Pubblicato il software valutazione rischio Covid-19 nei luoghi di lavoro

Il software consente di realizzare la valutazione del rischio Covid-19 (Coronavirus) nei luoghi di lavoro.

Il metodo di valutazione si basa su una classificazione dei livelli di rischio secondo una matrice D x P dove D è il danno potenziale derivante dall’infezione da Covid-19, P è la probabilità di accadimento.

La valutazione del rischio avviene per singolo lavoratore.

Il software grazie a un algoritmo proprietario calcola, partendo da danno potenziale e probabilità di accadimento, il livello di rischio su 4 livelli: trascurabile, basso, medio, alto.

In automatico propone le misure di prevenzione da applicare.

Il software consente di gestire:
_ numero illimitato di aziende
_ numero illimitato di lavoratori

Non prevede un canone annuale di utilizzo
Viene installato direttamente sul pc dell’utente

La licenza consente di installare il software su 2 pc

Requisiti: Windows 7, 10, e versioni superiori

Invio del software via email entro 2 ore dal pagamento

Accedi alla scheda del prodotto

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Covid-19, siglato il Protocollo per la sicurezza nelle aziende

Misure efficaci di salute e sicurezza dei lavoratori dovranno essere garantite in tutte le aziende grazie a un protocollo raggiunto oggi tra sindacati e imprese in accordo con il Goveno. Il documento consiste in 13 punti volti a contrastare e prevenire la diffusione del nuovo coronavirus nei luoghi di lavoro. Eccoli in sintesi.

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CORONA VIRUS – Kit prevenzione rischi luoghi di lavoro per aziende e professionisti

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Obbligo a casa se con febbre oltre 37.5

Obbligo di rimanere al proprio domicilio in presenza di febbre (oltre 37.5 ) o altri sintomi influenzali e di chiamare il proprio medico di famiglia e l’autorità sanitaria.

Controlli all’ingresso

Il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro, potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea.

Limitare i contatti con i fornitori esterni

Per l’accesso di fornitori esterni si devono individuare procedure di ingresso, transito e uscita, mediante modalità, percorsi e tempistiche predefinite, al fine di ridurre le occasioni di contatto con il personale. Va ridotto anche l’accesso ai visitatori.

Pulizia e sanificazione

L’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro (comprese tastiere, schermi touch, mouse), delle aree comuni e di svago e dei distributori di bevande e snack.

Igiene delle mani

È obbligatorio che le persone presenti in azienda adottino tutte le precauzioni igieniche, in particolare per le mani. L’azienda mette a disposizione idonei mezzi detergenti.

Mascherine e guanti

Qualora il lavoro imponga una distanza interpersonale minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è necessario l’uso delle mascherine e di altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici) conformi.

Spazi comuni con accessi contingentati (mense, spogliatoi, aree fumatori)

L’accesso agli spazi comuni, comprese le mense aziendali, le aree fumatori e gli spogliatoi è contingentato, con la previsione di una ventilazione continua dei locali, di un tempo ridotto di sosta e con il mantenimento della distanza di sicurezza di un metro tra le persone.

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CORONA VIRUS – Kit prevenzione rischi luoghi di lavoro per aziende e professionisti

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Possibile chiusura dei reparti non necessari e smart working

Limitatamente al periodo dell’emergenza Covid-19, le imprese potranno disporre la chiusura di tutti i reparti diversi dalla produzione o, comunque, di quelli dei quali è possibile il funzionamento mediante il ricorso allo smart work, o comunque a distanza.

Rimodulazione dei livelli produttivi e dei turni

Si può procedere a una rimodulazione dei livelli produttivi. Bisogna assicurare un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili.

Ammortizzatori sociali e ferie

Utilizzare in via prioritaria gli ammortizzatori sociali o se non fosse sufficiente utilizzare i periodi di ferie arretrati e non ancora fruiti.

Stop trasferte e riunioni

Sospese e annullate tutte le trasferte e i viaggi di lavoro nazionali e internazionali, anche se già concordati o organizzati. Non sono consentite neanche le riunioni in presenza (solo quelle urgenti ma con un numero ridotto di persone e a un metro di distanza interpersonale).

Orari ingresso-uscita scaglionati

Si favoriscono orari di ingresso/uscita scaglionati in modo da evitare il più possibile contatti nelle zone comuni (ingressi, spogliatoi, sala mensa).

