SICUREZZA CANTIERI CON I SOCIAL: WORKPLACE BY FACEBOOK

Nel sentire comune il termine Facebook è associato prevalentemente alle foto delle vacanze o alla condivisione di momenti personali (compleanno, nascite, matrimonio, ecc.) con parenti e amici.

In realtà sono molti gli strumenti social ancora sconosciuti ai più, soprattutto ai tecnici di lungo corso, che possono permettere di innovare le modalità con cui gestire il lavoro, la professione e gli interessi.

Uno di questi nuovi strumenti è, indubbiamente, Facebook Workplace,messo a disposizione dal social per connettere e far lavorare assieme imprese e consulenti (o anche imprese con imprese) utilizzando esattamente gli stessi strumenti a tutti noti (post, foto, video, ecc.), ma questa volta con finalità esclusivamente lavorative.

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Facebook Workplace, infatti, non è pensato per condividere con gli amici le foto, ma esclusivamente per gestire in tempo reale e in modo univoco tutto il lavoro aziendale (ma anche dello studio professionale) fatto di tante persone con cui è necessario interfacciarsi e di tempi di risposta necessariamente sempre più rapidi.

Uno degli ambiti dove maggiormente trova una applicazione efficace il nuovo social per il lavoro è, per sua natura, il cantiere edile o infrastrutturale.

Nei cantieri, infatti, si realizzano le condizioni di lavoro più complesse, essendo un ciclo molto dinamico e in cui sono tantissimi i soggetti che intervengono nella realizzazione del manufatto, sia nella fase ex ante (di progettazione), che in itinere (realizzazione), ma anche ex post (vendita e manutenzione).

Complessità che si amplifica se nel cantiere spostiamo la nostra attenzione sul tema della sicurezza lavoro: alla già numerosa schiera di soggetti che intervengono nel cantiere tradizionalmente, ora si aggiungono anche Responsabile dei Lavori, Coordinatore (progettazione – esecuzione), RSPP, Addetti, RLST, ecc..

Non basta, quindi, avere un programma sul computer o una app sul telefonino per gestire in modo adeguato la sicurezza in un cantiere: vi sono tantissimi momenti da coordinare in tempo reale e di cui è obbligatorio tenere traccia/registrare che gli strumenti messi a disposizione dal mercato non sono più sufficienti.

E’ forte perciò il bisogno di innovare, anche utilizzando la nostra “intelligenza naturale” (immaginazione innovativa) in contrapposizione all’”intelligenza artificiale” che sovraintende alle App e ai Software.

Utilizzare Facebook Workplace come strumento per coordinare e gestire la sicurezza in cantiere è sicuramente una innovazione degna di nota, tipica della nostra “intelligenza naturale”, in grado sempre di trovare uno scopo diverso a strumenti nati con altri obiettivi.

In effetti, se è vero come è vero che Facebook Workplace nasce per mettere in rete i componenti delle aziende (o le aziende tra di loro), è altrettanto vero che gli strumenti che mette a disposizione, oltre a essere ben noti a tutti noi nell’uso quotidiano, rappresentano una risposta efficace alle esigenze del cantiere.

Facebook Workplace, infatti, permettere di creare, esclusivamente a fini lavorativi:

  1. Un profilo dello studio professionale (network lavorativo) o la società di management che ha in gestione la progettazione, l’esecuzione e la manutenzione delle realizzazioni edili o delle costruzioni o delle infrastrutture (e quindi dei suoi cantieri ex ante o ex post);
  2. Un gruppo specifico per ogni singolo cantiere, dove possono condividere progetti, documenti, rapporti e prescrizioni operative:
    1. per la fase di progettazione, raccogliendo in modo ordinato e aggiornato tutti i piani di sicurezza (di coordinamento; esecutivi, di emergenza, dei rifiuti; dei ponteggi, ecc.);
    2. per la fase di gestione del cantiere, comprese le riunioni di coordinamento, le modifiche ai piani di sicurezza o le prescrizioni operative per i pericoli gravi e imminenti;
    3. per la fase di manutenzione dell’opera, una volta finito il cantiere, sulla base del fascicolo per la manutenzione (operativa e in sicurezza), comprese le convenzioni con gli operatori dei servizi, i fornitori di materiale, le imprese esecutrici o gli artigiani del settore.

In questo modo il professionista o la società di management hanno sotto controllo gli andamenti dei singoli cantieri o dei singoli contratti, le comunicazioni con le persone che vi operano (messanger workplace è davvero efficace), come anche tutte le scadenze in programma (la funzione “eventi”).

Ognuno in uno specifico gruppo, dove possono partecipare solo gli interessati, anche se esterni allo studio professionale o alla società di gestione. Il tutto rigorosamente riservato, se non sui telefonini dei soggetti autorizzati.

