Come identificare facilmente pericoli e rischi nella documentazione sicurezza del lavoro

******** AUDIT COMUNICAZIONE SICUREZZA DEL LAVORO ********
Il software per individuare le criticità e applicare le misure
correttive alla comunicazione sicurezza del lavoro.
Guarda il video di presentazione
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Dopo avere realizzato la valutazione dei rischi un’azienda è in grado di individuare i principali rischi/pericoli (tra i 3 e i 7) di ogni unità produttiva.

La documentazione della sicurezza sul lavoro (manuali, procedure, politica, ecc.) dovrebbe aiutare il lettore a identificare rapidamente i pericoli/rischi che vengono trattati nel documento consultato.

Per conseguire questo importante obiettivo, è necessario evidenziare nell’intestazione di pagina del documento, sul lato destro,  ogni singolo pericolo/rischio a cui si fa riferimento, sotto forma di disegno o immagine, e ad esempio, rappresentare in bianco/nero gli altri pericoli/rischi presenti sul luogo del lavoro, ma non menzionati nel documento.

 

 

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Come utilizzare le check list in ambito D.lgs 231/01

Quanto sono importanti le check list nell’attività di implementazione e di gestione di un modello 231?
La risposta la troviamo nell’attività professionale di tutti i giorni in cui ricorriamo alle liste di controllo per evitare errori e risparmiare tempo nel processo di analisi e di pianificazione delle varie attività.

Nella realizzazione di un modello 231 l’utilizzo di una check list è fondamentale fin dalle prime fasi, in cui occorre definire nel dettaglio le varie attività necessarie per realizzare e completare il sistema documentale.

La check list migliore è quella che ci costruiamo direttamente sul campo, direttamente in azienda, dopo che abbiamo realizzato un’analisi prima generale poi più dettagliata delle attività da implementare.

La redazione di una check list richiede un attento lavoro in cui occorre avere una visione completa di quanto occorre fare. Per fare questo è importante utilizzare esempi o modelli già presenti sul mercato, oppure ricorrere  a software che consentono di accedere a quesiti già formulati e alle relative proposte correttive da applicare nel caso di non conformità individuate.

L’utilizzo della check list è fondamentale anche per l’attività dell’ODV, in cui periodicamente è necessario provvedere a realizzare audit interno per verificare che  il modello 231 sia conforme e perfettamente funzionante in tutte le sue funzioni.

Per realizzare una check list di lavoro è consigliabile interagire con le funzioni aziendali coinvolte nelle attività di implementazione del modello 231, in modo tale da superare anche certe difficoltà legate a un non perfetta conoscenza dei singoli processi aziendali.

Vi segnalo i nostri prodotti per realizzare check list in ambito D.lgs 231/01
_ Check list maker – è un software per realizzare un numero illimitato di check list operative.
_ Audit 231 – software per realizzare gli audit 231 da parte dell’ODV e del consulente che implementa un sistema documentale 231
_ Audit 231 corruzione software per realizzare in maniera rapida e completa l’analisi aziendale per quanto concerne i reati “Corruzione tra privati”  (art 25 Ter comma 1 D.lgs 231/01) e “Induzione indebita a dare o promettere utilità” (art 25 comma 3 D.lgs 231/01). Il software fornisce le azioni correttive da attivare per correggere gli aspetti critici presenti nella tua organizzazione.

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Case study: Valutazione del rischio e gestione dell’accesso sicuro per i macchinari dei laminatoi di prodotti lunghi

 

********* DVR DOC 2014 *******
Il software completo per realizzare la valutazione dei
rischi ai sensi del D.lgs 81/08  – Guarda il video
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HALYVOURGIKI INC. è una società di produzione dell’acciaio con sede a Elefsina (Attica, Grecia). Si estende su una superficie di 1.060.000 m2 e impiega 560 lavoratori. La capacità di produzione del laminatoio specifico della società è di 300.000 tonnellate di prodotti lunghi d’acciaio con un’ampia gamma di diametri (dagli 8 ai 20 mm). La lunghezza intera della linea di produzione è di 240 m e la superficie interessata è pari a 6480 m2. Per poter gestire i rischi sul luogo di lavoro, la società ha incaricato un consulente esterno (ERGONOMIA SA) di condurre uno studio di valutazione del rischio. Un rischio valutato come inaccettabile ha incluso mansioni da svolgere presso il laminatoio che richiedono l’accesso dei lavoratori alla linea di produzione, pertanto a zone pericolose anche in prossimità delle parti mobili dei macchinari e del percorso di spostamento del prodotto.