Gestione di un caso sintomatico

Nel caso in cui una persona presente in azienda sviluppi febbre e sintomi di infezione respiratoria come la tosse, lo deve dichiarare immediatamente all’ufficio del personale, si dovrà procedere al suo isolamento e a quello degli altri presenti dai locali. L’azienda avverte immediatamente le autorità sanitarie competenti e i numeri di emergenza per il Covid-19 forniti dalla Regione o dal ministero della Salute. L’azienda inoltre collabora per la definizione degli eventuali contatti stretti. È costituito in azienda un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del Rls.

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Coronavirus: buone prassi per chi svolge i corsi di formazione

Il Coronavirus colpisce anche le attività di formazione professionale, con lo stop nelle aree geografiche dove le ordinanze ne hanno bloccato lo svolgimento, e con l’applicazione di buone prassi ove invece si continueranno a svolgere.
AIFOS ha pubblicato una guida operativa molto interessante che riassume nei seguenti punti cosa fare per ridurre o evitare il contagio nei casi in cui sia possibile svolgere corsi in aula.

– Cercare di organizzare corsi con pochi corsisti facendoli stare seduti il più possibile staccati l’uno dall’altro (se possibile almeno un metro l’uno dall’altro, meglio se due).
– Cercare di tenere almeno due metri di distanza tra il formatore ed i corsisti.
– Prima dell’inizio del corso presentare delle slide per informare i corsisti sul rischio e sulle misure da rispettare e sensibilizzare gli stessi sui corretti comportamenti (usare i riferimenti del Ministero della Salute ripresi anche di seguito).
– Prima e dopo il corso sanificare piani di lavoro presenti nella sala ove avviene il corso, pulire e sanificare prima e dopo il corso le maniglie delle porte ed altre attrezzature utilizzate. L’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone, per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’1% (candeggina).
– Utilizzare sanificanti spray per termoconvettori all’inizio dei corsi e durante le pause
– Prima, dopo e nelle pause del corso areare ampiamente la sala corsi aprendo le porte e le finestre. Si possono usare anche spray disinfettanti sulle sedie e le superfici.
– Lavarsi spesso le mani, prima e subito dopo il corso con acqua e sapone con proprietà disinfettanti e durante il corso con soluzioni disinfettanti idroalcoliche.
– Non toccare durante la formazione occhi, bocca e naso.
– Evitare di stringere la mano alle persone.
– Evitare di parlare a stretto contatto con i corsisti e sospendere i corsi BLSD e BLS.
– Starnutire e tossire nell’incavo del braccio.
– Ove possibile prevedere dei bidoni porta rifiuti chiusi dove buttare i fazzoletti di carta usa e getta.

 

 

 

 

 

 

 

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Coronavirus: le indicazioni del Ministero della Salute

Il Ministero della Salute con la circolare del 2/2/2020 ha pubblicato una circolare rivolta ai datori di lavoro, contenente indicazioni per prevenire l’eventuale diffusione del contagio.

“…..Con riguardo, specificatamente, agli operatori di cui all’oggetto si rappresenta
preliminarmente che, ai sensi della normativa vigente (d. lgs. 81/2008), la responsabilità di tutelarli
dal rischio biologico è in capo al datore di lavoro, con la collaborazione del medico competente.

1 Si raccomanda di utilizzare solo informazioni disponibili presso i siti WHO (www.who.int), ECDC (www.ecdc.eu), Ministero Salute (www.salute.gov.it), ISS (www.iss.it).