In que

sto modo la gestione in tempo reale della sicurezza di un cantiere è davvero possibile:

  • foto delle opere provvisionali;
  • video delle riunioni di coordinamento;
  • video a 360° delle fasi di realizzazione dell’opera;
  • post delle opere di prevenzione migliorabili tramite il commento dei singoli delle imprese esecutrici;
  • la raccolta documentale dei piani e della messaggistica per i pericoli gravi e imminenti scambiata tra il coordinatore e le imprese/artigiani/professionisti coinvolti nella realizzazione dell’opera.

Il tutto rigorosamente gratuito in caso di funzioni base: con il costo di 1 dollaro al mese per ogni utente che viene aggregato (del proprio studio professionale o della propria impresa, non per quelli esterni).

Nei prossimi post darò dei consigli più dettagliati su come sfruttare al meglio questo strumento in modo innovativo anche per tematiche tradizionali come la sicurezza nei cantieri.

Fonte: https://danieleverdescablog.wordpress.com

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Come migliorare la sicurezza e la salute in ufficio?

Consigli pratici per una maggiore sicurezza sul lavoro e la tutela della salute in ufficio

Ergonomia del posto di lavoro

Altezza della sedia

Regolate l’altezza della vostra sedia in maniera tale da poter appoggiare completamente i piedi sul pavimento. Cosce e parte inferiore delle gambe devono formare un angolo di almeno 90 gradi.

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Seduta

Regolate la seduta in maniera tale da premere leggermente con la schiena contro lo schienale. Tra la seduta e la parte posteriore delle ginocchia dovrebbe esserci un piccolo spazio pari a circa due dita.

Schienale

Lo schienale deve essere regolato in maniera tale da permettervi di spostare il busto all’indietro senza sforzo. Ciò nonostante, la sua curvatura dovrebbe garantire una resistenza suffciente a sostenere la zona lombare in posizione seduta diritta.

Supporto lombare

La vostra sedia da ufficio ha una curvatura nello schienale. Regolate il vostro schienale in maniera tale che la curvatura si trovi all’altezza della vostra zona lombare, così da favorire una posizione seduta diritta. Alcuni modelli consentono di regolare direttamente l’altezza di questa curvatura senza modificare l’altezza dello schienale.

Braccioli (non indispensabili)

Sedetevi in posizione diritta e regolate i braccioli in maniera tale da appoggiarvi leggermente i gomiti, senza dovere alzare le spalle. I braccioli di supporto non sono indispensabili.

Altezza scrivania

Quando vi sedete in posizione diritta, l’altezza della scrivania deve essere regolata in maniera tale da appoggiarvi facilmente i gomiti, senza sollevare le spalle.

Regolare sedia e scrivania in modo ottimale

Posizionare gli strumenti di lavoro in modo ottimale

Schermo

Posizionate lo schermo davanti a voi, in maniera tale da non dover ruotare la testa di lato. L’altezza deve essere regolata in modo che il bordo superiore dello schermo si trovi alla distanza di un palmo sotto i vostri occhi.

La distanza tra occhi e schermo deve corrispondere invece alla lunghezza di un braccio, un po’ di più se il monitor è di grandi dimensioni. Non avvicinate lo schermo se non riuscite a leggere bene i testi visualizzati! Piuttosto, aumentate la dimensione dei caratteri della vostra applicazione.

Tastiera e mouse

La tastiera deve essere posizionata di fronte a voi. La distanza dal bordo della scrivania deve essere compresa tra i 10 e i 15 cm, in modo da potervi appoggiare facilmente i palmi delle mani. Tenete inoltre il mouse più vicino possibile alla tastiera.

Documenti di lavoro

Fate in modo di posizionare i vostri documenti di lavoro tra tastiera e schermo, non tra voi e la tastiera. Se possibile, tastiera, documenti e schermo devono essere tutti allineati su uno stesso asse.

Fonte: Puntosicuro.it

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Come scegliere lo strumento migliore per gestire le scadenze degli adempimenti periodici

Uno dei più diffusi problemi che hanno aziende e consulenti è la gestione delle scadenze degli adempimenti periodici.
Mi riferisco non solo a quelle afferenti all’area contabile (pagamenti, fatture, ecc), ma e soprattutto a quelle relative a:
_ corsi di formazione
_ interventi di manutenzione
_ documenti
_ audit e azioni correttive
_ visite mediche
_ ecc..
Decine e decine di tipologie di adempimenti in cui l’esigenza di gestirne la scadenza, assume una priorità assoluta.

Quali sono gli strumenti che puoi utilizzare per gestire le scadenze periodiche?
Sono tre e si caratterizzano ciascuno per avere punti di forza e aspetti migliorabili.