 

È stato messo a punto un sistema di gestione della salute e della sicurezza, che riunisce misure tecniche e organizzative per impedire l’accesso non controllato nelle aree pericolose della linea di produzione. Nello specifico, è stata installata e testata dal fabbricante e fornitore della linea di produzione una soluzione tecnica, con i seguenti principi di base:

  •        segmentazione del processo di produzione in aree particolari e determinazione dei lavori essenziali richiesti in ciascuna di essi.
  •        Isolamento delle zone pericolose tramite l’installazione di recinzioni metalliche robuste.
  •        Controllo dell’accesso e dell’uscita in ciascuna zona della linea di produzione, tramite porte di accesso dotate di blocchi elettromagnetici (protezioni e ripari), che si aprono solo tramite comandi elettronici specifici situati sui pannelli di controllo locali.

 

I risultati raggiunti sono stati i seguenti:

  •          Riduzione del rischio rilevante di un accesso fortuito o senza preavviso nelle zone pericolose della linea di produzione.
  •         Miglioramento della sensibilizzazione in materia di sicurezza e della cultura della sicurezza tramite la formazione. Non solo i lavoratori sono stati addestrati nell’utilizzo del nuovo controllo di accesso adottato ma si sono anche resi conto del rischio effettivo derivante dal mancato rispetto delle procedure di sicurezza oltre che delle ragioni che hanno condotto a tale investimento.
  •         Riduzione dello stress dei lavoratori dovuto a condizioni non note che possono provocare un incidente sul lavoro, dato che ora l’accesso è soggetto a un doppio controllo, tramite i circuiti logici specifici dei blocchi elettrici.

 

Fonte: osha.europa.eu

 

 

 

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Stress lavoro-correlato e rischi psicosociali, per l’Europa un conto salatissimo

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Affrontare lo stress lavoro-correlato e i rischi psicosociali può essere considerato costoso, ma ignorarli costa molto di più. Nei Paesi del vecchio continente almeno 20 miliardi all’anno, stando alla stima più prudente (e datata) citata nella recente relazione Calculating the cost of work-related stress and psychosocial risks dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha), che ha dedicato proprio a questi fenomeni la nuova edizione della sua campagna biennale “Ambienti di lavoro sani e sicuri”.

I calcoli della ricerca di un anno fa. Secondo un altro studio sulla salute mentale citato nella relazione, svolto nel 2013 grazie a un finanziamento dell’Unione europea, il conto annuale della depressione lavoro-correlata sarebbe, però, molto più salato. La stima è pari a ben 617 miliardi di euro all’anno ed è stata ottenuta sommando i 272 miliardi a carico dei datori di lavoro per assenteismo e presenteismo (ovvero la presenza al lavoro anche quando si è ammalati e non si può, di conseguenza, essere efficienti), i 242 miliardi di perdita di produttività, i 63 miliardi per l’assistenza sanitaria e i 39 miliardi versati dai sistemi del welfare sotto forma di rendite per disabilità.

È una delle sfide principali. Come confermano anche questi numeri, i rischi psicosociali e lo stress di origine lavorativa rappresentano una delle sfide principali con cui è necessario confrontarsi nel campo della salute e della sicurezza sul lavoro, in quanto possono avere importanti ripercussioni sulla salute delle singole persone, ma anche su quella delle imprese e delle economie nazionali. Circa la metà dei lavoratori europei considera lo stress un fenomeno comune nei luoghi di lavoro e ad esso è dovuta quasi la metà di tutte le giornate lavorative perse. Oltre ai problemi di salute mentale, i lavoratori sottoposti a stress prolungato possono infatti sviluppare gravi problemi di salute fisica, come le malattie cardiovascolari o i disturbi muscoloscheletrici.

Una revisione della letteratura disponibile. Anche se sono in aumento le prove che suggeriscono che lo stress lavoro-correlato e i rischi psicosociali comportino costi significativi, i dati che dimostrano la natura effettiva di questa zavorra finanziaria per i datori di lavoro e le società in generale rimangono per ora limitati. Di qui la decisione dell’Agenzia di Bilbao di condurre una revisione della letteratura disponibile sul costo di questi fenomeni a ogni livello – individuale, aziendale, settoriale e sociale – per discuterne la complessità e individuare le lacune esistenti.