Le misure devono tener conto della situazione di rischio che, come si evince dalle
informazioni sopra riportate, nel caso in esame è attualmente caratterizzata in Italia dall’assenza di
circolazione del virus.
Inoltre, come si evince dalla circolare del 31/1/2020 relativa all’identificazione dei casi e dei
contatti a rischio, questi ultimi sono solo coloro che hanno avuto contatti ravvicinati e protratti con
gli ammalati.
Pertanto, ad esclusione degli operatori sanitari, si ritiene sufficiente adottare le comuni misure
preventive della diffusione delle malattie trasmesse per via respiratoria, e in particolare:
• lavarsi frequentemente le mani;
• porre attenzione all’igiene delle superfici;
• evitare i contratti stretti e protratti con persone con sintomi simil influenzali.
• adottare ogni ulteriore misura di prevenzione dettata dal datore di lavoro.
Ove, nel corso dell’attività lavorativa, si venga a contatto con un soggetto che risponde alla
definizione di caso sospetto di cui all’all. 1 della circolare Ministero Salute 27/1/2020 (che aggiorna
quella precedente del 22/1/2020)2
, si provvederà – direttamente o nel rispetto di indicazioni fornite
dall’azienda – a contattare i servizi sanitari segnalando che si tratta di caso sospetto per nCoV.
Nell’attesa dell’arrivo dei sanitari:
• evitare contatti ravvicinati con la persona malata;
• se disponibile, fornirla di una maschera di tipo chirurgico;
• lavarsi accuratamente le mani. Prestare particolare attenzione alle superfici corporee
che sono venute eventualmente in contatto con i fluidi (secrezioni respiratorie, urine,
feci) del malato;
• far eliminare in sacchetto impermeabile, direttamente dal paziente, i fazzoletti di carta
utilizzati. Il sacchetto sarà smaltito in uno con i materiali infetti prodottisi durante le
attività sanitarie del personale di soccorso.

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Privacy nomina del DPO

Antitrust: al DPO (Responsabile della Protezione dei Dati personali) delle Pubbliche Amministrazioni NON è richiesto uno specifico titolo di studio o l’iscrizione ad un Albo professionale ma va accertata, e valutata, la specifica competenza

(Segnalazione n. AS 1636 del 2 gennaio 2020)

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I prossimi reati presupposto inseriti nel D.lgs 231/01

In discussione oggi 23/1/2020 al consiglio dei ministri il decreto legislativo con il quale viene recepita la direttiva Pif (protezione degli interessi finanziari), la n. 1371 del 2017, con alcune novità per i reati presupposto 231.

Vediamoli

1) Maxifrode Iva Transazionali (sarà sanzionato anche solo il tentativo)

2) Pubblica amministrazione – Delitto di frode nelle pubbliche forniture

3) Pubblica amministrazione – Peculato, anche nella forma agevolata dall’errore altrui

4) Pubblica amministrazione – Abuso d’ufficio

5) Contrabbando

6) Delitto di frode in agricoltura

Accedi all’approfondimento su www.alert231.it – Collana editoriale software e corsi on line 231 –

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Due software in regalo!

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Il controllo da parte del datore di lavoro delle condizioni di sicurezza

Il datore di lavoro non deve limitarsi ad informare i lavoratori sulle norme antinfortunistiche previste, ma deve attivarsi e controllare sino alla pedanteria che le norme stesse siano assimilate dai lavoratori nella ordinaria prassi di lavoro.

I datori di lavoro, ai fini della applicazione delle norme di legge in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, devono avere nei confronti dei lavoratori che prestano la propria attività per conto degli stessi la cultura e la “forma mentis” del garante del bene costituzionalmente rilevante costituito dalla integrità fisica dei lavoratori e non devono limitarsi a formare ed informare gli stessi sulle norme antinfortunistiche previste né ad impartire a questi le direttive da seguire per garantire la sicurezza dello svolgimento del lavoro ma devono attivarsi e controllare fino alla “pedanteria” che nella ordinaria prassi di lavoro le norme di sicurezza siano state assimilate dagli stessi. Questo è il messaggio che emerge dalla sentenza della Corte di Cassazione in commento e che abbiamo già letto e commentato in occasione della Sentenza n. 31679 del 11 agosto 2010 della stessa Sez. IV penale pubblicata e commentata dallo scrivente nell’articolo “ Sulla “forma mentis” e sulla “pedanteria” richieste ai datori di lavoro”.

 

Ora in questa occasione la suprema Corte, nel decidere su di un ricorso presentato da un datore di lavoro condannato per un infortunio mortale occorso a un lavoratore caduto da un ponteggio privo delle regolari protezioni  e nell’esprimersi sugli obblighi che il datore di lavoro deve avere nei confronti dei lavoratori dipendenti, è tornata a ribadire che lo stesso deve controllare sino alla pedanteria affinché le norme di sicurezza siano assimilate dai lavoratori nella loro ordinaria attività.