1) Fogli elettronici in Excel
2) Software in cloud
3) Software installati direttamente sul proprio pc

Vediamo schematicamente quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle tre alternative

1) Fogli elettronici in Excel
La gestione delle scadenze tramite un foglio elettronico in Excel può risolvere tranquillamente esigenze di base, ma non consente di automatizzare ricerche incrociate come ad esempio tra due date, oppure svolgere una ricerca per tipologia di adempimento, o per singola azienda.
Scarica modello di scadenziario in MS Excel

2) Software in cloud
Sul mercato sono presenti numerose soluzioni cloud per gestire le scadenze, alcune delle quali davvero molto interessanti, ma tutte con un grosso limite: la gestione e la conservazione dei dati avviene su un server esterno, determinando così dubbi sulla sicurezza dei dati, e sul fatto che io come utente non abbia poi tutta questo entusiasmo di lasciare i miei dati alla mercè di possibili (anche se remote) azioni di data breach (violazione dei dati inseriti).
Le soluzioni cloud spesso offrono l’invio in automatico dell’avviso della scadenza dell’adempimento (il cosiddetto reminder), tramite sms o email. Questa funzione è molto utile ed è molto richiesta dagli utenti, ma presenta un problema: i filtri antispam presenti sui pc. Ecco che quindi il reminder deve gestito in modo “intelligente”, ovvero l’email di reminder deve essere inviata a un’unica email, verificando che il mittente sia nella rubrica e che non sia “spammato”. Ad esempio il consulente che adotta una soluzione cloud è bene che non inserisca come destinatario degli avvisi di scadenza il singolo cliente, ma una propria email in modo tale da essere sicuro che non vi sia alcun filtro antispam che la possa “rendere invisibiel”.
Un esempio di gestione scadenze adempimenti tramite cloud e reminder tramite email è il servizio Scadenzesicurezza.com

3) Software installati direttamente sul proprio pc
Si tratta di una soluzione scelta da molti in quanto assicura la conservazione e la gestione dei dati inseriti, sul proprio pc o sul proprio server di rete. Generalmente non hanno sistemi di invio tramite sms o email del rimender, ma richiedono da parte dell’uente l’avvio del software per conoscere per un determinato intervallo di tempo, definibile anche dall’utente, le scadenze degli adempimenti registrati. Spesso il calcolo della nuova scadenza avviene in automatico, così come la possibilità di ricerca scadenze per tipologia di adempimento o per singola azienda,
Un esempio di un software molto diffuso è VERSCA, disponibile in due versioni

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Come fare #formazione per la #sicurezza e come aggiornarla?

Per supportare i lettori e gli operatori nell’applicazione della complicata normativa in materia di formazione alla sicurezza, PuntoSicuro ha intrapreso un percorso di approfondimento di quanto richiesto dai principali accordi approvati in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.

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E in relazione ai due Accordi del 21 dicembre 2011 – l’ Accordo Stato-Regioni per la formazione dei lavoratori (ex articolo 37 del D.Lgs. 81/2008) e l’ Accordo Stato-Regioni sui corsi di formazione per lo svolgimento diretto, da parte del datore di lavoro, dei compiti di prevenzione e protezione dai rischi (ex articolo 34 del D.Lgs. 81/2008) – non possiamo non ricordare quanto poi riportato in un successivo e importante documento chiarificatore.

Stiamo parlando del documento approvato – sempre in sede di Conferenza Stato-Regioni – il 25 luglio 2012 contenente “ Adeguamento e linee applicative degli accordi ex articolo 34, comma 2, e 37, comma 2, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni e integrazioni”.

 

Sono stati molti gli articoli dedicati da PuntoSicuro a questo documento, nato per facilitare l’applicazione e l’interpretazione, anche in sede di vigilanza, di quanto contenuto negli accordi del 2011.

 

Con particolare riferimento a quanto contenuto nell’articolo “ Accordi formazione: chiarimenti per lavorare meglio e bene”, rifacciamo brevemente il punto di alcuni dei vari contenuti delle linee applicative:

collaborazione degli Organismi paritetici alla formazione: si ricorda che la legge “non impone al datore di lavoro di effettuare la formazione necessariamente con gli organismi paritetici quanto, piuttosto, di mettere i medesimi a conoscenza della volontà di svolgere una attività formativa; ciò in modo che essi possano, se del caso, svolgere efficacemente la funzione che il “testo unico” attribuisce loro, attraverso proprie proposte al riguardo”. Sono poi riportate le condizioni necessarie affinché questa collaborazione possa funzionare, ad esempio gli Organismi paritetici devono essere costituiti da associazioni sindacali di datori di lavoro e lavoratori che siano comparativamente più rappresentative a livello nazionale ed essere presenti nel territorio e settore;

 

L’ accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 precisa inoltre, modificando l’Accordo 2011 per la formazione dei lavoratori sostituendo la nota nella premessa:

“Nota: in coerenza con le previsioni di cui all’articolo 37, comma 12, del D.Lgs. n. 81/08, i corsi di formazione per i lavoratori vanno realizzati previa richiesta di collaborazione agli organismi paritetici, così come definiti all’articolo 2, comma 1, lettera ee), del D.Lgs. 81/08, ove esistenti sia nel territorio che nel settore nel quale opera l’azienda. In mancanza, il datore di lavoro procede alla pianificazione e realizzazione delle attività di formazione”.

