

La collana editoriale Edirama.org dedicata alla sicurezza del lavoro nelle scuole

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Check list Protocollo Sicurezza Scuole Covid-19 Anno scolastico 2021-2022
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Pubblicata la raccolta  – 34 Slide ppt personalizzabili – Protocollo Covid-19 Scuole – 14/8/2021 Anno scolastico 2021/2022

Pubblicata la raccolta  – 34 Slide ppt personalizzabili – Protocollo Covid-19 Scuole – 14/8/2021 Anno scolastico 2021/2022 per realizzare la formazione obbligatoria relativa alla salute e sicurezza Covid-19 nelle scuole secondo il protocollo Covid-19 del 14/8/2021 Anno scolastico 2021/2022

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Check list Protocollo d’intesa per l’avvio in sicurezza dell’anno scolastico 2021/2022 nel rispetto delle norme per il contenimento della diffusione del Covid-19, sottoscritto dal Ministero dell’Istruzione e dalle Organizzazioni sindacali – 14/8/2021

Pubblicata la Check list Protocollo d’intesa per l’avvio in sicurezza dell’anno scolastico 2021/2022 nel rispetto delle norme per il contenimento della diffusione del Covid-19, sottoscritto dal Ministero dell’Istruzione e dalle Organizzazioni sindacali – 14/8/2021

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Rinnovati i servizi di aggiornamento per DPO e consulenti 231

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3 opportunità professionali per DPO e consulenti 231

3 opportunità professionali per DPO e consulenti 231 su edirama.org

_ DPO – Bando incarico DPO – Importo incarico: 10.500 euro

_ 231 – Bando incarico Organismo di vigilanza – Importo incarico: 40.000 euro

_ 231 – Azienda 9 milioni di fatturato richiede preventivo per realizzare il modello 231 – Cuneohttps://edirama.org/3-opportunita-professionali-per-dpo-e-consulenti-231/

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Guida Covid-19 per i lavoratori in via di guarigione e per il rientro al lavoro

Guida Covid-19 per i lavoratori in via di guarigione

Dopo gli stress eccezionali — sia a livello fisico che psicologico — sofferti da chi ha contratto l’infezione da COVID-19 e/o è affetto da sindrome post-COVID, il rientro al lavoro può essere arduo. È possibile che incontriate ancora difficoltà con le attività quotidiane ma, per motivi finanziari o sociali, dovete lavorare per sostenere la vostra salute mentale.

SOFTWARE, CORSI ON LINE E


MODULISTICA SICUREZZA DEL


LAVORO


PER GESTIRE IL COVID-19

Se si è affetti da COVID-19, è meglio assentarsi dal lavoro fino a quando non ci si sente sufficientemente bene per riprendere la propria attività ma, con il giusto supporto, è possibile tornare a lavorare gradualmente o parzialmente quando non si è più contagiosi, se ci si sente abbastanza in forma per svolgere alcuni compiti. Per molti l’infezione dura un paio di giorni, benché frequentemente si protragga per due-quattro settimane (in tal caso si parla di «COVID acuta»).

Scarica la guida

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Privacy – Data Breach, come gestirlo senza errori

Valutare la severità di un data breach è il primo passo da compiere prima di effettuare (entro 72 ore) la notifica della violazione dei dati, un obbligo generale introdotto dal Regolamento UE 679/2016 (“GDPR”).

La notifica all’Autorità Garante va effettuata sempre, tranne il caso in cui è improbabile che la violazione presenti un rischio per i diritti e le libertà degli interessati.

Se invece il rischio non soltanto è probabile ma anche elevato, la notifica deve essere fatta anche ai singoli interessati.

Riassumiamo quindi i principali errori che la gestione di un data breach presenta.

  1. Assenza di una procedura scritta di gestione di un evento che comporta la violazione dei dati
  2. Assenza nella comunicazione agli interessati dell’avvenuto data breach, della natura della violazione  (es. se vi è stata una violazione della riservatezza)
  3. Ritardo nella comunicazione agli interessati
  4. Descrizione non realistica della violazione nella comunicazione
  5. Assenza nella comunicazione di consigli tecnici sui rimedi, adottabili direttamente dall’interessato, per mitigare le conseguenze dannose della violazione
  6. Utilizzare come strumenti di comunicazione all’interessato, i dati che si ritengono violati. Ad esempio non utilizzare l’email per inviare tale comunicazione, se la violazione riguarda proprio l’email. Valutare mezzi alternativi.

    UNA SOLUZIONE SOFTWARE PER IL DATA BREACH
    Software valutazione severità Data Breach consente di valutare la gravità di un data breach, utilizzando la metodologia e l’algoritmo dell’ Enisa – l’agenzia europea per la sicurezza delle informazioni, e fornisce le indicazioni relative a:
    _ fare/non fare notifica al Garante
    _ fare/non fare comunicazione all’interessato
    _ effettuare/non effettuare il trattamento dell’eventoIl software funziona su un un algortimo che elabora i dati relativi a tre variabili come definite dalla procedura Enisa negli Anneex 1,2 e 3 :
    _ Contesto elaborazione dati
    _ Facilità con cui chi ha accesso ai dati violati può identificare i soggetti interessati
    _ Circostanze della violazione.L’utente deve scegliere per ogni variabile un valore definito dalla guida Enisa da un menù a tendina. Il software effettua in automatico il calcolo del livello di severità del databreach su 4 livelli: basso, medio, alto, molto alto.Per ogni livello di severità il software fornisce in automatico le indicazioni relative a:
    _ fare/non fare notifica al Garante
    _ fare/non fare comunicazione all’interessato
    _ effettuare/non effettuare il trattamento dell’eventoIn base a queste informazioni il titolare dei trattamenti dati può valutare che cosa fare. L’esito è stampabile e allegabile alla documentazione della gestione del data breach.
    Guarda la video demo
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