 

Il fatto e l’iter giudiziario

La Corte di Appello ha confermata la condanna pronunciata dal Tribunale nei confronti di un datore di lavoro e legale rappresentante di una ditta imputato del reato di cui all’art. 589 del codice penale per aver cagionato la morte, con colpa consistita in imprudenza, negligenza, imperizia e violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, di un dipendente operaio muratore e con colpa specifica consistita, in particolare, nella violazione di cui agli artt. 16 e 7 del D.P.R. n. 164/56  e all’ art. 26 del D.P.R. n. 547/55, per non aver realizzato un idoneo parapetto e opere provvisionali costruite con buon materiale e a regola d’arte, proporzionate e idonee allo scopo, conservate in stato di efficienza per tutta la durata dei lavori, atte ad impedire la caduta dall’alto, durante i lavori di demolizione e ricostruzione di un fabbricato urbano. In conseguenza di tale omissione, l’operaio, che stava lavorando alla messa in opera del materiale di copertura del balcone, accovacciato con le spalle rivolte al parapetto, costituito da una protezione provvisoria composta da assi di legno e tubolari tenuti insieme dal solo filo di ferro, nel momento in cui si appoggiava, per reggersi o rimettersi in piedi, al corrente intermedio, costituito da una tavola di 9 cm di larghezza e dello spessore di 2,5 cm, la tavola cedeva spezzandosi, così determinando la caduta nel vuoto dell’operaio da un’altezza di 4,5 m. A seguito della caduta l’operaio sbatteva violentemente la testa e decedeva per le lesioni riportate.

 

Il Tribunale aveva affermato la penale responsabilità dell’imputato condannandolo alla pena ritenuta di giustizia, oltre al risarcimento dei danni in favore della parte civile e al versamento della provvisionale esecutiva pari ad euro 60.000. A seguito della impugnazione da parte dell’imputato, la Corte d’Appello ha confermata l’affermazione di colpevolezza pronunciata dal primo giudice, disattendendo la tesi difensiva secondo cui l’imputato sarebbe caduto a seguito di un malore, per una miscela di farmaci e alcool, e ribadendo l’assoluta inidoneità della protezione realizzata sul balcone che, sottoposta alla pressione del corpo umano, ha ceduto, facendo precipitare la vittima confermando altresì il trattamento sanzionatorio riservato dal primo giudice e le statuizioni civili.

 

In punto di responsabilità, la Corte distrettuale ha osservato che l’unico garante della sicurezza nel caso in esame era il datore di lavoro (cioè l’imputato) posto che l’infortunio era avvenuto all’interno dell’area di rischio nella quale si collocava il suo primario obbligo di assicurare le più appropriate condizioni di sicurezza al lavoratore, anche in rapporto a possibili comportamenti trascurati o disattenti del lavoratore stesso. Oltre tutto, ha aggiunto la Corte territoriale, non era stato provato l’asserito “malore” del dipendente ma era risultato da testimonianze che poco più di un mese prima, gli ispettori del lavoro avevano constatato, ai sensi dell’art. 77 lett. c del D.P.R. n. 164/56, la mancanza di idonee protezioni contro il pericolo di cadute dall’alto e lo avevano diffidato a non far proseguire i lavori prima di aver eliminato la violazione. Una documentazione fotografica, altresì, aveva evidenziata l’assoluta inadeguatezza della protezione del posto di lavoro dell’infortunato contro il rischio di caduta dall’alto.

 

Il ricorso per cassazione e le motivazioni

L’imputato ha ricorso per cassazione tramite il difensore di fiducia, lamentando che l’oggetto della contravvenzione da parte dell’Ispettorato del lavoro aveva riguardato l’assenza di parapetto e non la sua inadeguatezza, in quanto rispondeva ai requisiti di cui all’art. 26 del D.P.R. n.547/55 e sostenendo, altresì, che l’infortunio era stato causato dalla rottura della tavola centrale e non dall’ancoraggio artigianale fatto con del filo di ferro. La Corte territoriale, inoltre, non aveva motivato sulla condotta imprudente del lavoratore.

 

Secondo il ricorrente l’operaio era precipitato non perché si era rialzato dalla posizione in cui si trovava e aveva perso l’appoggio che doveva garantirgli il parapetto ma perché, lavorando nella parte interna al bancone, a causa di un malore determinato dalle sue condizioni psico-fisiche, era rovinato all’indietro, andando ad incunearsi tra il corrente superiore costituito da un tubo di acciaio e la tavola fermapiede lungo il pavimento sfondando il corrente intermedio. L’operaio inoltre aveva assunto una notevole dose di alcol durante la giornata oltre ad un antidolorifico per cui aveva avuto un malore e, avendo perso i sensi, era precipitato di spalle, al di sotto del corrente superiore.