La nuova nota specifica che “Ove la richiesta riceva riscontro da parte dell’organismo paritetico, delle relative indicazioni occorre tener conto nella pianificazione e realizzazione delle attività di formazione, anche ove tale realizzazione non sia affidata agli organismi paritetici.

Ove la richiesta di cui al precedente periodo non riceva riscontro dall’organismo paritetico entro quindici giorni dal suo invio, il datore di lavoro procede autonomamente alla pianificazione e realizzazione delle attività di formazione.

Viene così maggiormente definito il concetto di collaborazione.

 

L’accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 indica poi i criteri che tali organismi devono soddisfare ai fini della rappresentatività, in termini comparativi sul piano nazionale:

– consistenza numerica degli associati delle singole OO.SS.;

– ampiezza e diffusione delle strutture organizzative;

– partecipazione alla formazione e stipulazione dei contratti nazionali collettivi di lavoro (con esclusione dei casi di sottoscrizione per mera adesione);

– partecipazione alla trattazione delle controversie di lavoro.

 

La nota in premessa all’Accordo 2011, modificata dall’Accordo 2017, termina infine specificando che “Si rappresenta, inoltre che devono intendersi soppressi i riferimenti agli enti Bilaterali contenuti nel paragrafo “Collaborazione degli organismi paritetici alla formazione” dell’Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sul documento proposto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali recante «Adeguamento e linee applicative degli accordi ex articolo 34, comma 2 e 37, comma 2 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni e integrazioni» (Repertorio atti n. 153 /CSR del 25 luglio 2012).

 

– aggiornamento della formazione: le linee applicative del 2012 sottolineano che entrambi gli accordi del 21 dicembre prevedono l’aggiornamento della formazione, svolto in un arco temporale quinquennale, a partire dal momento in cui è stato completato il percorso formativo di riferimento”. Inoltre tali linee applicative forniscono ulteriori indicazioni in ordine alle modalità per mezzo delle quali si possa ottemperare all’obbligo di aggiornamento.

Tuttavia l’accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 modifica alcune di queste indicazioni prevedendo che “l’aggiornamento per lavoratori, preposti, dirigenti, datori di lavoro che intendono svolgere i compiti propri del servizio di prevenzione e protezione di cui agli accordi del 21 dicembre 2011 e quello per il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza previsto dall’art. 37, comma 11, del d.lgs. n. 81/2008 può essere ottemperato per mezzo della partecipazione a convegni o seminari nella misura non superiore al 50% del totale di ore previste”, non citando più la previsione di una verifica finale di apprendimento (così come non è più prevista per i corsi di aggiornamento per RSPP e ASPP).

 

Riguardo all’obbligo di aggiornamento quali sono le tempistiche? Come calcolare l’arco temporale quinquennale?

Sono sempre le linee applicative a dircelo: “al fine di favorire una rapida individuazione, anche nel caso in cui l’aggiornamento sia svolto in diverse occasioni nell’arco del quinquennio, dei termini per l’adempimento, si ritiene che i cinque anni di cui agli accordi decorrano sempre a far data dal giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale degli accordi e, quindi, sempre considerando il quinquennio successivo all’11 gennaio 2012”. Quindi per i soggetti già formati alla data di pubblicazione degli accordi la scadenza era l’11 gennaio 2017.

Tuttavia “con riferimento ai soggetti formati successivamente all’11 gennaio 2012, il termine iniziale per il calcolo del quinquennio per l’aggiornamento non può che essere, invece, quello della data dell’effettivo completamento del rispettivo percorso formativo, coerente con i contenuti degli accordi”.

Torniamo alle linee applicative e ci soffermiamo su una parte meno conosciuta, ma ugualmente importante, come messo in rilievo da Rolando Dubini nell’articolo “ Come interpretare le linee applicative degli accordi sulla formazione”.

Nella parte relativa all’efficacia degli accordi il documento ribadisce l’aspetto fondamentale di ogni attività formativa.

 Si parla della “necessità che la formazione sia comunque progettata e realizzata tenendo conto delle risultanze della valutazione dei rischi, con la conseguenza che: ‘il percorso formativo e i relativi argomenti possono essere ampliati in base alla natura e all’entità dei rischi presenti in azienda, aumentando di conseguenza il numero di ore necessario’”.