Tracciata una mappa a pelle di leopardo. La mappa che emerge dalla relazione dell’Eu-Osha è a pelle di leopardo. I Paesi europei per cui sono riportate statistiche più o meno dettagliate relative ai costi sociali dello stress sono, infatti, soltanto otto (Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Spagna, Svizzera, Svezia, Gran Bretagna), mentre tra quelli extracontinentali sono citati i casi di Australia, Canada e Stati Uniti. Il quadro, inoltre, si fa ancora più rarefatto quando si tratta di individuare ricerche relative ai costi sostenuti a livello aziendale o settoriale.

Per ogni euro in prevenzione un beneficio di 13,6. Nella sua analisi, l’Agenzia di Bilbao si sofferma anche sulla valutazione economica degli interventi che affrontano lo stress lavoro-correlato e i rischi psicosociali, partendo dalla stima formulata nello studio Matrix del 2013 sulla salute mentale sul lavoro, secondo cui ogni euro investito in programmi di promozione e prevenzione genera nell’arco di un anno un beneficio economico pari a circa 13,6.

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Attività di demolizione dei veicoli, c’è la regola tecnica antincendio

E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, Serie Generale n.159 del 11 luglio 2014 il seguente il Decreto del Ministro dell’Interno 1 luglio 2014 su “Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio delle attivita’ di demolizioni di veicoli e simili, con relativi depositi, di superficie superiore a 3000 m². ” – Download

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Guida gratuita Igiene e sicurezza delle “casette dell’acqua”

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Sul sito del Ministero della Salute è disponibile il Manuale di corretta prassi igienica per la distribuzione di acqua affinata, refrigerata e/o gasata da unità distributive automatiche aperte al pubblico”.

 

Sono 70 pagine suddivise per capitoli, quali:

 

  • Introduzione
  • Scopo e campo di applicazione
  • Definizioni e terminologia
  • Normativa
  • Descrizione dei processi produttivi
  • Analisi dei pericoli e rischi specifici
  • Corretta prassi igienica
  • Sistema di autocontrollo
  • Igiene e formazione del personale

 

Puoi scaricarla dal seguente link

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Migliorare la comunicazione interna sulla sicurezza aziendale – Un caso pratico

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In un’azienda produttiva, dove sussisteva già un sistema sicurezza del lavoro ben organizzato, la direzione aziendale ha deciso di migliorare ulteriormente  i metodi di comunicazione.

Prima fase
Sono state realizzate alcune visite per rilevare la situazione presente, realizzando un audit  in grado di individuare eventuali punti critici e pianificare gli interventi successivi.
In particolare sono state analizzate le bacheche aziendali, strumento basilare della comunicazione diretta ai lavoratori, l’analisi delle cause degli infortuni, degli incidenti e degli eventi near miss, degli interventi in infermeria.

Seconda fase
Sono state elaborate le relative proposte di miglioramento all’RSPP e alla Direzione aziendale.

Proposte di miglioramento comunicazione
_ inserire nelle bacheche elementi visivi che richiamino la presenza di nuove comunicazioni inerenti la sicurezza del lavoro (es. una foto con didascalia che richiami un’esperienza su un near miss  o incidente accaduto)
_ riorganizzare il materiale informativo riqualificando l’ordine di pubblicazione delle pagine
_ attribuzione del compito di responsabile aggiornamento bacheca aziendale
_ riqualificazione degli indicatori di prestazione della sicurezza lavorativa, utilizzando indicatori più specifici e maggiormente legati ai comportamenti del personale
_ attivazione di una procedura che analizzi meglio le cause di infortuni così da poterle comunicare in sede di attività informative e formative.
_ migliorare la raccolta dati dei “passaggi in infermeria” in modo tale da avere una casistica più dettagliata sulle cause

 

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Inail: infortuni sul lavoro in calo, crescono malattie professionali