 

Le decisioni in diritto della Corte di Cassazione

Il ricorso è stato ritenuto dalla Corte di Cassazione manifestamente infondato e perciò inammissibile. La stessa ha ritenuto la decisione presa dalla Corte territoriale formalmente e sostanzialmente legittima avendo la stessa, dopo aver analizzato tutti gli aspetti della vicenda (dinamica dell’infortunio, posizione di garanzia dell’imputato, nesso di causalità tra la condotta contestata e l’evento, comportamento della parte lesa), spiegato le ragioni per le quali ha ritenuto sussistente la penale responsabilità del ricorrente. Il compito del datore di lavoro, ha precisato la Se. IV, è molteplice e articolato e va dalla istruzione dei lavoratori sui rischi di determinati lavori e dalla conseguente necessità di adottare certe misure di sicurezza alla predisposizione di queste misure (con obbligo, quindi, ove le stesse consistano in particolari cose o strumenti, di mettere queste cose, questi strumenti, a portata di mano del lavoratore), e, soprattutto, al controllo continuo, pressante, per imporre che i lavoratori rispettino quelle norme, si adeguino alla misure in esse previste e sfuggano alla superficiale tentazione di trascurarle. “Il datore di lavoro”, ha sostenuto la suprema Corte, “deve avere la cultura e la forma mentis del garante del bene costituzionalmente rilevante costituito dalla integrità del lavoratore, e non deve perciò limitarsi ad informare i lavoratori sulle norme antinfortunistiche previste, ma deve attivarsi e controllare sino alla pedanteria, che tali norme siano assimilate dai lavoratori nella ordinaria prassi di lavoro”.

 

Su tale punto, ha ricordato la Sez. IV, hanno avuto modo di intervenire anche le Sezioni Unite della stessa Corte di Cassazione (Sez. Un. n. 6168 del 21/05/1988 dep. 21/04/1989) enunciando il principio secondo cui al fine di escludere la responsabilità per reati colposi dei soggetti obbligati ex art. 4 del D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547 a garantire la sicurezza dello svolgimento del lavoro, non è sufficiente che tali soggetti impartiscano le direttive da seguire a tale scopo, ma è necessario che ne controllino con prudente e continua diligenza la puntuale osservanza.

 

Con riferimento al comportamento del lavoratore poi la suprema Corte ha osservato che la normativa antinfortunistica mira a salvaguardare l’incolumità del lavoratore non solo dai rischi derivanti da incidenti o fatalità, ma anche da quelli che possono scaturire dalla sue stesse disattenzioni, imprudenze o disubbidienze alle istruzioni o prassi raccomandate, purché connesse allo svolgimento dell’attività lavorativa. È pur vero che destinatari delle norme di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro sono non solo i datori di lavoro, i dirigenti e i preposti, ma anche gli stessi operai; tuttavia, l’inosservanza di dette norme da parte dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti ha valore assorbente rispetto al comportamento dell’operaio, la cui condotta può assumere rilevanza ai fini penalistici solo dopo che da parte dei soggetti obbligati siano state adempiute le prescrizioni di loro competenza.

 

In conclusione, ai fini della sussistenza della penale responsabilità dell’imputato per l’evento infortunistico, ha assunto nel caso in esame una notevole rilevanza la circostanza che fu proprio quest’ultimo, quale datore di lavoro, a mettere a disposizione del lavoratore quel parapetto assolutamente inadeguato, sotto il profilo delle misure di protezione, per l’attività lavorativa da svolgere, ignorando non solo le prescrizioni degli Ispettori del Lavoro che, già prima avevano rilevato nel cantiere una grave carenza di dispositivi di sicurezza, ma anche quelle incluse nel POS, relative ad andatoie e passerelle, predisponendo sul balcone, ove la vittima stava realizzando la pavimentazione, una protezione, definita dalla Corte territoriale, “risibile”, costituita da un’asse di legno assicurata con del fil di ferro a dei montanti in ferro che, sottoposta alla mera pressione del corpo umano, ha ceduto, come risulta documentato dai rilievi fotografici, con esito letale per il lavoratore che è precipitato da un’altezza superiore a 2 metri.

 

Alla dichiarazione di inammissibilità quindi è seguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di 2.000 euro a favore della Cassa delle Ammende nonché alla rifusione delle spese di giudizio alle costituite parti civili liquidate in 4.000 euro.