 Pertantocontinua il documento – “in linea di massima la formazione da erogare al lavoratore e, per quanto facoltativa nell’articolazione, ai dirigenti e ai preposti, viene individuata avendo riguardo al ‘percorso’ delineato dall’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008, che costituisce un percorso minimo e, tuttavia, sufficiente rispetto al dato normativo, salvo che esso non debba essere integrato tenendo conto di quanto emerso dalla valutazione dei rischi o nei casi previsti dalla legge (si pensi all’introduzione di nuove procedure di lavoro o nuove attrezzature)”.

Concludiamo con un’altra utile sottolineatura sulla “classificazione” dei lavoratori.

Si indica che “l’accordo ex articolo 37 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro espone, al punto 4, nella parte denominata “Condizioni particolari”, il principio per il quale: ‘I lavoratori di aziende, a prescindere dal settore di appartenenza, che non svolgano mansioni che comportino la loro presenza, anche saltuaria, nei reparti produttivi, possono frequentare i corsi individuati per il rischio basso”. In tal modo viene esplicitato il principio generale in forza del quale la ‘classificazione’ dei lavoratori, nei soli casi in cui esistano in azienda soggetti non esposti a medesime condizioni di rischio, può essere fatta anche tenendo conto delle attività concretamente svolte dai soggetti medesimi, avendo a riferimento quanto nella valutazione dei rischi; ad esempio, i lavoratori di una azienda metallurgica che non frequentino reparti produttivi o i lavoratori che svolgano semplice attività d’ufficio saranno considerati come lavoratori che svolgano una attività a rischio “basso” e non lavoratori (come gli operai addetti alle attività dei reparti produttivi) che svolgano una attività che richiederebbe i corsi di formazione per il rischio “alto” o “medio”. Analogamente, ove la valutazione dei rischi di una azienda la cui classificazione ATECO prevede l’avvio dei lavoratori a corsi a rischio “basso” evidenzi l’esistenza di rischi particolari, tale circostanza determina la necessità di programmare e realizzare corsi adeguati alle effettive condizioni di rischio (quindi, di contenuto corrispondente al rischio “medio” o “alto”)”.

Tali indicazioni sono ribadite dall’ Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 in riferimento alla formazione specifica in modalità e-learning.

L’accordo specifica infatti che “nelle aziende inserite nel rischio basso, così come riportato nella tabella di cui all’allegato II dell’accordo del 21 dicembre 2011, è consentito il ricorso alla modalità e-learning, nel rispetto delle disposizioni di cui all’allegato II (dell’Accordo 2016, ndr) e a condizione che i discenti abbiano possibilità di accesso alle tecnologie impiegate, familiarità con l’uso del computer e buona conoscenza della lingua utilizzata, per l’erogazione della formazione specifica dei lavoratori di cui all’accordo sancito sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano nella seduta del 21 dicembre 2011 relativo alla individuazione dei contenuti della formazione dei lavoratori, dei dirigenti e dei preposti. Tale indicazione vale anche per la formazione specifica dei lavoratori che, a prescindere dal settore di appartenenza, non svolgono mansioni che comportino la loro presenza, anche saltuaria, nei reparti produttivi, così come indicato al primo periodo del paragrafo 4 “Condizioni particolari” dell’accordo del 21 dicembre 2011. A tal fine si precisa che la formazione specifica per lavoratori deve essere riferita, in ogni caso, all’effettiva mansione svolta dal lavoratore e deve essere pertanto erogata rispetto agli aspetti specifici scaturiti dalla valutazione dei rischi. Pertanto per le aziende inserite nel rischio basso non è consentito il ricorso alla modalità e-learning per tutti quei lavoratori che svolgono mansioni che li espongono ad un rischio medio o alto”.

Per applicare correttamente la normativa in materia di formazione alla sicurezza, secondo gli accordi del 21 dicembre 2011, è quindi importante conoscere anche l’ Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 che non solo individua i requisiti della formazione dei responsabili e degli addetti del servizio di prevenzione e protezione, ma che modifica vari aspetti normati dagli accordi del 2011.

Fonte: Puntosicuro.it

 

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FAQ di Prevenzione Incendi: la documentazione richiesta

Le risposte dei Vigili del Fuoco ad alcune domande frequenti circa i procedimenti di prevenzione incendi: quale documentazione è richiesta a corredo delle istanze/segnalazioni?.

 

 

 

 

 

 

La Ditta installatrice si rifiuta di rilasciare il certificato di corretta posa delle vernici intumescenti. Verificando spessori e tipologia di materiale utilizzato, è possibile far certificare da un tecnico qualificato questa posa?

La certificazione di corretta posa in opera può essere redatta esclusivamente dall’installatore. Comunque il “professionista antincendio”, cioè colui che risulta iscritto negli elenchi del Ministero dell’Interno di cui all’art. 16 comma 4 del d.lgs. 139/2006 potrà verificare direttamente quanto necessario alla corretta predisposizione del modello Pin 2.2. Dich.Prod..