Calano gli infortuni sul lavoro e in particolare i casi mortali. In crescita le malattie professionali. Positivo il risultato economico-finanziario della gestione 2013. È quanto emerge dai dati Inail sull’andamento degli infortuni e delle malattie professionali insieme ai dati di bilancio in sintesi e alle prospettive future in tema di ricerca e di cambiamento della struttura organizzativa dell’Istituto presentati oggi a Montecitorio. INFORTUNI – La serie storica del numero degli infortuni conferma il trend decrescente con 695 mila le denunce presentate per gli infortuni accaduti nel 2013, in diminuzione di circa il 7% rispetto al 2012 (erano state 745 mila) e del 21% rispetto al 2009. Poco meno di 460 mila (sulle 695 mila denunce) gli infortuni riconosciuti “sul lavoro”, di cui più del 18% “fuori dell’azienda”, cioè “con mezzo di trasporto” o “in itinere”. Sono 1.175 le denunce di infortunio mortale (erano state 1.331 nel 2012) e 660 i casi accertati “sul lavoro” (di cui 376, quasi il 57%, “fuori dell’azienda”): anche se i 36 casi ancora in istruttoria fossero tutti riconosciuti “sul lavoro”, si avrebbe una riduzione del 17% rispetto al 2012 e del 32% rispetto al 2009. Raggiungono gli 11,5 milioni circa le giornate di inabilità – con costo a carico dell’Inail – causate dagli infortuni sul lavoro; in media, 81 giorni per infortuni che hanno provocato menomazione, 20 giorni in assenza di menomazione. L’indice di sinistrosità mostra un andamento lievemente decrescente per gli infortuni sul lavoro accaduti negli anni 2009-2011, verso il livello di 2,4 ogni 100 addetti esposti al rischio per un anno; i casi mortali si mantengono minori di 4 ogni 100.000 addetti.

MALATTIE PROFESSIONALI – La serie storica del numero delle malattie professionali fa registrare un andamento crescente: 51.900 circa le denunce di malattie presentate nel 2013 (erano state 46.283 nel 2012), con un aumento di poco più del 47% rispetto al 2009. Ne è stata riconosciuta la causa professionale al 38%, circa il 3% è ancora “in istruttoria”. È importante notare che le denunce riguardano le malattie e non i soggetti ammalati, che sono circa 39 mila e 300; il 41,9% per causa professionale riconosciuta. Sono 1.475 i lavoratori deceduti con riconoscimento di malattia professionale (quasi il 33% in meno rispetto al 2009), di cui 376 per patologie asbesto-correlate protocollate nell’anno (il 98,4% nel settore “industria e servizi”). L’analisi per classi di età mostra che il 62% dei casi è con età al decesso maggiore di 74 anni. RISULTATI FINANZIARI ED ECONOMICI – I principali dati del preconsuntivo 2013 indicano entrate di competenza per 10 miliardi e 111 milioni di euro (con un decremento prossimo al 5% delle entrate contributive rispetto al 2012) e uscite di competenza per poco meno di 9 miliardi e mezzo (con prestazioni istituzionali in lievissima diminuzione rispetto all’anno precedente): il risultato finanziario è quindi positivo (719 milioni). L’eccedenza delle entrate contributive sulle uscite istituzionali si è mantenuta intorno ai 2 miliardi e mezzo, con valori in linea con quelli del 2012; il risultato economico si è stabilizzato vicino al miliardo e ciò ha migliorato il risultato patrimoniale, giunto a 5.017 milioni di euro. Le riserve tecniche ammontano a circa 27 miliardi.

PROSPETTIVE – L’organizzazione digitale – “Nel 2013 l’Inail ha avviato il piano di cambiamento della struttura organizzativa. Il cambiamento di denominazione e di ruolo della Direzione Servizi informativi e telecomunicazioni – ha sottolineato il Presidente – è emblematico. Abbiamo tentato con la nuova denominazione Organizzazione digitale di dare il messaggio che oggi l’organizzazione, e quella dell’Inail in particolare – per essere efficace – si deve fare con consapevolezza informatica; che c’è urgenza di ridisegnare i processi del lavoro amministrativo e tecnico su base tecnologica, conoscendo però la tecnologia per ben utilizzarla; che per decidere e tener sotto controllo gli esiti delle decisioni – per eventualmente correggerle – bisogna garantire la qualità dei dati e l’accesso veloce alle informazioni; che c’è bisogno di controllo continuo, e indipendente dalla tecnostruttura, sulla formalizzazione e sulla compliance dei processi; e che le tecniche di controllo non possono più essere quelle della cultura burocratica tradizionale”.