 

Gerardo Porreca

 

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Ripasso Interpelli aggiornamento fino a dic 2019.pptx

Fonte: Stefano Massera – Linkedin

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Bando Isi 2019

Avviso pubblico Isi 2019 – finanziamenti alle imprese per la realizzazione di interventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro. In attuazione dell’articolo 11, comma 5 del D.lgs. 81/2008 s.m.i. e dell’articolo 1, commi 862 e seguenti, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 attraverso la pubblicazione di singoli Avvisi pubblici regionali/provinciali, finanzia investimenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

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Finalità: incentivare le imprese a realizzare progetti per il miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, nonché incentivare le micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli per l’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature di lavoro caratterizzati da soluzioni innovative per abbattere in misura significativa le emissioni inquinanti, migliorare il rendimento e la sostenibilità globali e, in concomitanza, conseguire la riduzione del livello di rumorosità o del rischio infortunistico o di quello derivante dallo svolgimento di operazioni manuali.

Destinatari dei finanziamenti: le imprese, anche individuali, ubicate su tutto il territorio nazionale iscritte alla Camera di commercio industria, artigianato ed agricoltura e, per l’asse 2 di finanziamento anche gli Enti del terzo settore.

Progetti ammessi a finanziamento: Sono finanziabili le seguenti tipologie di progetto ricomprese in 5 Assi di finanziamento:

  • Progetti di investimento e Progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale – Asse di finanziamento 1 (sub Assi 1.1 e 1.2)
  • Progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale di carichi (MMC) – Asse di finanziamento 2
  • Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto – Asse di finanziamento 3
  • Progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività – Asse di finanziamento 4
  • Progetti per micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli -Asse di finanziamento 5 (sub Assi 5.1 e 5.2).

Risorse finanziarie destinate ai finanziamenti: Le risorse finanziarie destinate dall’Inail ai progetti sono ripartite per regione/provincia
autonoma e per assi di finanziamento. Di tale ripartizione è data evidenza nell’allegato “Isi 2019-allegato risorse economiche” che costituisce
parte integrante degli Avvisi pubblici regionali/provinciali pubblicati.
Il finanziamento, in conto capitale, è calcolato sulle spese ritenute ammissibili al netto dell’IVA come di seguito riportato.
Per gli Assi 1 (sub Assi 1.1 e 1.2), 2, 3 e 4 nella misura del 65% e con i seguenti limiti:

  • Assi 1 (sub Assi 1.1 e 1.2), 2, 3, fino al massimo erogabile di 130.000,00 Euro ed un finanziamento minimo ammissibile pari a 5.000,00 Euro. Per le imprese fino a 50 dipendenti che presentano progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale di cui all’allegato (sub Asse 1.2) non è fissato il limite minimo di finanziamento.
  • Asse 4, fino al massimo erogabile di 50.000,00 Euro ed un finanziamento minimo ammissibile pari a 2.000,00 Euro.

Asse 5 (su Assi 5.1 e 5.2) nella misura del:

  • 40% per i soggetti destinatari del sub Asse 5.1 (generalità delle imprese agricole);
  • 50% per i soggetti destinatari del sub Asse 5.2 (giovani agricoltori).

Il finanziamento massimo erogabile è pari a Euro 60.000,00; il finanziamento minimo è pari a Euro 1.000,00.

Modalità e tempistiche di presentazione della domanda: La domanda deve essere presentata in modalità telematica con successiva conferma attraverso l’apposita funzione presente nella procedura per la compilazione della domanda on line di upload/caricamento della documentazione come specificato negli Avvisi regionali/provinciali. Sul sito http://www.inail.it – ACCEDI AI SERVIZI ONLINE – le imprese avranno a disposizione una procedura informatica che consentirà loro, attraverso un percorso guidato, di inserire la domanda di finanziamento con le modalità indicate negli Avvisi regionali. Le date di apertura e chiusura della procedura informatica, in tutte le sue fasi , saranno pubblicate sul portale dell’Istituto, nella sezione dedicata all’Avviso Isi 2019, entro il 31.gennaio 2020.

Per informazioni e assistenza sul presente Avviso è possibile fare riferimento al numero telefonico 06.6001 del Contact center Inail. Il servizio è disponibile sia da rete fissa sia da rete mobile, secondo il piano tariffario del gestore telefonico di ciascun utente.

Fonte Inail

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