 

Dovendo istallare un gruppo elettrogeno di potenza superiore ai 25 kW, nello specifico da 45 kW, quale tipo di certificazione dovrà essere richiesta alla ditta e quale quella necessaria per la presentazione della SCIA?

La documentazione da accludere alla SCIA è stabilità dall’art. 4 del d.m. 7 agosto 2012.

 

Con l’abrogazione del d.P.R 37/1998, a quale normativa occorre riferirsi per la registrazione degli interventi di controllo, manutenzione e verifica di prevenzione incendi finalizzati al rispetto del d.P.R. 151/11?

Dovranno essere distinti due ambiti. Qualora si tratti di luoghi di lavoro il riferimento normativo è il decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008 che in diversi punti riporta gli adempimenti, i controlli, le manutenzioni, la formazione ecc. In particolare il punto z) dell’art. 15 del D.Lgs. 81/08 prevede l’obbligo della regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alla indicazione dei fabbricanti. Tale concetto è ripreso dall’art. 4 del d.m. 10 marzo 1998. (Controllo e manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio) che prevede che gli interventi di manutenzione ed i controlli sugli impianti e sulle attrezzature di protezione antincendio siano effettuati nel rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, delle norme di buona tecnica emanate dagli organismi di normalizzazione nazionali o europei o, in assenza di dette norme di buona tecnica, delle istruzioni fornite dal fabbricante e/o dall’installatore. Per esempio nella maggior parte delle norme UNI, che costituiscono la presunzione di conformità per ottemperare alla “regola dell’arte”, sono previste espressamente le modalità di registrazioni dei controlli e delle manutenzioni, che normalmente prevedono la data, i risultati, i ricambi utilizzati e le azioni ulteriori necessarie. È comunque necessario che il responsabile dell’attività durante il controllo dei vigili del fuoco fornisca evidenza documentale delle registrazioni effettuate. Quando, invece, l’attività non costituisce luogo di lavoro ci si dovrà riferire al d.P.R. 151/2011, articolo 6 “Obblighi connessi con l’esercizio dell’attività, comma 2, che prevede l’annotazione in un apposito registro di tutti gli interventi di controllo, verifica, manutenzione e informazione che non potranno che riferirsi, anche in questo caso, a quelle prescritte da obblighi di legge, da norme di buona tecnica, da istruzioni fornite dai fabbricanti o da indicazioni progettuali.

 

Per l’attività di deposito di gpl, categoria A, occorre presentare anche una relazione tecnica descrittiva? Il professionista che sottoscrive la documentazione tecnica può firmare anche la dichiarazione di conformità (mod. PIN 2.1 gpl 2011)?

Non è richiesta alcuna documentazione aggiuntiva oltre quella già prevista dall’art. 11, comma 2, del d.P.R. 151/2011. Lo stesso tecnico può sottoscrivere sia la relazione tecnica sia la dichiarazione di conformità.

Fonte: Puntosicuro.it

 

 

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UNI EN 12453:2017 – Sicurezza per porte e cancelli motorizzati

Il 21 settembre 2017 è entrata in vigore la nuova norma che specifica i metodi di prova relativi alla sicurezza d’uso per qualsiasi tipo di porta, cancello e barriera ad azionamento motorizzato.

Norma numero : UNI EN 12453:2017
Titolo : Porte e cancelli industriali, commerciali e da garage – Sicurezza in uso di porte motorizzate – Requisiti e metodi di prova
ICS : [91.060.50]
Stato : IN VIGORE
Commissioni Tecniche : [Prodotti, processi e sistemi per l’organismo edilizio] [Porte e cancelli industriali, commerciali e da garage (misto Prodotti e processi per l’organismo edilizio/Sicurezza)]
Data entrata in vigore : 21 settembre 2017
Data ritiro :
Sommario : La norma specifica i requisiti e i metodi di prova relativi alla sicurezza d’uso per qualsiasi tipo di porta, cancello e barriera ad azionamento motorizzato destinato all’installazione in aree raggiungibili da persone e le cui finalità di impiego principali consistono nel fornire accesso sicuro a merci, veicoli e persone in edifici industriali, commerciali o residenziali.

Lista Norme CEN
Recepisce :

EN 12453:2017

Lista sostituzioni
Sostituisce :

UNI EN 12445:2002
UNI EN 12453:2002

Link per il download

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La non responsabilità del RSPP per l’infortunio occorso a un lavoratore

Non è responsabile per l’infortunio occorso a un lavoratore il RSPP che nel documento di valutazione dei rischi ha provveduto a segnalare al datore di lavoro la mancanza di misure di sicurezza della macchina presso la quale si è verificato l’evento.