GLI “OPEN DATA” – Nel 2013 l’Inail ha aperto nel portale la sezione “open data”. Sono disponibili, con cadenza semestrale, le serie storiche quinquennali dei dati sui singoli casi di infortunio (corredati con il “modello di lettura”, il vocabolario, e dall’insieme delle tabelle di sintesi); e, con cadenza mensile, i dati sulle denunce d’infortunio, garantendo il confronto con gli andamenti di periodo dell’anno precedente. Entro l’anno saranno pubblicati i dati delle malattie professionali, come annunciato nell’«Agenda nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico 2014» (nella sezione welfare). E’ stato definito il programma di lavoro sulla valutazione economica di infortuni e malattie; “è un passo importante – ha segnalato il Presidente – perché strettamente collegato all’impegno di revisione dei premi e delle prestazioni richiesto nella ‘legge di stabilità’”. La ricerca – Il Centro protesi di Vigorso di Budrio continua a seguire percorsi di eccellenza, innovando lo schema organizzativo nella logica della “collaborazione in rete”. Sono stati avviati tre progetti di collaborazione che si collocano sulla frontiera della ricerca (a livello internazionale), sulla robotica ad alta tecnologia. Il progetto con l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova è finalizzato allo sviluppo di un esoscheletro motorizzato per la deambulazione di soggetti paraplegici e allo sviluppo di una protesi mano/polso. La collaborazione con l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore S. Anna di Pisa porterà alla realizzazione di un prototipo di falange (del dito della mano) in grado di restituire sensibilità tattile all’arto amputato. Il progetto con l’Università Campus Biomedico di Roma svilupperà un sistema di controllo della protesi di arto superiore con interfacce neurali invasive.

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Formazione, informazione e comunicazione nel modello 231

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L’attività di formazione, informazione e comunicazione rivolta a tutto il personale aziendale è fondamentale per la prevenzione dei reati D.lgs 231/01.
L’efficace applicazione del modello organizzativo esige che tutti i soggetti dell’azienda/ente, siano informati di tutta una serie di aspetti del modello medesimo, degli elementi e dei contenuti che lo compongono e infine delle finalità della sua applicazione e introduzione in azienda.

La comunicazione riguarda la trasmissione delle informazioni generali del modello a tutto il personale dell’ente, con l’obiettivo che i destinatari acquisiscano piena consapevolezza dell’esistenza, caratterisitche e finalità del modello.

Altresì importante è il flusso informativo che giunge dal personale dell’ente all’organismo di vigilanza.

La formazione deve essere indirizzata ai soggetti delle aree a rischio, ragione per cui è importante prevedere un programma didattico diversificato in base ai destinatari, ai livelli di responsabilità e al livello/tipo di rischio di ognuno.

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Agenda di lavoro ODV 231


Il pacchetto software completo per
gestire l’attività dell’organismo di vigilanza 231

Al momento del suo insediamento, l’Organismo di Vigilanza deve verificare la presenza di documentazioni, l’avvio di attività e quant’altro necessario a garantire un regolare adempimento del mandato. Ecco un breve elenco delle attività iniziali dell’OdV.

  • Verifica delibere del CDA in merito a: Approvazione del Modello Organizzativo nel suo ultimo aggiornamento e Nomina dell’Organismo di Vigilanza
  • Verifica della messa a disposizione del Modello Organizzativo approvato ai destinatari: disponibilità nella rete informatica aziendale o pubblicazione sull’intranet aziendale o distribuzione cartacea documentata
  • Verifica dell’avvenuta effettuazione e registrazione delle attività formative ai destinatari; eventuale programmazione di attività formative mancanti
  • Verifica di adeguatezza del Modello Organizzativo. Su questo punto occorre una precisazione: non è opportuna la messa in discussione a priori dell’adeguatezza e dell’efficacia del Modello da parte dell’OdV, in quanto sarà l’attività di vigilanza a poterla sancire con certezza.
  • E’ invece necessario, già in sede preliminare, verificare l’adeguatezza in termini di verifica della presenza di una corretta mappatura dei rischi, di completezza della documentazione, di aggiornamento rispetto a nuovi reati introdotti posteriormente alla redazione del Modello
  • Verifica di eventuali attività (parti di Modello, procedure sottostanti, aspetti operativi) ancora da completare e definizione di una tempistica di implementazione concordata con il CDA/Direzione
  • Pianificazione di un incontro per conoscenza/informazione con gli altri organi di controllo societario (collegio sindacale, società di revisione, ecc.)
  • Verifica attivazione casella di posta elettronica o cartacea dedicata alle segnalazioni all’OdV
  • Verifica esistenza o predisposizione di una tabella riepilogativa delle comunicazioni tra l’ODV e le diverse funzioni aziendali responsabili dei processi
  • Elaborazione e discussione del Regolamento dell’OdV, se previsto, e modulistica correlata (per la pianificazione e la registrazione delle vigilanze)
  • Identificazione tenutario e luogo per gli archivi di lavoro dell’OdV
  • Valutazione delle criticità ed elaborazione del calendario delle verifiche

Fonte: Addconsulting.it – Bologna

 

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