 

 

 

 

 

 

 

Non risponde per l’infortunio occorso a un lavoratore il responsabile del servizio di prevenzione e protezione che nel documento di valutazione dei rischi ha provveduto a segnalare al datore di lavoro la carenza di sicurezza della macchina presso la quale si è verificato l’evento infortunistico provvedendo altresì a suggerire le misure per eliminarle e ponendo così lo stesso datore di lavoro nelle condizioni di intervenire a rendere sicura la macchina medesima. E’ la giusta decisione che emerge dalla lettura di questa sentenza della Corte di Cassazione che con la stessa ha rigettato il ricorso presentato dal Pubblico Ministero contro la sentenza della Corte di Appello che, contrariamente a quanto deciso dal Tribunale, aveva invece assolto il responsabile del servizio di prevenzione e protezione.

Il fatto
Il Tribunale ha dichiarato il consigliere delegato e il responsabile del servizio di prevenzione e protezione di una società responsabili del Reati loro ascritti e li ha condannati ciascuno alla pena di due mesi di reclusione sostituita con una multa di € 2.280,00. Gli imputati erano stati tratti a giudizio per rispondere del delitto di lesioni colpose aggravate dalla violazione antinfortunistica e con l’aggravante di cui all’art. 61 n. 3 c.p., per avere provocato a un lavoratore una lesione personale consistente nella subamputazione del secondo dito della mano sinistra con incapacità ad attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo di 90 giorni. In particolare il consigliere delegato è stato condannato per avere, per negligenza imprudenza o colpa specifica ai sensi dell’art. 2087 c.c. nonché per violazione della normativa sulla prevenzione infortuni, omesso di mettere a disposizione dei lavoratori attrezzature di lavoro conformi alle specifiche disposizioni e quindi idonee ai fini della salute e della sicurezza in quanto la macchina piegatrice orizzontale idraulica sulla quale è incorso l’incidente al lavoratore era priva di dispositivi che impedissero alle mani dei lavoratori di venire a contatto con i movimenti del punzone. Il RSPP è stato invece condannato per avere omesso di individuare i rischi connessi alla predetta macchina pressa piegatrice nonché di elaborare le misure preventive e protettive relative al macchinario e le relative procedure di sicurezza.

La Corte di Appello, adita dagli imputati, in parziale riforma della sentenza impugnata, ha assolto il RSPP dal reato a lui ascritto perché il fatto non sussiste, confermandola nel resto. Avverso tale sentenza Corte di Appello hanno proposto ricorso per cassazione il consigliere delegato, a mezzo del proprio difensore, nonché l’Avvocato Generale presso la Corte di Appello limitatamente alla assoluzione del RSPP.

In particolare il consigliere delegato ha lamentato che l’individuazione nella sua figura di un soggetto titolare di una posizione di garanzia in materia di sicurezza sul lavoro e di responsabile per l’infortunio occorso al lavoratore è stato frutto di una erronea interpretazione della legge penale e delle altre norme giuridiche previste dal D. Lgs. n. 81/2008, con ulteriore travisamento del fatto che lo stesso fosse, appunto, il vertice del sistema di sicurezza sul lavoro della società, posto che nel DVR aziendale la figura da lui ricoperta non era nemmeno stata presa in considerazione ed anzi il documento mancasse dell’individuazione dei ruoli dell’organizzazione aziendale che dovevano provvedere all’adozione delle misure di sicurezza. Nel DVR, infatti, erano stati elencati tutti i soggetti coinvolti nel “sistema sicurezza” tra i quali figurava il datore di lavoro, il RSPP, il rappresentante delegato dal datore di lavoro, il referente interno per la sicurezza, ma non figurava affatto l’amministratore delegato. Secondo lo stesso il vizio di interpretazione della Corte di merito era stato dovuto alla concreta applicazione del principio di effettività così come declinato nella sua più ampia portata dalla Suprema Corte, secondo la quale “In tema di individuazione delle responsabilità penali all’interno delle organizzazioni complesse, non può attribuirsi, in via automatica, all’organo di vertice la responsabilità per l’inosservanza della normativa di sicurezza, dovendosi sempre considerare l’effettivo contesto organizzativo e le condizioni in cui detto organo ha dovuto operare”. L’attribuzione di colpevolezza a suo carico, secondo l’imputato, è stato frutto del travisamento del fatto che lo stesso fosse anche il dirigente prevenzionistico all’interno del sistema predisposto dal datore di lavoro e che fosse per questo motivo in condizione di conoscere la pericolosità della macchina oggetto del giudizio e, conseguentemente, di attivarsi.

L’Avvocato Generale presso la Corte di Appello, da parte sua, ha dedotto che gli obblighi del servizio di prevenzione e protezione aziendale sono dettagliatamente elencati nell’art. 33 del D. Lgs. n. 81/2008 che impone di individuare i fattori di rischio, valutarli e, successivamente, individuare le misure da adottare per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione aziendale e di elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive di cui all’articolo 28, comma 2, e i sistemi di controllo di tali misure. In base all’art. 28, comma 2, del D. Lgs. n. 81/2008, ha infatti precisato la suprema Corte, il DVR deve essere redatto in modo tale da: a) garantire la completezza e l’idoneità quale strumento operativo di pianificazione degli interventi aziendali e di prevenzione; b) contenere l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate; c) contenere il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza; d) individuare le procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri.

Lo stesso Avvocato Generale ha sostenuto che la Corte territoriale aveva errato nel ritenere che il DVR predisposto dal RSPP fosse completo, idoneo e concreto, posto che limitarsi a definire come rischiose tutte le presse presenti nel reparto, è un’affermazione oltremodo generica, laddove lo stesso RSPP avrebbe dovuto specificare quali difetti aveva ogni singola pressa e, una volta individuati i difetti della singola pressa, avrebbe dovuto indicare quali rimedi da adottare in concreto. Il RSPP invece, a detta della stessa Corte di Appello, si era limitato ad invitare l’azienda ad “avviare un programma di adeguamento”, il che non significava assolutamente nulla e, inoltre, atteneva alla scansione temporale e non alle misure concrete da adottare.

Il ricorrente ha inoltre messo in evidenza come lo stesso consulente citato dalla difesa, controinterrogato dal Pubblico Ministero, aveva riferito della genericità, incompletezza e sostanziale inutilità del DVR predisposto dall’imputato e che la Corte del merito aveva totalmente omesso di valutare tale deposizione a differenza del Giudice di primo grado, che, nella sua motivazione, aveva fatto riferimento proprio a tale deposizione, come uno degli elementi fondanti le ragioni della condanna. La Corte territoriale inoltre aveva omesso di valutare il contenuto di una testimonianza nella parte in cui era stato riferito del rifiuto pervicace del RSPP di indicare quali interventi erano necessari per mettere in sicurezza le presse.

Le decisioni in diritto della Corte di Cassazione
Il ricorso del consigliere delegato è stato ritenuto inammissibile e all’inammissibilità dello stesso è conseguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., valutati i profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità emergenti dal ricorso, al versamento della somma, ritenuta equa, di € 1.000,00 a favore della cassa delle ammende.

Il ricorso del P.M. è stato invece ritenuto infondato. Secondo la Corte suprema la Corte territoriale aveva fornito una puntuale spiegazione del ragionamento posto a base della propria sentenza procedendo alla coerente e corretta disamina di ogni questione. In particolare la Corte territoriale, secondo la Sez. IV, aveva incensurabilmente ritenuto che attraverso il DVR vi era stata una segnalazione al datore di lavoro idonea a sollecitarne i poteri di intervento per eliminare la situazione di rischio, sollecitazione alla quale il datore di lavoro non ha evidentemente reagito. La stessa Corte di Cassazione ha in conclusione rigettato il ricorso del P.M. rammentando che il giudizio di condanna presuppone la certezza processuale della colpevolezza, mentre all’assoluzione deve pervenirsi in tutti quei casi in cui via sia la semplice “non certezza” e dunque anche il “ragionevole dubbio sulla colpevolezza”.

Gerardo Porreca

Fonte: Puntosicuro.it

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Documento Inaul – Le verifiche degli apparecchi di sollevamento materiali di tipo fisso

 

Indicazioni dall’Inail per la gestione tecnico-amministrativa della prima verifica periodica di alcuni apparecchi di sollevamento materiali di tipo fisso. Focus su verifiche e normativa per gru a ponte e gru a cavalletto.

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Inail, Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici, “ Apparecchi di sollevamento materiali di tipo fisso – Parte I” – a cura di Sara Anastasi e Luigi Monica (Inail, DIT), Luigi Cavanna (Inail, Unità operativa territoriale CVR di Genova), Romano Ciancio (Unità operativa territoriale CVR di Piacenza)

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5 errori da evitare nei progetti di consulenza

Quando si realizza o si affida un progetto di consulenza vi sono numerose problematiche
che posso comprometterne il risultato finale.

Generalmente sono 5 i più comuni errori che si possono verificare.

1) Dimenticare di definire le milestone. Le milestone sono le singole fasi di un progetto in cui sostanzialmente
si verificano che siano stati raggiunti gli obiettivi parziali. E’ importante definirle in quanto permettono sia all’azienda
che al consulente di verificare come stia procedendo l’implementazione del progetto di consulenza.

2) Ignorare che le singole attività di un progetto di consulenza sono correlate tra di loro

3) Non aggiornare la schedulazione (scadenze) e non adeguarsi alla nuova realtà del progetto

4) Non definire un project manager  – responsabile di progetto e non coinvolgere tutto il team nelle decisioni
e nelle attività relative

5) Non definire la base documentale del progetto e non aggiornarla mano a mano che lo stesso si modifica

Per aiutarti nel realizzare e gestire progetti di consulenza sono disponibili tre nuovi software:
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